Responsabilità solidale esercente: chi ospita slot machine paga
Introduzione
La questione della responsabilità solidale esercente nel settore dei giochi pubblici è di cruciale importanza per chiunque gestisca un’attività commerciale, come un bar o una tabaccheria, che ospita apparecchi da intrattenimento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il titolare del locale è corresponsabile, insieme a installatore e concessionario, per il mancato pagamento delle imposte (PREU) dovute su macchine da gioco risultate irregolari. Analizziamo questa decisione per comprendere le implicazioni pratiche per gli operatori del settore.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti della titolare di un bar. L’accertamento contestava il mancato versamento del Prelievo Erariale Unico (PREU) per l’anno 2007, relativo a diversi apparecchi da intrattenimento rinvenuti nel locale e risultati non conformi, in quanto privi del collegamento alla rete telematica dell’amministrazione.
Inizialmente, la Commissione Tributaria Provinciale aveva dato ragione all’esercente, escludendone la legittimazione passiva. Tuttavia, la Commissione Tributaria Regionale, in accoglimento dell’appello dell’Agenzia, aveva ribaltato la decisione, affermando la responsabilità solidale esercente ai sensi dell’art. 39 quater del D.L. 269/2003. Secondo i giudici d’appello, l’esercente, pur non essendo proprietaria degli apparecchi, era perfettamente consapevole dell’irregolarità (il mancato collegamento alla rete), diventando di fatto coautrice della violazione fiscale. Di qui, il ricorso per cassazione da parte della titolare del bar.
La questione della responsabilità solidale esercente e i motivi del ricorso
La ricorrente ha basato il suo ricorso in Cassazione su tre motivi principali. In primo luogo, ha lamentato la violazione di un precedente giudicato favorevole. In secondo luogo, ha criticato la sentenza d’appello per presunti vizi procedurali e per aver emesso una motivazione “fotocopia” degli atti difensivi dell’Agenzia. Infine, ha denunciato un vizio di motivazione, ritenendola illogica e insufficiente.
Il fulcro della controversia risiede nell’interpretazione della normativa sulla responsabilità solidale esercente. La legge prevede che, in caso di illecito tributario legato agli apparecchi da gioco, siano obbligati in solido al pagamento del tributo e delle sanzioni non solo il proprietario o l’installatore, ma anche il possessore dei locali in cui le macchine sono installate. Questa previsione ha la funzione di rafforzare la garanzia per l’Erario, coinvolgendo tutti i soggetti che traggono un vantaggio economico dall’esercizio del gioco.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha rigettato. In primo luogo, ha respinto i motivi di natura procedurale. L’eccezione di giudicato esterno è stata ritenuta inammissibile perché la ricorrente non ha fornito la prova necessaria, ovvero la sentenza munita di attestazione di passaggio in giudicato. La Corte ha ribadito che il principio di autosufficienza del ricorso impone di allegare tutti i documenti essenziali per la decisione.
Nel merito, la Corte ha confermato l’orientamento consolidato sulla responsabilità solidale esercente. Ha chiarito che la norma (art. 39 quater, d.l. 269/2003) individua un’area di coobbligati solidali per garantire l’adempimento dell’obbligazione tributaria. L’esercente del locale, trovandosi in una relazione diretta con le macchine, è tenuto a un dovere di vigilanza e non può esimersi dalla responsabilità, essendo pienamente consapevole del loro funzionamento (o mancato funzionamento, come il mancato collegamento alla rete). La Corte ha precisato che tale responsabilità non ha una funzione punitiva, ma di garanzia per la riscossione dei tributi. L’esercente è considerato coautore dell’illecito perché, ospitando gli apparecchi irregolari, contribuisce alla violazione fiscale.
Conclusioni
L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito per tutti gli esercenti di locali pubblici che ospitano apparecchi da gioco. La decisione conferma che la semplice messa a disposizione degli spazi non è un’attività neutra, ma comporta precisi doveri di controllo e una diretta corresponsabilità fiscale. La responsabilità solidale esercente implica che l’amministrazione finanziaria può richiedere l’intero importo del tributo e delle sanzioni al titolare del bar, il quale potrà poi, eventualmente, rivalersi sugli altri soggetti coinvolti. Per evitare pesanti conseguenze economiche, è indispensabile che gli esercenti verifichino scrupolosamente la regolarità degli apparecchi installati nei propri locali e la loro costante conformità alla normativa vigente, in particolare per quanto riguarda il collegamento alla rete telematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L’esercente di un bar è responsabile per le tasse non pagate sugli apparecchi da gioco presenti nel suo locale?
Sì, la Corte di Cassazione conferma che l’esercente è responsabile in solido con l’installatore e il concessionario di rete per il pagamento del Prelievo Erariale Unico (PREU) e delle relative sanzioni, in quanto coautore della violazione fiscale.
Cosa significa responsabilità solidale in questo contesto?
Significa che l’Amministrazione finanziaria può richiedere il pagamento dell’intero importo dovuto a uno qualsiasi dei soggetti obbligati (esercente, installatore, concessionario). Chi paga ha poi il diritto di chiedere agli altri coobbligati la loro parte.
La responsabilità dell’esercente è una sanzione?
No, la Corte chiarisce che la responsabilità solidale in questo caso non ha una funzione sanzionatoria o punitiva, ma serve a rafforzare la garanzia per lo Stato di riscuotere i tributi derivanti dal gioco, coinvolgendo tutti i soggetti che beneficiano economicamente di tale attività.