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Motivazione per relationem: sentenza annullata per copia-incolla

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che confermava un accertamento fiscale. Il problema risiedeva nella motivazione della sentenza d’appello, che si limitava a ‘condividere’ le ragioni della decisione di primo grado. Secondo la Suprema Corte, questa è una forma di **motivazione per relationem** apparente e illegittima. Un giudice non può limitarsi a un’adesione acritica, ma deve dimostrare di aver esaminato autonomamente il caso e le argomentazioni delle parti. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio, dando ragione ai contribuenti e stabilendo che una motivazione ‘copia-incolla’ non è valida.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 8441 Anno 2023
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Pubblicato il 30 aprile 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Sentenza d’appello: non basta dire ‘sono d’accordo’

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale per la giustizia: ogni sentenza deve essere motivata in modo autonomo e comprensibile. Il caso analizzato riguarda un contenzioso tributario in cui la decisione dei giudici d’appello è stata annullata perché basata su una motivazione per relationem solo apparente. Questa tecnica, se usata male, viola il diritto del cittadino a capire perché il giudice ha deciso in un certo modo.

La vicenda: un accertamento fiscale contestato

Tutto inizia con una verifica della Guardia di Finanza nei confronti di una società di fatto. Secondo il Fisco, la società nascondeva un affitto di ramo d’azienda, non dichiarando correttamente i relativi redditi. L’Agenzia delle Entrate emette quindi un avviso di accertamento per recuperare le imposte evase per due annualità.

I contribuenti, ritenendo l’accertamento infondato, lo impugnano davanti alla Commissione Tributaria Provinciale, che però dà ragione all’Agenzia. Non contenti, i contribuenti presentano appello alla Commissione Tributaria Regionale. Ed è qui che la vicenda prende una piega interessante dal punto di vista giuridico. I giudici d’appello, infatti, respingono il ricorso con una motivazione molto breve, affermando semplicemente di ‘condividere le motivazioni puntualmente espresse nella sentenza appellata’.

Il ricorso in Cassazione e la motivazione per relationem

I contribuenti decidono di portare il caso fino all’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione. La loro difesa si concentra su un punto cruciale: la sentenza d’appello è nulla perché manca di una vera motivazione. Limitarsi a dire di essere d’accordo con il giudice precedente, senza spiegare il perché e senza analizzare le critiche mosse con l’appello, non soddisfa l’obbligo di motivazione imposto dalla Costituzione.

La motivazione per relationem è una pratica ammessa, ma a condizioni molto precise. Un giudice può richiamare il contenuto di un altro atto (ad esempio, la sentenza di primo grado) per non riscrivere tutto da capo. Tuttavia, deve dimostrare di aver fatto proprio quel ragionamento in modo critico e consapevole, e soprattutto deve prendere in esame i motivi di appello. In caso contrario, si tratta di un’adesione pigra e acritica, che non costituisce una vera motivazione.

Le motivazioni della Cassazione: la motivazione per relationem apparente

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente le ragioni dei contribuenti. I giudici supremi hanno spiegato che la sentenza d’appello era viziata. Non riportava i motivi specifici del gravame, non rendeva comprensibile l’oggetto della discussione e, soprattutto, non conteneva un’analisi autonoma. La formula usata (‘condivide le motivazioni’) si risolveva in un’adesione acritica, senza che emergesse una reale valutazione delle argomentazioni difensive.

In pratica, la Commissione Regionale non ha svolto il suo compito di giudice d’appello, che è quello di riesaminare la questione alla luce delle critiche mosse alla prima sentenza. Una motivazione per relationem è legittima solo se il giudice fa capire di aver esaminato i motivi di impugnazione e li ha ritenuti infondati sulla base di un percorso logico-giuridico esplicitato, anche se in modo sintetico.

Le conclusioni: la sentenza d’appello è nulla

L’esito è stato netto: la Corte di Cassazione ha ‘cassato’ la sentenza impugnata, cioè l’ha annullata. La causa è stata rinviata a una diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale, che dovrà riesaminare l’appello e, questa volta, motivare la sua decisione in modo corretto e completo. Per i contribuenti, questa è una vittoria importante, perché ottengono un nuovo giudizio d’appello. La decisione riafferma che il diritto a una motivazione effettiva non è una formalità, ma una garanzia essenziale per ogni cittadino.

Cos’è la motivazione per relationem in una sentenza?
È una tecnica con cui il giudice, per motivare la sua decisione, fa riferimento alle ragioni contenute in un altro atto, come la sentenza di primo grado. Per essere valida, deve dimostrare un esame critico e non una semplice adesione passiva.

Una sentenza d’appello può limitarsi a dire che è d’accordo con quella di primo grado?
No. Secondo la Cassazione, una formula generica di condivisione, senza analizzare i motivi di appello, rende la motivazione solo apparente e la sentenza nulla. Il giudice deve sempre spiegare perché le critiche dell’appellante non sono fondate.

Cosa è successo ai contribuenti in questo caso?
I contribuenti hanno vinto il ricorso in Cassazione. La sentenza d’appello a loro sfavorevole è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato di nuovo davanti a un altro collegio di giudici d’appello, che dovrà fornire una motivazione completa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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