Patto di famiglia: come viene tassata la liquidazione agli eredi?
Il patto di famiglia è uno strumento fondamentale per la pianificazione del passaggio generazionale delle imprese, ma le sue implicazioni fiscali possono generare complesse controversie. Con la recente ordinanza n. 19627 del 16 luglio 2024, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento decisivo sulla tassazione delle somme liquidate ai legittimari non assegnatari, consolidando un orientamento giurisprudenziale favorevole al contribuente.
I Fatti di Causa
Un imprenditore, tramite un patto di famiglia, trasferiva al figlio la nuda proprietà di una quota di maggioranza (91,49%) di una società holding. L’accordo prevedeva, come per legge, che gli altri legittimari, ovvero la moglie e la figlia del disponente, fossero liquidati. In particolare, il figlio assegnatario si impegnava a versare 1 milione di euro a ciascuna. Mentre la madre rinunciava alla sua quota, la figlia accettava il suo diritto di credito.
L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, emetteva un avviso di liquidazione per una maggiore imposta di donazione. L’amministrazione fiscale riteneva che il trasferimento di denaro dal figlio alla sorella costituisse una donazione tra fratelli, applicando un’aliquota del 6% con una franchigia di 100.000 euro, e disapplicando l’esenzione prevista per i trasferimenti aziendali.
La Controversia Fiscale sul Patto di Famiglia
Il nodo centrale della questione era stabilire la natura giuridica, ai fini fiscali, della somma versata dall’assegnatario al legittimario non assegnatario. Esistevano due interpretazioni contrapposte:
- Donazione tra assegnatario e legittimario (tesi dell’Agenzia delle Entrate): Il pagamento è un atto di liberalità tra chi ha ricevuto l’azienda (il fratello) e chi non l’ha ricevuta (la sorella). Di conseguenza, si applicano aliquote e franchigie relative al loro grado di parentela.
- Donazione indiretta dal disponente al legittimario (tesi del contribuente): Il pagamento, pur essendo materialmente eseguito dall’assegnatario, è un’attribuzione patrimoniale che trae origine dalla volontà del disponente (il padre). Pertanto, va tassato come una donazione tra genitore e figlio.
La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione all’Agenzia delle Entrate, ma il contribuente ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito. I giudici hanno ribadito e consolidato l’orientamento espresso nelle sentenze n. 29506/2020 e n. 19561/2022, superando un precedente orientamento meno favorevole.
Il principio affermato è chiaro: la liquidazione effettuata dal beneficiario in favore dei legittimari non assegnatari, ai sensi dell’art. 768-quater c.c., deve essere considerata, ai soli fini impositivi, una donazione del disponente in favore del legittimario.
Le Motivazioni
La Corte ha motivato la sua decisione sulla base di una visione unitaria del patto di famiglia. L’intera operazione, inclusa la liquidazione, scaturisce dalla volontà del disponente di sistemare la propria successione per quanto riguarda il bene produttivo. La somma di denaro versata al legittimario non è un atto di liberalità autonomo dell’assegnatario, ma l’adempimento di un onere che grava sull’attribuzione principale dell’azienda.
Di conseguenza:
- Rapporto fiscale rilevante: Il rapporto da considerare per aliquote e franchigie è quello tra il disponente (padre) e il legittimario liquidato (figlia), non quello tra l’assegnatario (fratello) e il legittimario (sorella).
- Aliquota e franchigia: Nel caso di specie, si applica l’aliquota del 4% con la franchigia di 1 milione di euro, tipica delle donazioni tra genitori e figli.
- Esenzione: L’esenzione fiscale prevista dall’art. 3, comma 4-ter, D.lgs. 346/1990 riguarda esclusivamente il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali, non le ‘attribuzioni compensative’ in denaro.
Conclusioni
Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per chi utilizza il patto di famiglia come strumento di pianificazione successoria. La qualificazione della liquidazione come donazione indiretta dal disponente offre un quadro fiscale più certo e spesso più vantaggioso, allineando il trattamento fiscale alla reale volontà negoziale delle parti. Si tratta di una vittoria per la coerenza del sistema giuridico, che riconosce la natura unitaria dell’operazione e garantisce un’applicazione dell’imposta di donazione basata sull’effettivo rapporto di parentela da cui scaturisce l’arricchimento.
Come viene tassata la somma di denaro che il beneficiario di un patto di famiglia paga agli altri eredi legittimari?
Ai fini fiscali, tale somma è considerata una donazione proveniente dal disponente (chi ha trasferito l’azienda) e non dal beneficiario. Pertanto, l’imposta si calcola con l’aliquota e la franchigia applicabili al rapporto di parentela tra il disponente e l’erede che riceve la somma (es. genitore-figlio).
L’esenzione fiscale prevista per il trasferimento dell’azienda in un patto di famiglia si estende anche a queste somme di denaro?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che l’esenzione si applica solo al trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie. Le liquidazioni in denaro, pur essendo trattate come donazioni dal disponente, sono soggette a imposta secondo le regole ordinarie.
Quale orientamento giurisprudenziale ha confermato la Corte con questa decisione?
La Corte ha confermato il suo più recente e consolidato orientamento (espresso nelle sentenze n. 29506/2020 e n. 19561/2022), superando un precedente indirizzo che considerava la liquidazione una donazione tra l’assegnatario e il legittimario (es. tra fratelli).