Riduzione TARI: la tassa è dovuta anche se il Comune non raccoglie i rifiuti?
La questione della Riduzione TARI rappresenta uno dei temi più dibattuti nel diritto tributario locale, specialmente quando il cittadino o l’impresa si trovano a dover gestire autonomamente lo smaltimento dei rifiuti a causa di inefficienze comunali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sulla natura di questo tributo e sulle tutele previste per il contribuente.
Il caso: mancata raccolta e smaltimento in proprio
La vicenda trae origine dal ricorso di una società concessionaria per la riscossione contro un consorzio di un centro commerciale. Il consorzio lamentava l’assenza del servizio di raccolta pubblica nella zona in cui operava, circostanza che lo obbligava a rivolgersi a operatori privati con costi aggiuntivi. I giudici di secondo grado avevano inizialmente dato ragione al contribuente, ritenendo che la tassa non fosse dovuta affatto in assenza di un servizio regolare e strutturato.
La natura giuridica della TARI
Per comprendere la decisione è necessario analizzare la natura della TARI. A differenza di una tariffa puntuale, la TARI è un tributo e non un prezzo per un servizio reso. Il presupposto impositivo è la semplice occupazione o detenzione di locali ed aree scoperte operative. Non esiste un rapporto sinallagmatico (di scambio diretto) tra il pagamento e l’effettiva fruizione del servizio da parte del singolo utente.
Riduzione TARI: le tutele previste dalla legge
Il legislatore, consapevole che il servizio potrebbe non essere sempre efficiente, ha previsto delle riduzioni tecniche obbligatorie. Secondo l’art. 1 della Legge 147/2013, se il servizio di gestione dei rifiuti non viene svolto o viene effettuato in grave violazione della disciplina, la tassa è dovuta nella misura massima del 20%. Se invece il punto di raccolta è distante dall’immobile, la riduzione può arrivare fino al 40%.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha accolto il ricorso della concessionaria sottolineando che il mancato svolgimento del servizio non esenta mai totalmente dal pagamento. La Riduzione TARI al 20% si applica ope legis, ovvero per forza di legge, ogni volta che si verifica un’interruzione o un’assenza del servizio, senza che rilevi se tale mancanza sia transitoria o strutturale. L’errore dei giudici di merito è stato considerare la tassa come un corrispettivo: se il servizio manca, il presupposto del tributo (la potenzialità di produrre rifiuti) rimane comunque valido, ma il prelievo deve essere drasticamente ridotto per compensare il disservizio e i costi sostenuti dal privato.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha stabilito che il contribuente non può sottrarsi al pagamento della TARI adducendo di non voler o non poter usare il servizio pubblico. Tuttavia, ha il diritto inalienabile di pagare solo una quota minima (il 20%) della tariffa ordinaria qualora dimostri che il Comune non ha istituito o non ha garantito la raccolta nella zona di riferimento. Questa decisione bilancia l’esigenza dell’ente pubblico di finanziare un servizio indivisibile con il diritto del cittadino a non essere gravato da costi per prestazioni mai ricevute.
Posso smettere di pagare la TARI se il Comune non raccoglie i rifiuti davanti alla mia attività?
No, la tassa è comunque dovuta per il solo fatto di occupare l’immobile, ma hai diritto a una riduzione della tariffa fino all’80 per cento del totale.
La riduzione della TARI per disservizio deve essere richiesta ogni anno?
Le riduzioni tecniche per mancato svolgimento del servizio si applicano automaticamente per legge se sussistono le condizioni oggettive, ma spetta al contribuente provarne l’esistenza.
Cosa succede se smaltisco i rifiuti tramite una ditta privata perché il servizio pubblico è assente?
Il contribuente rimane obbligato al pagamento della TARI in misura ridotta al 20 per cento, poiché il tributo finanzia un servizio generale e indivisibile per la collettività.