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Valore in dogana e royalties: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione interviene sul tema del valore in dogana, stabilendo che le royalties pagate per l’utilizzo di un marchio su merci importate devono essere incluse nella base imponibile se il titolare del marchio esercita un controllo, anche di fatto, sul produttore o sull’importatore. Secondo la Corte, se tale controllo è tale che la vendita non avverrebbe senza il pagamento delle royalties, queste costituiscono una ‘condizione di vendita’. La sentenza di merito, che aveva escluso tale inclusione, è stata cassata con rinvio per un nuovo esame basato su questi principi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 31013 Anno 2023
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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Valore in dogana e Royalties: La Cassazione detta le regole

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali sulla determinazione del valore in dogana delle merci importate, in particolare quando sono coinvolti pagamenti di royalties per l’utilizzo di un marchio. La decisione sottolinea come il ‘controllo’ esercitato dal titolare del marchio sul produttore sia l’elemento chiave per stabilire se tali costi debbano essere inclusi nella base imponibile per i dazi doganali. Questa pronuncia ha implicazioni significative per tutte le aziende che importano prodotti su licenza.

I Fatti del Caso: L’Importazione e la Controversia sulle Royalties

Il caso ha origine da un accertamento dell’Agenzia delle Dogane nei confronti di una società italiana importatrice di giocattoli. La società importava merce da una sua consociata asiatica, pagando royalties a una terza entità (la licenziante) per l’utilizzo di un marchio sui prodotti. L’Agenzia sosteneva che il valore dichiarato in dogana fosse inferiore a quello reale, poiché non includeva le royalties corrisposte.

Secondo l’amministrazione finanziaria, il pagamento di tali royalties costituiva una ‘condizione di vendita’ essenziale, e pertanto doveva essere sommato al prezzo di transazione per determinare il corretto valore in dogana. Le commissioni tributarie di primo e secondo grado avevano dato ragione alla società, ritenendo che l’Agenzia non avesse provato l’esistenza di un potere di controllo, diretto o indiretto, del titolare del marchio sul produttore della merce. L’Agenzia ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione della Cassazione sul Valore in Dogana

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane, cassando la sentenza della Commissione tributaria regionale e rinviando la causa per un nuovo esame. I giudici di legittimità hanno ritenuto che il giudice di merito abbia errato nel non applicare correttamente i principi derivanti dalla normativa comunitaria e dalla giurisprudenza europea in materia di valore in dogana.

Il punto centrale della decisione è la corretta interpretazione del concetto di ‘condizione di vendita’. La Corte ha chiarito che non è necessario un controllo formale o societario, ma è sufficiente un controllo di fatto, ampio e pervasivo, che renda il pagamento delle royalties un elemento imprescindibile della transazione commerciale.

Le Motivazioni: Quando le Royalties sono ‘Condizione di Vendita’

La Corte ha spiegato che, per stabilire se le royalties debbano essere aggiunte al prezzo della merce, occorre verificare se il venditore sarebbe disposto a vendere i beni anche senza il pagamento del corrispettivo per la licenza. Se la risposta è negativa, allora il pagamento è una ‘condizione di vendita’.

Questo si verifica quando la persona legata al venditore (in questo caso, la licenziante) esercita un controllo tale da garantire che l’importazione sia subordinata al versamento delle royalties. Il concetto di ‘controllo’ è stato interpretato in senso molto ampio e include la capacità di esercitare, di diritto o di fatto, un potere di costrizione o di orientamento. La Corte ha elencato numerosi indicatori di controllo, tra cui:

  • La scelta del produttore imposta all’acquirente.
  • Il controllo di fatto sulla produzione (metodi, centri produttivi).
  • Il controllo sulla logistica e sulla consegna delle merci.
  • La facoltà di decidere a chi il produttore può vendere.
  • La definizione dei prezzi di vendita e di rivendita.
  • La scelta dei materiali e dei fornitori.
  • La limitazione delle quantità producibili.
  • Il divieto per il produttore di realizzare prodotti concorrenti senza consenso.

Il giudice regionale, secondo la Cassazione, non ha considerato gli elementi probatori forniti dall’Agenzia che dimostravano proprio questo tipo di controllo (approvazione dei campioni, degli imballaggi, poteri ispettivi, etc.), limitandosi a un’affermazione generica e tautologica sull’assenza di prove.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza rafforza un principio fondamentale del diritto doganale: il valore da dichiarare deve riflettere il reale valore economico della merce, includendo tutti i fattori economicamente rilevanti. Per le aziende importatrici, la sentenza rappresenta un monito a esaminare con attenzione la struttura dei propri contratti di licenza e delle filiere produttive. Non è sufficiente separare formalmente il pagamento della merce da quello delle royalties; ciò che conta è la sostanza economica dei rapporti.

Se il titolare del marchio esercita un controllo significativo sulla produzione o sulla catena di fornitura, il rischio che le royalties vengano considerate parte integrante del valore in dogana è molto elevato. Le imprese dovranno quindi valutare attentamente i loro assetti contrattuali per garantire la conformità alla normativa doganale ed evitare costose rettifiche e sanzioni.

Quando le royalties pagate per un marchio devono essere incluse nel valore in dogana di un prodotto importato?
Le royalties devono essere incluse nel valore in dogana quando il loro pagamento costituisce una ‘condizione di vendita’ della merce. Questo si verifica se il venditore non venderebbe la merce senza che l’acquirente paghi anche le royalties, a causa del controllo esercitato dal titolare del marchio sul processo produttivo o di vendita.

Cosa si intende per ‘controllo’ del titolare del marchio sul produttore ai fini del valore in dogana?
Per ‘controllo’ si intende la capacità, di diritto o di fatto, di esercitare un potere di costrizione o di orientamento sul produttore. Questo può manifestarsi in vari modi, come imporre la scelta del produttore, controllare i metodi di produzione, approvare i campioni, definire i prezzi o limitare a chi possono essere vendute le merci.

Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane, annullando (cassando) la sentenza precedente. Ha rinviato il caso alla Corte di giustizia tributaria di II grado della Lombardia, la quale dovrà riesaminare la questione attenendosi ai principi stabiliti dalla Cassazione, ovvero valutando attentamente tutti gli indizi del controllo esercitato dalla licenziante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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