La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Sindaco sottoposto alla misura del divieto di dimora nel territorio comunale. L'amministratore era accusato di abuso d'ufficio per aver assunto un collaboratore già condannato per lo stesso reato, violando le norme anticorruzione. La difesa sosteneva l'illegittimità del divieto di dimora poiché produceva effetti simili alla sospensione dall'ufficio elettivo, vietata come misura interdittiva. La Suprema Corte ha chiarito che le misure coercitive personali, come il divieto di dimora, possono essere legittimamente applicate anche a chi ricopre cariche elettive. Escludere tali soggetti violerebbe il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Di conseguenza, il Sindaco rimane soggetto alla misura cautelare e deve pagare le spese processuali.
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