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Tassazione per enunciazione: il Notaio perde contro il Fisco

Un Notaio ha impugnato l’avviso di liquidazione con cui l’Agenzia delle Entrate ha richiesto l’imposta di registro per l’enunciazione di un finanziamento soci non registrato all’interno di un atto di scissione societaria. Il professionista sosteneva che mancasse l’identità tra le parti dei due atti, poiché il socio finanziatore originario era diverso dall’attuale socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della tassazione per enunciazione. I giudici hanno chiarito che il concetto tributario di parte ha un valore sostanziale e non strettamente civilistico. Poiché gli effetti del finanziamento e della scissione coinvolgevano gli stessi soggetti, sussiste l’identità soggettiva richiesta dalla legge. Il Notaio perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 17920 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Tributaria

La tassazione per enunciazione negli atti societari

La registrazione di un atto societario può riservare sorprese fiscali inaspettate per i contribuenti e per i professionisti incaricati della sua redazione. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico riguardante la tassazione per enunciazione applicata a un finanziamento soci non registrato. Questa particolare forma di imposizione scatta quando un atto scritto menziona un precedente accordo verbale o scritto che non è stato ancora registrato presso l’Agenzia delle Entrate. La legge impone il pagamento dell’imposta anche per l’atto enunciato se tra le parti dei due atti vi è una sostanziale identità soggettiva.

Il caso concreto dell’atto di scissione

La vicenda nasce da un atto di scissione societaria redatto da un Notaio. All’interno di questo documento le parti hanno menzionato l’esistenza di un precedente finanziamento soci da rimborsare. L’Agenzia delle Entrate ha rilevato questa menzione e ha emesso un avviso di liquidazione per recuperare l’imposta di registro relativa al finanziamento. Il Notaio ha impugnato l’atto impositivo sostenendo che non vi fosse identità tra i soggetti firmatari della scissione e quelli del finanziamento originario. Secondo la tesi del professionista, la diversità fisica tra il socio finanziatore originario e l’attuale socio escludeva l’applicazione della tassa. I giudici di merito hanno rigettato il ricorso del professionista in entrambi i gradi di giudizio. Il Notaio ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento della decisione.

Il concetto di parte nel diritto tributario

La questione centrale della controversia riguarda l’interpretazione del termine parte utilizzato dalla normativa sull’imposta di registro. Nel diritto civile la parte rappresenta il centro di imputazione degli effetti contrattuali in senso formale. Il diritto tributario gode invece di una propria autonomia interpretativa rispetto alle categorie civilistiche. Ai fini fiscali il termine deve essere inteso in senso lato e sostanziale. Non occorre che i soggetti abbiano partecipato all’atto originario in veste di contraenti formali. È sufficiente che essi siano coinvolti negli effetti economici e giuridici prodotti dall’atto di emersione. La ratio di questa regola risiede nella necessità di evitare che un contribuente subisca un prelievo fiscale per condotte del tutto estranee alla sua sfera d’azione. Quando vi è un coinvolgimento diretto negli effetti dell’atto, la tassazione risulta pienamente legittima.

Le motivazioni della Cassazione sulla tassazione per enunciazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del professionista confermando la legittimità della tassazione per enunciazione per diverse ragioni logiche e giuridiche. I giudici hanno evidenziato che l’atto di scissione è stato sottoscritto dal socio unico che era anche il creditore del finanziamento enunciato. La scissione ha comportato il trasferimento del debito dalla società originaria alla società di nuova costituzione. Questo meccanismo ha modificato il soggetto debitore nei confronti del socio creditore. Di conseguenza, tutte le parti coinvolte nella scissione erano pienamente interessate anche dal rapporto di finanziamento. La Cassazione ha chiarito che l’identità delle parti deve essere valutata in una dimensione dinamica. Le vicende circolatorie del credito o le modifiche soggettive dei soci non interrompono il legame fiscale tra i due atti. Rileva esclusivamente la titolarità del rapporto giuridico al momento in cui avviene l’enunciazione nell’atto registrato.

Le conclusioni sulla legittimità della tassazione per enunciazione

La decisione della Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro per la gestione dei passaggi societari e dei finanziamenti interni. Il ricorso del Notaio è stato definitivamente rigettato e il professionista è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate. La pronuncia conferma che la tassazione per enunciazione opera anche in presenza di modifiche nella compagine sociale se permane la titolarità sostanziale del rapporto di debito o credito. I contribuenti devono prestare la massima attenzione quando inseriscono riferimenti a vecchi accordi non registrati all’interno di nuovi atti notarili. La menzione di un finanziamento soci non registrato all’interno di una scissione comporta l’applicazione automatica dell’imposta di registro. Questa sentenza rafforza il potere di controllo del fisco e impone una pianificazione fiscale estremamente rigorosa per evitare doppie imposizioni impreviste.

Quando si applica la tassazione per enunciazione a un finanziamento soci?
Questa tassazione si applica quando un finanziamento soci non registrato viene menzionato all’interno di un nuovo atto scritto, come una scissione societaria, a condizione che vi sia identità soggettiva tra le parti dei due atti.

Cosa si intende per identità delle parti ai fini dell’imposta di registro?
Nel diritto tributario il concetto di parte ha un significato sostanziale e non strettamente contrattuale, per cui l’identità sussiste se i soggetti coinvolti subiscono gli effetti economici e giuridici di entrambi gli atti.

Chi deve pagare l’imposta di registro in caso di enunciazione in un atto notarile?
L’obbligo di pagamento ricade sulle parti che registrano l’atto enunciante, le quali rispondono in solido con il professionista rogante per le imposte dovute all’Agenzia delle Entrate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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