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Imposta unica scommesse: la responsabilità del bookmaker

Una società di scommesse estera era stata ritenuta non responsabile per l’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2010 da una corte regionale, citando una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che la sentenza costituzionale liberava solo il centro di raccolta locale, non il bookmaker estero. La Corte ha quindi confermato che l’imposta unica scommesse è dovuta dall’operatore estero non autorizzato come obbligazione diretta e primaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 813 Anno 2023
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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta Unica Scommesse: Piena Responsabilità per il Bookmaker Estero

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale in materia di imposta unica scommesse, stabilendo che la responsabilità del pagamento per gli anni antecedenti al 2011 ricade interamente sul bookmaker estero, anche se privo di concessione, e non sul centro di raccolta dati operante in Italia. Questa decisione ribalta una precedente interpretazione dei giudici di merito e consolida un principio di piena soggettività passiva per gli operatori stranieri.

I Fatti del Caso

La controversia nasce da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a una società di scommesse con sede a Malta. L’Agenzia richiedeva il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2010, considerando la società estera come coobbligata in solido con un centro di trasmissione dati italiano. La società maltese si era opposta, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado. I giudici tributari regionali avevano annullato l’avviso di accertamento, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale (n. 27/2018). Secondo la loro interpretazione, tale sentenza, dichiarando l’illegittimità della norma che imponeva il tributo ai centri di raccolta per conto di bookmaker senza concessione, avrebbe fatto venir meno anche la responsabilità del bookmaker stesso, in virtù di una presunta “solidarietà dipendente”.

Il Ricorso in Cassazione e l’Imposta Unica Scommesse

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo un’errata applicazione della normativa e della sentenza costituzionale. Il motivo principale del ricorso verteva sulla violazione dell’art. 3 del d.lgs. n. 504/1998 e dell’art. 1, comma 66, lett. b), della legge n. 220/2010. Secondo l’Agenzia, la Corte regionale aveva erroneamente esteso gli effetti della pronuncia della Consulta, che riguardava unicamente la posizione del gestore della ricevitoria, al soggetto principale dell’obbligazione tributaria, ovvero il bookmaker estero.

Le Difese della Società Straniera

La società maltese, costituendosi con controricorso, ha difeso la sentenza d’appello e ha sollevato questioni di compatibilità con il diritto dell’Unione Europea, chiedendo anche un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE. Le argomentazioni si basavano su presunte violazioni del principio di libera prestazione di servizi e sulla natura dell’imposta, considerata discriminatoria.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia, cassando la sentenza impugnata e chiarendo in modo definitivo la questione. I giudici hanno stabilito che l’interpretazione della Corte Tributaria Regionale era errata.

Il punto centrale della motivazione è che la sentenza della Corte Costituzionale n. 27/2018 ha inciso esclusivamente sulla posizione del gestore della ricevitoria. Per le annualità d’imposta precedenti al 2011, la soggettività passiva ai fini dell’imposta unica scommesse appartiene pienamente e unicamente ai bookmaker, con o senza concessione. La responsabilità del bookmaker estero non è “dipendente” da quella del centro di raccolta, ma è un’obbligazione tributaria autonoma ed esclusiva.

La Corte ha inoltre respinto tutte le eccezioni basate sul diritto europeo. Richiamando consolidata giurisprudenza sia nazionale che della Corte di Giustizia UE, ha ribadito che:

  1. Mancanza di armonizzazione: Le imposte sui giochi d’azzardo non sono armonizzate a livello europeo. Ogni Stato membro ha la facoltà di legiferare in materia per perseguire obiettivi di interesse generale, come la tutela dei consumatori e la prevenzione di attività criminali.
  2. Assenza di discriminazione: La normativa italiana non è discriminatoria, poiché l’imposta si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, senza distinzione basata sul luogo di stabilimento dell’operatore. Anzi, esentare il bookmaker estero creerebbe una “discriminazione al contrario”, favorendolo rispetto agli operatori concessionari.
  3. Compatibilità con l’IVA: L’imposta unica non ha la natura di un’imposta sul volume d’affari come l’IVA. La Corte di Giustizia UE ha già chiarito che un tributo speciale nazionale sui giochi d’azzardo può essere riscosso cumulativamente con l’IVA, a condizione che non ne abbia le caratteristiche.

Di conseguenza, la Corte ha affermato che non vi erano i presupposti per un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE, poiché le questioni erano già state ampiamente vagliate e risolte dalla giurisprudenza europea.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Toscana, che dovrà decidere nuovamente la controversia attenendosi ai principi enunciati. La decisione consolida un importante principio fiscale: il bookmaker estero che raccoglie scommesse in Italia, anche se privo di concessione, è l’unico e diretto responsabile del pagamento dell’imposta unica sulle scommesse per le annualità antecedenti al 2011. Viene così esclusa qualsiasi forma di responsabilità solidale o dipendente con i centri di trasmissione dati, la cui posizione è stata invece definita dalla nota sentenza della Corte Costituzionale.

La pronuncia della Corte Costituzionale n. 27/2018 ha eliminato l’obbligo di pagare l’imposta unica sulle scommesse per i bookmaker esteri non autorizzati?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che quella pronuncia ha riguardato esclusivamente la posizione del gestore della ricevitoria (il centro di raccolta), non quella del bookmaker estero, che rimane pienamente soggetto al pagamento dell’imposta.

Il bookmaker estero risponde dell’imposta in solido con il centro di raccolta scommesse italiano?
No. Per le annualità antecedenti al 2011, la Corte stabilisce che la responsabilità del bookmaker è piena ed esclusiva. Non si tratta di una “solidarietà dipendente” da quella del centro di raccolta, la cui soggettività passiva è stata dichiarata incostituzionale.

L’imposta unica sulle scommesse è in contrasto con il diritto dell’Unione Europea?
No. La Corte di Cassazione, richiamando la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, afferma che le imposte sui giochi d’azzardo non sono armonizzate a livello europeo. L’imposta italiana non è considerata discriminatoria perché si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente da dove sia stabilito l’operatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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