Il caso del bookmaker estero e l’imposta unica sulle scommesse
Il settore dei giochi online e delle scommesse presenta spesso profili fiscali complessi, soprattutto quando i soggetti coinvolti operano da altri paesi europei. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità tributaria di una società estera di scommesse. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha contestato a questa società il mancato versamento dell’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2010. La società estera operava sul territorio italiano attraverso un Centro Trasmissione Dati, ovvero una ricevitoria fisica che raccoglieva le giocate dei clienti. Il fisco italiano ha richiesto il pagamento direttamente al bookmaker estero, ritenendolo il reale organizzatore del servizio di gioco.
Come funziona la raccolta delle scommesse tramite intermediari
La raccolta delle scommesse in Italia avviene spesso attraverso una rete di intermediari fisici presenti sul territorio. Questi soggetti gestiscono i locali commerciali, accolgono gli scommettitori e trasmettono i dati delle giocate alla piattaforma del bookmaker estero. Dal punto di vista economico, l’intermediario riceve una commissione sulle giocate raccolte, mentre il bookmaker assume il rischio d’impresa legato all’esito degli eventi sportivi. Lo Stato italiano applica un tributo specifico su questa attività di servizio. Il presupposto dell’imposta non è la singola giocata del cliente, ma l’organizzazione complessiva del servizio di gioco offerto al consumatore.
Perché il bookmaker non può evitare l’imposta unica sulle scommesse
La società estera ha cercato di evitare il pagamento facendo leva su una precedente decisione della Corte Costituzionale. Nel 2018, i giudici costituzionali avevano dichiarato parzialmente illegittima la norma che imponeva il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse anche alle ricevitorie fisiche per gli anni anteriori al 2011. La società estera sosteneva che l’annullamento della responsabilità della ricevitoria dovesse comportare automaticamente anche la cancellazione del proprio debito fiscale. Secondo questa tesi, la responsabilità del bookmaker dipendeva interamente da quella dell’intermediario fisico.
Le motivazioni: la Cassazione e l’imposta unica sulle scommesse
I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto la tesi difensiva della società estera con argomentazioni molto chiare. La Suprema Corte ha spiegato che l’obbligo del bookmaker e quello della ricevitoria sono autonomi e non dipendenti l’uno dall’altro. La Corte Costituzionale ha esentato le ricevitorie per gli anni precedenti al 2011 solo per un motivo specifico. In quel periodo, le commissioni tra intermediario e bookmaker erano già stabilite e non permettevano alla ricevitoria di trasferire il costo delle tasse sulla società estera. Questa impossibilità di trasferimento violava il principio costituzionale di capacità contributiva della ricevitoria. Al contrario, il bookmaker estero, quale effettivo organizzatore del gioco, resta pienamente obbligato al pagamento del tributo per l’intera raccolta effettuata in Italia.
Le conclusioni: la responsabilità del bookmaker estero
La decisione della Cassazione conferma la linea dura dello Stato italiano contro l’evasione fiscale nel settore dei giochi. Il ricorso della società estera è stato rigettato e la stessa è stata condannata al pagamento delle spese processuali. Questa pronuncia ribadisce che i bookmaker esteri senza concessione devono comunque pagare l’imposta unica sulle scommesse per le attività svolte in Italia. La parziale illegittimità costituzionale non crea una zona franca per le multinazionali del gioco d’azzardo. Gli operatori esteri devono quindi regolarizzare la propria posizione fiscale per evitare pesanti sanzioni e accertamenti da parte dell’Agenzia delle Dogane.
Il bookmaker estero deve pagare le tasse in Italia anche se non ha una concessione statale?
Sì, l’attività di raccolta scommesse sul territorio italiano è soggetta a tassazione indipendentemente dal possesso di una concessione nazionale.
La sentenza della Corte Costituzionale del 2018 cancella il debito del bookmaker?
No, quella sentenza ha annullato la responsabilità delle sole ricevitorie fisiche per gli anni precedenti al 2011, lasciando intatto l’obbligo fiscale del bookmaker.
Che cos’è il meccanismo della traslazione dell’imposta in questo settore?
Si tratta della possibilità per la ricevitoria di recuperare l’importo delle tasse addebitandolo al bookmaker estero attraverso la negoziazione delle proprie commissioni.