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Regolarizzazione fiscale scommesse: no alla sanatoria se il CTD è chiuso

L’Agenzia delle Dogane ha emesso avvisi di accertamento per gli anni 2009 e 2010 per il recupero dell’imposta unica sulle scommesse nei confronti di un bookmaker estero e del titolare di un’agenzia di scommesse (CTD) ad esso collegata. Il bookmaker ha aderito alla procedura di regolarizzazione fiscale scommesse, ma il CTD aveva cessato l’attività prima del 30 ottobre 2014. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker, stabilendo che la regolarizzazione fiscale scommesse non è un semplice condono del passato, ma mira a far emergere attività attive per il futuro. Di conseguenza, se il punto vendita locale ha cessato l’attività prima della data di riferimento stabilita dalla legge, la sanatoria non si perfeziona e il bookmaker rimane pienamente responsabile per le imposte non pagate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 4066 Anno 2022
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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

La regolarizzazione fiscale scommesse e la responsabilità dei bookmaker esteri

L’imposta unica sulle scommesse rappresenta da anni un terreno di scontro tra l’amministrazione finanziaria e gli operatori esteri. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i confini applicativi della regolarizzazione fiscale scommesse. Questa procedura consente ai bookmaker e ai loro intermediari di sanare le pendenze tributarie pregresse. Tuttavia, l’accesso a questo beneficio non è automatico e richiede il rispetto di requisiti temporali e operativi molto rigidi. La decisione dei giudici di legittimità si concentra in particolare sulla sorte dei punti di raccolta fisici che hanno cessato l’attività prima dell’avvio della procedura di sanatoria.

Il caso concreto: la chiusura del centro scommesse prima della sanatoria

La vicenda nasce da una verifica fiscale eseguita presso un’impresa individuale che gestiva un centro di trasmissione dati. Questo centro operava come intermediario per conto di un noto bookmaker estero privo di concessione statale. L’Agenzia delle Dogane ha notificato avvisi di accertamento per recuperare l’imposta unica sulle scommesse non versata negli anni duemilanove e duemiladieci. Sia il bookmaker che l’intermediario locale erano considerati responsabili in solido per il pagamento del tributo. Nel corso del giudizio, il bookmaker ha presentato domanda per aderire alla sanatoria prevista dalla legge di stabilità. L’intermediario locale, invece, aveva già cessato definitivamente la propria attività commerciale prima della data stabilita dalla legge per l’accesso alla procedura.

I requisiti per accedere alla regolarizzazione fiscale scommesse

La legge prevede che la regolarizzazione fiscale scommesse sia riservata esclusivamente ai soggetti che risultavano attivi alla data del trenta ottobre duemilaquattordici. Questa sanatoria non costituisce un semplice condono del passato. Il legislatore ha voluto creare un meccanismo di emersione per consentire a chi operava in modo irregolare di entrare stabilmente nel circuito legale. Per questa ragione, la domanda di sanatoria deve essere accompagnata da precisi adempimenti. Tra questi figurano la richiesta della licenza di pubblica sicurezza e il collegamento obbligatorio al totalizzatore nazionale. Se l’attività del punto vendita è cessata, non è possibile ipotizzare alcuna prosecuzione legale per il futuro.

Le motivazioni della decisione sulla regolarizzazione fiscale scommesse

Le motivazioni della decisione sulla regolarizzazione fiscale scommesse si fondano sulla natura stessa del provvedimento di emersione. I giudici della Cassazione hanno spiegato che la sanatoria richiede la contemporanea presenza di presupposti oggettivi e soggettivi. Non si può sanare la posizione di un punto vendita che non esiste più al momento in cui la legge fissa la soglia di operatività. Se il centro scommesse locale ha chiuso prima del trenta ottobre duemilaquattordici, viene meno l’oggetto stesso della regolarizzazione. Il bookmaker estero non può quindi invocare l’effetto sanante per i punti vendita ormai spenti. La responsabilità solidale del bookmaker per le annualità passate rimane intatta, poiché la cessazione dell’attività impedisce il perfezionamento della procedura agevolata.

Le conclusioni pratiche sulla regolarizzazione fiscale scommesse

Le conclusioni pratiche sulla regolarizzazione fiscale scommesse confermano il rigetto del ricorso proposto dal bookmaker estero. La società straniera perde la causa e deve farsi carico del pagamento delle imposte accertate per gli anni pregressi. La sentenza stabilisce un principio chiaro per tutto il settore del gioco d’azzardo. La regolarizzazione fiscale scommesse non cancella i debiti passati se la rete di vendita non è più attiva e non si adegua ai nuovi standard di legalità. I giudici hanno comunque compensato le spese di giudizio a causa delle complesse evoluzioni della giurisprudenza europea e costituzionale sul tema.

Un bookmaker estero può sanare i debiti fiscali di un’agenzia chiusa?
No, la sanatoria richiede che il centro di trasmissione dati locale fosse attivo alla data del trenta ottobre duemilaquattordici.

Qual è lo scopo della regolarizzazione per emersione delle scommesse?
La procedura mira a far confluire le attività irregolari ancora attive nel circuito legale e non a concedere un semplice condono per il passato.

Chi risponde del pagamento dell’imposta unica se la sanatoria non si perfeziona?
Il bookmaker estero e l’intermediario locale rimangono responsabili in solido per il pagamento dei tributi accertati dal fisco.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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