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Tassazione rimborsi chilometrici: la decisione

La Corte di Cassazione ha stabilito che i rimborsi spese per il raggiungimento della sede di lavoro dalla residenza (rimborso spese di accesso) hanno natura retributiva. A differenza dell’indennità di trasferta, che compensa uno spostamento temporaneo nell’interesse del datore, il rimborso per il tragitto ordinario casa-lavoro rientra nel reddito imponibile. Pertanto, la tassazione rimborsi chilometrici è legittima secondo il principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 5313 Anno 2026
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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Tassazione rimborsi chilometrici: la parola della Cassazione

Il tema della tassazione rimborsi chilometrici è spesso al centro di accesi dibattiti tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: quando il rimborso spese per il viaggio può essere considerato esente e quando invece deve essere tassato come normale stipendio.

Nel caso specifico, un medico specialista ambulatoriale aveva richiesto il rimborso dell’IRPEF trattenuta sulle somme ricevute come “rimborso spese di viaggio” per il tragitto dalla propria residenza alla sede di lavoro situata in un comune diverso. La questione centrale riguardava la natura di tali somme: ristoro di una spesa (esente) o integrazione dello stipendio (tassabile)?

Fatti del caso e tassazione rimborsi chilometrici

Inizialmente, la Commissione Tributaria Provinciale aveva rigettato il ricorso del medico, ritenendo le somme imponibili. Tuttavia, in secondo grado, la Commissione Tributaria Regionale aveva ribaltato il giudizio, sostenendo che il rimborso avesse una funzione puramente restitutoria e di ripristino del patrimonio del medico, non essendo quindi assimilabile alla retribuzione.

L’Agenzia delle Entrate ha dunque impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, denunciando la violazione delle norme che regolano il reddito da lavoro dipendente. Secondo il fisco, i rimborsi per il tragitto casa-lavoro non possono godere delle esenzioni previste per le trasferte, poiché non si tratta di spostamenti temporanei richiesti dal datore di lavoro per esigenze di servizio in luoghi diversi dalla sede abituale.

La decisione sulla tassazione rimborsi chilometrici

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza d’appello. I giudici hanno chiarito che esiste una differenza ontologica tra l’indennità di trasferta e il rimborso spese di accesso.

Trasferta vs Rimborso di Accesso

L’indennità di trasferta, parzialmente esente, presuppone che il lavoratore venga inviato temporaneamente a svolgere la propria attività in un luogo diverso da quello ordinario. In questo caso, lo spostamento avviene nell’interesse esclusivo del datore di lavoro. Al contrario, il rimborso per raggiungere la sede di lavoro dalla propria abitazione riguarda una scelta logistica del lavoratore (dove risiedere) e uno spostamento finalizzato alla prestazione ordinaria.

Il principio di onnicomprensività

La Corte ha richiamato il principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente, stabilito dall’Art. 51 del TUIR. Tale principio prevede che tutte le somme percepite in relazione al rapporto di lavoro, a qualunque titolo, siano soggette a tassazione, a meno che non rientrino in specifiche deroghe tassativamente indicate dalla legge.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’assenza, nel caso del medico ambulatoriale, del requisito del “mutamento temporaneo del luogo di esecuzione della prestazione”. Trattandosi di un incarico svolto stabilmente in una sede, seppur diversa dal comune di residenza, il rimborso chilometrico percepito per ogni accesso non mira a compensare un disagio eccezionale o un ordine di servizio temporaneo, ma rifonde una spesa connessa alla mobilità ordinaria del lavoratore. Di conseguenza, tale somma deve essere ricompresa tra le voci attive del reddito e assoggettata a prelievo fiscale.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza afferma che il rimborso spese di accesso non ha natura risarcitoria. Nonostante la modalità di calcolo sia parametrata al chilometraggio effettivo e al costo del carburante, la sua funzione rimane quella di integrare il trattamento economico del lavoratore. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la richiesta di rimborso del contribuente, confermando che la tassazione rimborsi chilometrici per il tragitto casa-lavoro è pienamente legittima e coerente con l’attuale quadro normativo tributario.

Il rimborso chilometrico per il tragitto casa-lavoro è esente da tasse?
No, secondo la Cassazione il rimborso spese per raggiungere la sede ordinaria di lavoro dalla propria residenza ha natura retributiva e concorre alla formazione del reddito imponibile.

Qual è la differenza fiscale tra indennità di trasferta e rimborso di accesso?
L’indennità di trasferta riguarda spostamenti temporanei ordinati dal datore e gode di esenzioni parziali, mentre il rimborso di accesso riguarda il tragitto abituale casa-lavoro ed è integralmente tassato.

Un medico specialista può chiedere il rimborso IRPEF sui rimborsi viaggio?
In base a questo orientamento no, poiché le somme percepite per gli spostamenti verso l’ambulatorio di sede sono considerate parte del reddito di lavoro dipendente soggetto a imposizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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