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Tremonti ambientale: la prova dell’investimento

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società contribuente a beneficiare della Tremonti ambientale per un impianto fotovoltaico realizzato tra il 2010 e il 2011. L’Agenzia fiscale aveva contestato la fruizione del beneficio tramite dichiarazione integrativa, sostenendo la mancanza di prove sui requisiti sostanziali e l’inidoneità di una perizia tecnica non asseverata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la documentazione prodotta, comprensiva di fatture, bilanci e perizia tecnica, costituisce prova idonea del sostenimento dei costi e del possesso dei requisiti, specialmente se l’ufficio non contesta nel merito il contenuto tecnico dei documenti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 2699 Anno 2026
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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Tremonti ambientale: come provare il diritto all’agevolazione

Il tema della Tremonti ambientale continua a essere al centro del dibattito giurisprudenziale, specialmente per quanto riguarda gli investimenti in impianti fotovoltaici. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini dell’onere probatorio a carico delle imprese che intendono beneficiare della detassazione per investimenti ambientali.

Il caso: impianto fotovoltaico e detassazione

Una società contribuente ha realizzato, negli anni 2010 e 2011, un investimento per un impianto fotovoltaico, accedendo al cosiddetto II Conto Energia. Successivamente, ha presentato istanza per il riconoscimento della Tremonti ambientale, procedendo alla rigenerazione dei modelli dichiarativi tramite dichiarazione integrativa a favore per far emergere le perdite fiscali derivanti dall’agevolazione.

L’amministrazione finanziaria ha tuttavia disconosciuto tali perdite, emettendo cartelle di pagamento basate sulla presunta mancanza di prova dei requisiti sostanziali. La controversia si è spostata nelle aule di giustizia, dove sia la CTP che la CTR hanno dato ragione all’impresa, portando l’Agenzia fiscale a ricorrere in Cassazione.

La decisione della Suprema Corte sulla Tremonti ambientale

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell’amministrazione. Il punto centrale della decisione riguarda l’efficacia probatoria della documentazione prodotta dalla società. Secondo i giudici, l’impresa ha assolto correttamente l’onere della prova presentando un set documentale completo: fatture rintracciabili, libri contabili, convenzioni con il GSE, bilanci e una perizia tecnica di parte.

La validità della perizia non asseverata

Un aspetto di grande rilievo riguarda la contestazione dell’Agenzia sulla mancata asseverazione della perizia tecnica. La Corte ha stabilito che la mancanza di asseverazione non pregiudica l’efficacia probatoria del documento, specialmente se l’ufficio fiscale si limita a una contestazione formale senza entrare nel merito della correttezza delle valutazioni tecniche espresse dall’esperto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio della pronuncia implicita e sulla valutazione complessiva del materiale probatorio. La CTR aveva correttamente individuato nella società il soggetto titolare dei requisiti, avendo questa documentato il sostenimento effettivo dei costi. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato come l’Agenzia fiscale non avesse fornito prove contrarie idonee a scardinare la ricostruzione dei fatti operata nei gradi di merito. Il ricorso è stato giudicato in parte inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto l’amministrazione non ha riprodotto i passaggi della perizia che riteneva inidonei, impedendo alla Corte un vaglio critico.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte confermano che, per l’accesso alla Tremonti ambientale, la sostanza prevale sulla forma. Se l’investimento è reale, documentato e i costi sono certi, l’amministrazione non può negare il beneficio basandosi su mere eccezioni procedurali o formali. Per le imprese, questo significa che una corretta tenuta della documentazione contabile e tecnica è lo scudo più efficace contro le pretese del fisco, garantendo la stabilità degli incentivi legati alla transizione energetica.

Una perizia tecnica non asseverata è valida per il fisco?
Sì, la mancata asseverazione non toglie valore probatorio al documento se l’Agenzia delle Entrate non contesta specificamente nel merito i contenuti tecnici della perizia stessa.

Quali documenti servono per provare l’investimento ambientale?
È fondamentale produrre fatture con pagamenti rintracciabili, libri contabili, bilanci, convenzioni con il GSE e una perizia tecnica che descriva le caratteristiche dell’impianto.

Si può recuperare l’agevolazione con una dichiarazione integrativa?
Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore per indicare le perdite fiscali derivanti dalla detassazione ambientale non computata in precedenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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