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Operazioni soggettivamente inesistenti: sì al costo, no all’IVA

L’Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di commercio di metalli l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti inserite in una frode carosello. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in regime di reverse charge (inversione contabile), l’IVA è indetraibile se manca la corrispondenza soggettiva dell’operazione. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso della società riguardo alla deducibilità dei costi ai fini IRES e IRAP, poiché il giudice d’appello non aveva motivato il diniego di tale diritto, e ha riconosciuto l’applicazione retroattiva delle sanzioni più favorevoli (favor rei). La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 23303 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Cosa succede in caso di operazioni soggettivamente inesistenti

L’Amministrazione Finanziaria combatte con fermezza l’evasione fiscale, specialmente quando si manifesta attraverso schemi complessi. Tra questi schemi spiccano le operazioni soggettivamente inesistenti, ovvero transazioni commerciali reali che avvengono tra soggetti diversi da quelli indicati in fattura. Spesso queste operazioni fanno parte di frodi carosello, meccanismi ideati per evadere l’IVA attraverso società fittizie chiamate cartiere. Nel caso in esame, una società attiva nel commercio di materiali ferrosi ha ricevuto un avviso di accertamento. L’ufficio tributario contestava l’indebita detrazione dell’IVA e l’indeducibilità dei costi per acquisti effettuati tramite intermediari fittizi.

L’accertamento originario si basava su intercettazioni telefoniche e verifiche della Guardia di Finanza, che dimostravano flussi finanziari anomali e passaggi di denaro contante tra gli amministratori delle società coinvolte.

Il meccanismo del reverse charge non salva l’IVA sulle operazioni soggettivamente inesistenti

La società difesa sosteneva che l’applicazione del reverse charge (inversione contabile) escludesse qualsiasi danno per l’erario. Secondo questa tesi, l’inversione contabile neutralizza l’imposta e rende illegittimo il recupero fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto questa difesa con argomenti precisi. I giudici hanno chiarito che il diritto alla detrazione dell’IVA richiede sempre la corrispondenza soggettiva tra chi emette la fattura e chi esegue davvero la prestazione.

Anche sotto il regime di inversione contabile, l’acquirente perde il diritto di detrarre l’imposta se l’operazione è soggettivamente falsa. La violazione degli obblighi sostanziali cancella il presupposto stesso della detrazione. La giurisprudenza di legittimità conferma che l’evasione fiscale commessa a monte impedisce la detrazione a valle, indipendentemente dal metodo di fatturazione utilizzato dalle parti coinvolte.

Le motivazioni della Cassazione sulle operazioni soggettivamente inesistenti

La decisione della Suprema Corte si concentra su un punto fondamentale riguardante le imposte dirette come IRES e IRAP. I giudici d’appello avevano negato in blocco la deducibilità dei costi relativi alle transazioni contestate. La Cassazione ha censurato questo passaggio della sentenza d’appello per totale mancanza di motivazione. La legge italiana stabilisce che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili se i beni sono stati effettivamente acquistati e utilizzati nell’attività d’impresa.

Questi costi non possono essere disconosciuti automaticamente, a meno che non siano direttamente collegati a un reato non prescritto. Il giudice di secondo grado ha omesso di spiegare perché ha ritenuto indeducibili tali componenti negative, violando l’obbligo di fornire una motivazione chiara e comprensibile. La mancata analisi dei documenti contabili prodotti dalla società ha reso la decisione precedente nulla sul punto specifico della deduzione dei costi.

Le conclusioni pratiche sulla deducibilità dei costi

La Suprema Corte ha accolto anche il motivo di ricorso relativo alle sanzioni applicate alla società contribuente. I giudici hanno riaffermato il principio del favor rei (applicazione della norma più favorevole). La riforma del sistema sanzionatorio tributario si applica retroattivamente se il processo è ancora in corso e le sanzioni non sono definitive.

Per questi motivi, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso della società. Ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia. Il nuovo giudice dovrà valutare la deducibilità dei costi per le imposte dirette e rideterminare le sanzioni applicabili. Questa decisione rappresenta una vittoria parziale ma significativa per il contribuente, che vede riaperta la possibilità di ottenere il riconoscimento dei costi reali d’impresa e una forte riduzione delle sanzioni pecuniarie inizialmente irrogate.

Cosa sono le operazioni soggettivamente inesistenti?
Si tratta di acquisti o vendite di beni che sono realmente avvenuti, ma tra soggetti diversi rispetto a quelli che risultano indicati sulla fattura.

Si può detrarre l’IVA in reverse charge per queste operazioni?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’IVA è indetraibile anche in regime di inversione contabile se manca la corrispondenza soggettiva dell’operazione.

I costi di queste operazioni sono deducibili ai fini IRES?
Sì, i costi sono deducibili se i beni sono stati effettivamente acquistati e utilizzati per l’attività d’impresa, purché non siano legati a reati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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