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Esenzione ICI immobile locato: negata se il proprietario incassa

Una società immobiliare, proprietaria di un centro sportivo, lo affitta a un’associazione sportiva dilettantistica, chiedendo poi l’esenzione dal pagamento dell’ICI. La Cassazione ha negato l’esenzione ICI sull’immobile locato. Il principio stabilito è che i requisiti per il beneficio fiscale, sia quello sull’uso non commerciale dell’immobile (oggettivo) sia quello sulla natura non commerciale del proprietario (soggettivo), devono essere posseduti dalla stessa entità. Affittare l’immobile è un’attività commerciale per il proprietario, che ne ricava un reddito (il canone). Di conseguenza, anche se l’inquilino svolge un’attività meritevole, il proprietario non ha diritto all’esenzione perché sta utilizzando il bene a scopo di lucro. Il Comune vince la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 6038 Anno 2023
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Pubblicato il 26 aprile 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Esenzione ICI: quando l’affitto blocca il beneficio

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale in materia di agevolazioni fiscali sugli immobili. Il caso riguarda la negazione dell’esenzione ICI immobile locato, anche se l’inquilino è un ente che svolge attività meritevoli. La decisione sottolinea un principio fondamentale: per ottenere il beneficio, è l’attività del proprietario a essere determinante, non quella di chi occupa l’immobile in affitto. Questa sentenza offre spunti importanti per società immobiliari, enti del terzo settore e chiunque possieda immobili concessi in uso a terzi.

I fatti del caso: un centro sportivo in affitto

La vicenda ha origine da un avviso di accertamento fiscale emesso da un Comune nei confronti di una società di gestione immobiliare. La società è proprietaria di un grande impianto sportivo e lo ha concesso in locazione a un’associazione sportiva dilettantistica senza scopo di lucro. Forte di questa circostanza, la società proprietaria riteneva di avere diritto all’esenzione dal pagamento dell’ICI, l’imposta comunale sugli immobili. Secondo la sua tesi, l’uso effettivo dell’immobile per finalità sportive e non commerciali da parte dell’associazione era sufficiente a giustificare l’agevolazione fiscale.

Il Comune, tuttavia, non era dello stesso avviso. L’amministrazione ha contestato il diritto all’esenzione, sostenendo che l’attività della società proprietaria non fosse meritevole del beneficio. La controversia è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se l’esenzione spetti in base all’uso dell’inquilino o all’attività del proprietario.

La regola dei due requisiti per l’esenzione ICI immobile locato

La legge prevede l’esenzione ICI (oggi IMU) per gli immobili utilizzati da enti non commerciali per lo svolgimento di attività istituzionali, come quelle assistenziali, culturali o sportive. Per ottenere questo beneficio, devono essere soddisfatti due requisiti contemporaneamente.

Il primo è il requisito soggettivo: il soggetto che possiede l’immobile deve essere un ente non commerciale. Il secondo è il requisito oggettivo: l’immobile deve essere effettivamente e esclusivamente utilizzato per una delle attività meritevoli elencate dalla norma. Il punto centrale della questione è chi debba possedere questi due requisiti.

Le motivazioni: perché l’esenzione ICI sull’immobile locato è stata negata

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società immobiliare, confermando la validità dell’accertamento fiscale. I giudici hanno stabilito un principio netto: i due requisiti, soggettivo e oggettivo, devono essere posseduti dallo stesso soggetto, ovvero colui che è tenuto a pagare l’imposta. In questo caso, il proprietario.

Nel momento in cui la società proprietaria concede l’immobile in locazione, realizza un’attività commerciale. La percezione di un canone di affitto, infatti, è un’operazione economica che genera un reddito. L’utilizzo del bene da parte del proprietario è, a tutti gli effetti, a scopo di lucro. Non ha alcuna importanza, secondo la Corte, che l’inquilino (l’associazione sportiva) utilizzi poi l’immobile per finalità non commerciali. L’attività dell’inquilino è irrilevante ai fini dell’esenzione richiesta dal proprietario. La locazione stessa interrompe il legame diretto tra il possesso dell’immobile e lo svolgimento dell’attività meritevole, che è il fondamento dell’esenzione ICI immobile locato.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

La Corte ha concluso che la società immobiliare non aveva diritto all’esenzione. Affittando l’immobile, la società lo ha destinato a un’attività produttiva di reddito, quindi commerciale. Di conseguenza, è venuto meno il requisito oggettivo in capo al proprietario, che non utilizza più direttamente il bene per scopi istituzionali. La società è stata quindi condannata a pagare l’imposta richiesta dal Comune, oltre alle spese legali del giudizio. Questa decisione rafforza un orientamento consolidato, ribadendo che le agevolazioni fiscali sono strettamente legate all’uso diretto dell’immobile da parte del soggetto passivo d’imposta.

Se affitto un mio immobile a un’associazione non-profit, ho diritto all’esenzione IMU?
No. Secondo la Cassazione, se il proprietario percepisce un canone di affitto, sta svolgendo un’attività commerciale. Questo fa perdere il diritto all’esenzione, indipendentemente dall’attività svolta dall’inquilino.

Cosa conta per l’esenzione ICI/IMU: l’attività del proprietario o quella dell’inquilino?
Conta esclusivamente l’attività del proprietario. Per ottenere l’esenzione, il proprietario deve essere un ente non commerciale e deve utilizzare direttamente l’immobile per le sue attività istituzionali, senza affittarlo.

L’esenzione ICI è automatica se l’immobile è usato per attività sportive o culturali?
No, non è automatica. Devono essere presenti contemporaneamente due condizioni in capo al proprietario: la sua natura di ente non commerciale e l’utilizzo diretto ed esclusivo dell’immobile per le attività meritevoli previste dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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