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Patent box marchi: legittimo il rinnovo fino al 2021

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rinnovo di un’opzione per il regime del Patent box marchi, anche dopo la modifica normativa che li escludeva. La Corte ha stabilito che la disciplina transitoria permetteva di applicare le vecchie regole, inclusa la rinnovabilità, fino al 30 giugno 2021 per le opzioni esercitate nel 2015 e 2016, disapplicando un decreto ministeriale contrario alla legge primaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 29461 Anno 2024
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Pubblicato il 10 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Patent Box Marchi: La Cassazione Conferma la Rinnovabilità fino al 2021

Con la sentenza n. 29461 del 2024, la Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una questione cruciale per molte imprese: la possibilità di rinnovare l’opzione per il regime del Patent box marchi anche dopo la riforma del 2017. La pronuncia stabilisce che, per le opzioni esercitate nel biennio 2015-2016, la disciplina previgente, inclusa la rinnovabilità, è rimasta in vigore fino alla data del 30 giugno 2021, offrendo così una tutela importante alle aziende che avevano pianificato i loro investimenti sulla base della normativa originaria.

I Fatti di Causa

Una nota società, nel 2015, aveva esercitato l’opzione per il regime di tassazione agevolata del ‘Patent box’, che all’epoca includeva anche i redditi derivanti dallo sfruttamento dei marchi d’impresa. Sulla base di tale opzione, nel 2017 aveva stipulato con l’Agenzia delle Entrate un accordo preventivo della durata di cinque anni.

Tuttavia, nel 2017, una modifica normativa (D.L. n. 50/2017) ha escluso i marchi dal perimetro dei beni agevolabili, per allineare la disciplina italiana alle linee guida internazionali dell’OCSE. La stessa legge, però, introduceva una disciplina transitoria che salvaguardava le opzioni esercitate nel 2015 e 2016, consentendo l’applicazione delle vecchie regole fino al 30 giugno 2021.

In prossimità della scadenza dell’accordo, nel 2019, la società ha presentato istanza di rinnovo. L’Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, sostenendo che, a seguito della riforma, l’accordo basato sui marchi non fosse più rinnovabile, come specificato da un successivo decreto ministeriale (D.M. 28 novembre 2017). La contribuente ha impugnato il diniego, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado, con i giudici di merito che hanno disapplicato il decreto ministeriale ritenendolo in contrasto con la legge primaria.

La Decisione della Corte di Cassazione sul Patent box marchi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando la sentenza d’appello e, di conseguenza, il diritto della società al rinnovo dell’accordo.

Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione della norma transitoria, la quale, secondo i giudici, mirava a preservare l’intero impianto normativo preesistente per coloro che avevano già esercitato l’opzione, fino alla data limite stabilita.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha basato il suo ragionamento su due pilastri fondamentali: la corretta interpretazione della disciplina transitoria e il principio di gerarchia delle fonti del diritto.

La Finalità della Disciplina Transitoria

I giudici hanno chiarito che l’obiettivo della riforma del 2017, in linea con le direttive OCSE, era impedire l’accesso di ‘nuovi entranti’ (nuovi soggetti o nuovi beni immateriali come i marchi) al regime agevolato. Tuttavia, per tutelare l’affidamento di chi già operava secondo le vecchie regole, il legislatore ha introdotto una ‘Grandfathering Rule’ (clausola di salvaguardia). Questa clausola (art. 56, comma 3, del D.L. n. 50/2017) ha esteso la validità delle vecchie disposizioni fino al 30 giugno 2021 per le opzioni esercitate nel 2015 e 2016.

Secondo la Cassazione, questa estensione non riguardava solo l’agevolabilità dei marchi, ma l’intero pacchetto di regole previgenti, inclusa la norma che definiva l’opzione come ‘irrevocabile e rinnovabile’. Limitare l’applicazione della norma transitoria alla sola durata dell’opzione originaria, escludendone il rinnovo, sarebbe contrario alla finalità della clausola di salvaguardia.

Il Contrasto tra Legge e Decreto Ministeriale

Il secondo punto chiave è il conflitto tra la legge primaria (D.L. n. 50/2017) e il decreto ministeriale attuativo (D.M. 28 novembre 2017). Mentre la legge, attraverso la norma transitoria, manteneva in vita la possibilità di rinnovo, il decreto ministeriale la negava esplicitamente. La Corte ha ribadito un principio cardine dell’ordinamento: una fonte normativa secondaria, come un decreto ministeriale, non può derogare o contraddire una fonte primaria, come una legge dello Stato. Di conseguenza, i giudici di merito hanno correttamente disapplicato la disposizione del decreto, dando prevalenza alla norma di legge.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

La sentenza rappresenta una vittoria significativa per la certezza del diritto e la tutela dell’affidamento del contribuente. Le implicazioni pratiche sono rilevanti:

  1. Tutela degli Investimenti: Le imprese che avevano pianificato le proprie strategie basandosi sulla stabilità del quadro normativo del Patent box marchi hanno visto riconosciuto il loro diritto a beneficiare del regime per l’intero periodo previsto, incluso il rinnovo, fino alla scadenza della fase transitoria.
  2. Principio di Gerarchia delle Fonti: La decisione riafferma con forza che l’amministrazione finanziaria non può, attraverso atti regolamentari, introdurre limitazioni o divieti che non siano previsti dalla legge.
  3. Chiarezza Interpretativa: La Corte fornisce un’interpretazione chiara e coerente delle clausole di salvaguardia, specificando che esse devono essere intese a preservare integralmente il regime precedente per i soggetti tutelati, e non solo una parte di esso.

Era possibile rinnovare un’opzione Patent box per i marchi dopo la riforma del 2017?
Sì, ma solo per le opzioni esercitate nel 2015 e 2016. La sentenza chiarisce che la disciplina transitoria ha mantenuto in vigore tutte le regole precedenti, inclusa la rinnovabilità, fino alla scadenza del 30 giugno 2021.

Perché la Corte ha dato ragione al contribuente e non all’Agenzia delle Entrate?
Perché ha ritenuto che un decreto ministeriale (fonte normativa secondaria), che negava il rinnovo, fosse in contrasto con la legge primaria (fonte di rango superiore). Poiché una norma inferiore non può contraddire una superiore, il giudice ha il potere di non applicare (disapplicare) il decreto al caso specifico.

Qual era lo scopo della disciplina transitoria sul Patent box marchi?
Lo scopo era garantire un passaggio graduale al nuovo regime, in linea con le direttive OCSE. La norma intendeva proteggere le posizioni già consolidate (le opzioni esercitate nel 2015 e 2016), consentendo loro di continuare a beneficiare delle vecchie regole, inclusa la possibilità di rinnovo, fino alla data limite del 30 giugno 2021.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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