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Esenzione IMU alloggi sociali: Ente vince, ma la lite finisce con un accordo

Un Comune ha richiesto a un Ente di Edilizia Pubblica il pagamento di una cospicua somma per IMU non versata su vari immobili. L’Ente si è opposto, sostenendo di avere diritto all’esenzione IMU per alloggi sociali. La giustizia tributaria di secondo grado ha dato ragione all’Ente, affermando che esiste una presunzione legale per cui i suoi immobili sono destinati a fini sociali, a meno che il Comune non dimostri il contrario. La controversia è arrivata fino alla Corte di Cassazione, dove però le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte ha quindi rinviato la decisione per permettere la formalizzazione dell’intesa, senza emettere una sentenza sul merito.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 10263 Anno 2026
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Pubblicato il 27 aprile 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU alloggi sociali: una questione di principio

La questione dell’esenzione IMU alloggi sociali è un tema di grande rilevanza che contrappone le esigenze di bilancio dei Comuni al fondamentale ruolo sociale degli enti di edilizia pubblica. Una recente vicenda giudiziaria ha messo in luce i principi che regolano questa materia. Il caso nasce quando un Comune notifica un avviso di accertamento a un Ente Regionale per la Casa e l’Abitare. La richiesta del Comune era ingente e riguardava il mancato pagamento dell’IMU per l’anno 2014 su un vasto patrimonio immobiliare, che includeva non solo appartamenti ma anche negozi e autorimesse.

La vicenda: una richiesta di pagamento inaspettata

I fatti iniziano con l’invio di un avviso di accertamento da parte di un Comune a un Ente di Edilizia Pubblica. L’importo richiesto superava le trecentomila euro, oltre a interessi e sanzioni. Secondo il Comune, l’Ente, pur essendo proprietario di numerosi immobili, aveva omesso di versare l’IMU dovuta. L’Ente gestore delle case popolari ha immediatamente impugnato l’atto. La sua difesa si basava su un punto fondamentale: i suoi immobili, per la loro stessa natura e finalità, dovevano essere considerati esenti dal pagamento dell’imposta municipale.

La presunzione di destinazione sociale

Il cuore della controversia legale ruota attorno a un concetto chiave: la presunzione. I giudici tributari d’appello, richiamando precedenti sentenze della Corte di Cassazione, hanno stabilito un principio molto importante. Esiste una presunzione relativa secondo cui gli alloggi gestiti dagli ex Istituti Autonomi per le Case Popolari (IACP) e dagli enti con finalità analoghe sono destinati a diventare ‘alloggi sociali’.

Questo significa che si presume, fino a prova contraria, che tali immobili godano dell’esenzione IMU alloggi sociali. Di conseguenza, l’onere della prova si inverte. Non è l’Ente a dover dimostrare di avere diritto all’esenzione per ogni singolo appartamento, ma è il Comune che, se intende riscuotere l’imposta, deve provare che uno specifico immobile non è utilizzato per scopi sociali. Nel caso specifico, il Comune non è riuscito a fornire questa prova contraria.

L’esito in Cassazione: un accordo tra le parti

Nonostante la vittoria in appello, la vicenda non si è conclusa con una sentenza di merito della Corte di Cassazione. Il Comune, infatti, ha presentato ricorso. Tuttavia, prima che la Corte potesse pronunciarsi, le parti hanno trovato un accordo conciliativo fuori dalle aule di tribunale. I rispettivi avvocati hanno quindi presentato un’istanza congiunta per chiedere un rinvio, necessario a perfezionare l’accordo raggiunto. La Corte Suprema ha accolto la richiesta, rinviando la trattazione della causa a data da destinarsi.

Le motivazioni: la volontà di conciliare prevale

La Corte di Cassazione non ha analizzato il merito della questione sull’esenzione IMU alloggi sociali. La sua decisione è stata puramente procedurale. I giudici hanno preso atto della volontà delle parti di comporre la lite in via stragiudiziale. La motivazione del rinvio è stata proprio quella di consentire il completamento delle attività necessarie a formalizzare l’accordo. Questa scelta dimostra come la conciliazione sia uno strumento valido per risolvere le controversie, anche quando queste hanno raggiunto il più alto grado di giudizio.

Le conclusioni: nessuna vittoria, ma un principio confermato

In conclusione, la Corte di Cassazione non ha dichiarato un vincitore. La causa si è di fatto interrotta a un passo dalla sentenza finale a causa dell’accordo tra le parti. Tuttavia, il principio di diritto affermato dalla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado rimane un punto di riferimento fondamentale. La presunzione che gli immobili degli enti di edilizia pubblica siano destinati a ‘alloggi sociali’ e quindi esenti da IMU è un baluardo a tutela della loro funzione sociale. Spetta ai Comuni l’onere di superare questa presunzione con prove concrete, caso per caso.

Le case popolari devono pagare l’IMU?
In linea di principio, gli alloggi sociali gestiti da enti pubblici con finalità sociali sono esenti da IMU. La giurisprudenza ha stabilito una presunzione in tal senso, ma spetta al Comune dimostrare il contrario se ritiene che un immobile non abbia tale destinazione.

Cosa significa ‘presunzione relativa’ in questo contesto?
Significa che si presume che tutti gli appartamenti di un ente di edilizia pubblica siano ‘alloggi sociali’ esenti da tasse, senza bisogno di prove. È il Comune che, se vuole riscuotere l’IMU, deve fornire la prova contraria, dimostrando che un immobile specifico non è usato per scopi sociali.

Cosa succede se le parti si accordano durante un processo?
Se le parti trovano un accordo, possono chiedere al giudice di sospendere o rinviare il processo per formalizzarlo. Questo chiude la controversia senza una sentenza finale sul merito, come avvenuto in questo caso davanti alla Corte di Cassazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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