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Plusvalenza IRAP: tassazione trasferimento calciatori

Una società sportiva ha richiesto il rimborso dell’imposta versata sui trasferimenti di calciatori, sostenendo che tali operazioni non generassero una Plusvalenza IRAP in quanto configurabili come risoluzioni contrattuali. La Corte di Cassazione ha rigettato tale tesi, stabilendo che il trasferimento di un atleta professionista dietro corrispettivo prima della scadenza naturale del contratto costituisce una cessione del contratto. Tale operazione ha per oggetto un bene immateriale strumentale all’esercizio dell’impresa e, pertanto, il ricavo ottenuto deve essere assoggettato a tassazione come plusvalenza.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 2371 Anno 2023
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Pubblicato il 15 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Plusvalenza IRAP e trasferimento calciatori: la Cassazione fa chiarezza

Il regime fiscale applicabile ai trasferimenti degli atleti professionisti rappresenta un tema centrale per la gestione economica delle società sportive. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato la questione della Plusvalenza IRAP derivante dalla cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, definendo i confini tra operazione negoziale e obbligo tributario.

Il caso del rimborso negato

La controversia nasce dal silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione Finanziaria a un’istanza di rimborso presentata da una società sportiva. La società sosteneva di aver erroneamente versato l’imposta su somme percepite per il trasferimento di alcuni atleti. Secondo la tesi difensiva, tali operazioni non integravano una cessione di beni strumentali, bensì una risoluzione anticipata del contratto originario seguita dalla stipula di un nuovo accordo tra l’atleta e la società acquirente.

I giudici di merito avevano inizialmente accolto la tesi della società, ritenendo che il corrispettivo versato non avesse causa in una cessione di beni, ma nell’accordo per la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato tale interpretazione, focalizzandosi sulla sostanza economica dell’operazione.

La natura del trasferimento sportivo

Cessione del contratto o risoluzione?

La Cassazione ha chiarito che il trasferimento di un atleta professionista prima della scadenza naturale del rapporto deve essere ricondotto allo schema della cessione del contratto ex art. 1406 c.c. Nonostante possano intervenire modifiche nel nuovo rapporto (come durata o compenso), l’operazione mantiene un carattere unitario. La scomposizione della vicenda in risoluzione e nuova stipula appare, secondo i giudici, una costruzione artificiosa volta principalmente a evitare il carico fiscale.

Il calciatore come bene immateriale

Un punto cardine della decisione riguarda la qualificazione del diritto alle prestazioni sportive. Tale diritto è considerato un bene immateriale dotato di autonoma utilità economica, iscritto in bilancio tra le immobilizzazioni immateriali. Essendo un bene strumentale all’esercizio dell’impresa, la sua cessione a titolo oneroso genera necessariamente una plusvalenza rilevante ai fini del calcolo della base imponibile per l’imposta regionale.

Implicazioni pratiche per le società

La decisione conferma che ogni corrispettivo percepito per il ‘passaggio’ di un atleta tra club, se avvenuto durante la vigenza del contratto, è soggetto a tassazione. Questo principio impedisce alle società di qualificare i proventi come indennizzi o corrispettivi per risoluzioni anticipate al fine di escluderli dalla base imponibile. La trasparenza contabile e la corretta imputazione delle voci di bilancio diventano quindi strumenti essenziali per prevenire contestazioni da parte del fisco.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sulla legge n. 91/1981, che disciplina il lavoro sportivo. L’art. 5 di tale legge consente espressamente la cessione del contratto a titolo oneroso prima della scadenza. Poiché il diritto all’utilizzo delle prestazioni è un bene strumentale, il ricavo derivante dalla sua alienazione concorre alla formazione del reddito d’impresa. La tesi della risoluzione anticipata renderebbe priva di causa la somma versata dalla società subentrante, che non avrebbe motivo di pagare un corrispettivo a un terzo per un contratto già estinto.

Le conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha affermato il principio secondo cui il trasferimento di un atleta professionista dietro corrispettivo è equiparabile alla cessione di un bene immateriale. Tale operazione è idonea a generare una plusvalenza soggetta a tassazione. Il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria è stato dunque accolto, confermando la legittimità del prelievo fiscale sulle somme incassate dalla società sportiva per la cessione dei propri tesserati.

Il trasferimento di un calciatore genera sempre una plusvalenza tassabile?
Sì, se il trasferimento avviene dietro corrispettivo prima della scadenza del contratto, poiché è considerato cessione di un bene immateriale strumentale.

Perché il fisco considera il calciatore un bene immateriale?
Il diritto all’utilizzo esclusivo delle prestazioni di un atleta ha un’autonoma utilità economica e viene iscritto in bilancio tra le immobilizzazioni.

Cosa succede se il contratto dell’atleta viene risolto consensualmente?
Se la risoluzione è finalizzata al passaggio a un’altra società dietro pagamento, la sostanza economica resta quella di una cessione del contratto tassabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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