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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop della Cassazione

Una società ha impugnato un avviso di accertamento relativo all’indebita detrazione IVA per oltre 24 milioni di euro, derivante dall’acquisto di un centro commerciale. Dopo che la Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto il diritto alla detrazione escludendo l’abuso del diritto, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha presentato istanza di sospensione per avvalersi della definizione agevolata delle liti tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 24599 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Come funziona la definizione agevolata delle liti tributarie in Cassazione

Quando un contribuente affronta una complessa controversia fiscale contro il Fisco, la legge offre talvolta una via d’uscita per chiudere la partita. La definizione agevolata delle liti tributarie rappresenta uno strumento fondamentale per disinnescare contenziosi lunghi e costosi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione illustra l’applicazione pratica di questa misura di favore. Nel caso in esame, una società ha richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla sanatoria fiscale prevista dalla Legge di Bilancio.

Il caso originario: la maxi-operazione sul centro commerciale

La vicenda nasce da un accertamento fiscale di enorme portata. L’Agenzia delle Entrate contesta a una società la detrazione dell’IVA per un importo superiore a 24 milioni di euro. Questa ingente imposta scaturisce da un contratto di compravendita relativo a un grande centro commerciale situato in Campania. Il Fisco ritiene l’operazione non regolare sotto il profilo fiscale e nega il diritto al recupero dell’imposta. La società si difende con forza sostenendo la piena legittimità dell’operazione commerciale e l’assenza di qualsiasi intento elusivo. I giudici di secondo grado danno ragione alla contribuente. La sentenza d’appello esclude l’abuso del diritto e conferma la spettanza della detrazione IVA. L’amministrazione finanziaria non accetta la decisione e propone ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per ribaltare l’esito favorevole alla società.

L’istanza di sospensione per la definizione agevolata delle liti tributarie

Durante la pendenza del giudizio di legittimità, interviene una novità legislativa molto importante. La Legge di Bilancio introduce la possibilità di estinguere le controversie tributarie pendenti attraverso un pagamento agevolato. La società decide di cogliere questa opportunità per azzerare il rischio di un esito sfavorevole in Cassazione. Il difensore deposita quindi una formale istanza per richiedere la sospensione del processo. La norma stabilisce che il contribuente deve dichiarare espressamente di volersi avvalere della definizione agevolata delle liti tributarie. Questa richiesta congela temporaneamente il giudizio per consentire il pagamento delle somme dovute o della prima rata entro i termini stabiliti dalla legge. Il deposito dell’istanza rappresenta un passaggio obbligatorio per bloccare le attività processuali in corso.

Le motivazioni: la verifica dei requisiti per la definizione agevolata delle liti tributarie

I giudici della Suprema Corte analizzano i presupposti normativi della richiesta formulata dalla società. La legge di stabilità prevede che le controversie tributarie pendenti in ogni stato e grado possono essere definite a domanda del contribuente. Il valore della lite si determina in base alle imposte contestate, escludendo sanzioni e interessi dal calcolo finale. La presentazione dell’istanza impone al giudice di sospendere il processo fino alla scadenza del termine di legge. La sospensione tutela il diritto del contribuente di perfezionare la procedura di sanatoria senza il rischio di decisioni nel merito. La Corte verifica la regolarità formale della domanda presentata dalla società e riscontra la sussistenza di tutti i requisiti di legge per concedere la misura temporanea richiesta.

Le conclusioni: la sospensione del giudizio e il rinvio a nuovo ruolo

La Corte di Cassazione accoglie l’istanza della società contribuente. Il collegio giudicante dispone la sospensione del giudizio ex art. 1, comma 197, della legge numero 197 del 2022. Questa decisione blocca la causa e rinvia la trattazione a nuovo ruolo. Il rinvio a nuovo ruolo permette alla società di depositare la documentazione che prova il pagamento dell’importo dovuto o della prima rata. Se la procedura si conclude regolarmente, il processo si estinguerà definitivamente con decreto presidenziale. In caso contrario, l’ufficio tributario potrà notificare il diniego della sanatoria e il giudizio riprenderà il suo corso ordinario. La decisione rappresenta un’applicazione rigorosa delle tutele processuali previste per i contribuenti che scelgono la via della conciliazione agevolata, garantendo la certezza del diritto.

Cosa comporta la richiesta di definizione agevolata per un processo in corso?
La richiesta comporta la sospensione temporanea del processo per consentire al contribuente di pagare gli importi dovuti e presentare la documentazione.

Quali controversie possono accedere alla definizione agevolata?
Possono accedere le controversie tributarie pendenti in ogni stato e grado del giudizio in cui è parte l’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede se il contribuente non perfeziona il pagamento della sanatoria?
Se il pagamento non viene effettuato o la domanda viene respinta, il processo tributario precedentemente sospeso riprende il suo corso normale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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