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Royalties e valore in dogana: perché i dazi si pagano sul marchio

L’Agenzia delle Dogane ha rettificato il valore di importazione di alcuni beni di lusso, ritenendo che i diritti di licenza (royalties) pagati dall’importatore alla società titolare del marchio dovessero essere inclusi nel calcolo del dazio. La società importatrice sosteneva invece l’esclusione di tali somme dal valore imponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le royalties concorrono a determinare il valore in dogana delle merci quando il loro pagamento costituisce una condizione di vendita e il titolare del marchio esercita un controllo di fatto sulla produzione dei fornitori terzi. Di conseguenza, l’importatore deve pagare i maggiori dazi accertati.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 16110 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Come si calcola il valore in dogana delle merci importate

Quando un’azienda importa merci da paesi fuori dall’Unione Europea, deve dichiarare il corretto valore in dogana per il calcolo dei dazi. Questo valore non corrisponde sempre e solo al prezzo pagato al produttore estero. La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa questione legata all’importazione di beni di lusso. L’Agenzia delle Dogane ha contestato a una nota società di moda la mancata inclusione dei diritti di licenza, comunemente chiamati royalties, nel calcolo della base imponibile doganale. La decisione chiarisce regole fondamentali per le imprese che operano nel commercio internazionale.

Il caso delle royalties pagate per i marchi famosi

La vicenda nasce da un controllo doganale su diverse importazioni di abbigliamento e accessori di lusso. L’importatore italiano acquistava i prodotti finiti da fabbricanti situati in paesi extra-UE. Allo stesso tempo, l’importatore pagava consistenti diritti di licenza a una società consociata con sede in Lussemburgo, titolare esclusiva del marchio. Al momento del passaggio in dogana, l’importatore dichiarava come valore imponibile solo il prezzo di acquisto della merce pagato ai produttori terzi. L’Agenzia delle Dogane ha invece ritenuto che anche le royalties dovessero essere sommate a quel prezzo, emettendo di conseguenza pesanti avvisi di rettifica per recuperare i maggiori dazi non versati. L’ufficio doganale ha rilevato che il pagamento dei diritti di licenza era un elemento essenziale per poter immettere i prodotti sul mercato europeo.

Quando il controllo sulla produzione diventa decisivo

La normativa europea stabilisce che i diritti di licenza devono essere aggiunti al prezzo delle merci se sono riferiti ai beni da valutare e se il loro pagamento rappresenta una condizione di vendita. Nel caso specifico, l’importatore sosteneva che i produttori terzi erano soggetti del tutto indipendenti. Secondo questa tesi, i produttori non imponevano affatto il pagamento delle royalties come condizione per vendere la merce. Tuttavia, l’analisi dei contratti ha rivelato una realtà diversa. La società lussemburghese titolare del marchio esercitava un controllo totale e pervasivo sull’intera filiera produttiva. Questa influenza andava ben oltre il semplice controllo di qualità dei prodotti, poiché determinava le scelte logistiche e organizzative dei fornitori.

Le motivazioni: la rettifica del valore in dogana

Nelle motivazioni della decisione sul valore in dogana, i giudici della Suprema Corte hanno confermato la legittimità del recupero daziario operato dall’amministrazione finanziaria. La Corte ha spiegato che il controllo esercitato dal titolare del marchio sui produttori terzi era talmente stretto da configurare una produzione sotto dettatura. Il licenziante approvava i nominativi dei fornitori, stabiliva le specifiche tecniche e tecnologiche e interveniva direttamente nella determinazione dei prezzi di vendita e rivendita. Questo legame contrattuale e societario dimostra che i produttori non avrebbero mai potuto vendere i beni all’importatore senza il preventivo consenso del titolare del marchio, subordinato al pagamento delle royalties. Di conseguenza, tali pagamenti costituivano una vera e propria condizione di vendita e dovevano confluire nel calcolo imponibile.

Le conclusioni: l’impatto della sentenza sul valore in dogana

Nelle conclusioni sul caso del valore in dogana, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso presentato dall’importatore. Questa decisione comporta l’obbligo per la società di pagare integralmente i maggiori dazi doganali richiesti dall’Agenzia delle Dogane, oltre alle spese del giudizio di legittimità quantificate in seimila euro. La sentenza lancia un messaggio chiaro a tutte le imprese multinazionali che utilizzano strutture societarie estere per la gestione dei marchi. I giudici tributari e le autorità doganali possono analizzare la sostanza economica dei rapporti contrattuali per verificare se i flussi finanziari legati alle royalties siano strettamente connessi alle merci importate. Se esiste un controllo di fatto sulla produzione, l’esclusione delle royalties dalla dichiarazione doganale risulta illegittima.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore in dogana?
Le royalties vanno incluse se si riferiscono direttamente alle merci importate e se il loro pagamento rappresenta una condizione essenziale per la vendita delle merci stesse.

Cosa si intende per controllo del licenziante sulla produzione?
Si verifica quando il titolare del marchio stabilisce le specifiche tecniche dei prodotti, approva i fornitori e decide i prezzi di vendita, limitando la libertà di scelta dell’importatore.

Quali sono le conseguenze se si escludono erroneamente le royalties dai dazi?
L’Agenzia delle Dogane può emettere avvisi di rettifica per recuperare i dazi non versati, applicando sanzioni e interessi sull’importo dovuto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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