Violazione DASPO: Ricorso Inammissibile se Ripete i Motivi dell’Appello
L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, n. 43120/2023, offre un’importante lezione sulla procedura penale e sulla gestione dei ricorsi. Il caso riguarda una condanna per violazione DASPO, un provvedimento che vieta l’accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. La Suprema Corte ha stabilito che un ricorso è inammissibile se si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte, con motivazione logica e congrua, nel precedente grado di giudizio.
I Fatti di Causa
Il caso nasce dalla condanna di un individuo per la violazione delle prescrizioni imposte dal Questore. A questa persona era stato vietato, per un periodo di due anni, l’accesso agli stadi e alle aree circostanti. Nonostante il divieto, si era recato presso uno stadio in occasione di un incontro di calcio internazionale con l’intento di vendere i biglietti per la partita.
Il Tribunale di primo grado e, successivamente, la Corte d’Appello avevano confermato la sua colpevolezza per il reato previsto dall’art. 6, commi 1 e 6, del d.lgs. 401/1989.
I Motivi del Ricorso e la violazione DASPO
Attraverso il suo difensore, l’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due principali motivi:
- Mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.): La difesa sosteneva che il comportamento tenuto non fosse sufficientemente grave da meritare una condanna penale.
- Errata applicazione della recidiva: Si contestava l’aggravante della recidiva, applicata a seguito della violazione del divieto amministrativo, senza una reale verifica della maggiore pericolosità sociale dell’imputato.
La difesa mirava a dimostrare un vizio di motivazione e una violazione di legge da parte della Corte d’Appello.
La Decisione della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, trattando congiuntamente entrambi i motivi. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: il ricorso per cassazione non può essere una semplice riproposizione delle censure già sollevate in appello e adeguatamente respinte dal giudice precedente. In questo caso, la Corte d’Appello aveva già esaminato e confutato le argomentazioni della difesa con una motivazione considerata logica e priva di vizi.
Le Motivazioni
La Corte ha specificato le ragioni per cui le argomentazioni della Corte d’Appello erano corrette e, di conseguenza, il ricorso inammissibile.
Per quanto riguarda il primo motivo, la Suprema Corte ha evidenziato che la Corte territoriale aveva giustamente escluso la lieve tenuità del fatto. La condotta dell’imputato non si era limitata alla semplice violazione DASPO, ma si era aggravata dalla messa in vendita di biglietti. Questo comportamento, secondo i giudici, dimostrava una piena consapevolezza dell’illecito e una pericolosità non trascurabile, andando oltre una semplice disobbedienza.
In relazione al secondo motivo, quello sulla recidiva, la Cassazione ha confermato la validità del ragionamento della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva rinnovato il giudizio sulla pericolosità sociale dell’imputato, concludendo che il suo comportamento manifestava una ‘spiccata intolleranza ai divieti posti dall’autorità’. Di conseguenza, l’applicazione della recidiva era pienamente giustificata.
Le Conclusioni
L’ordinanza ha delle implicazioni pratiche significative. In primo luogo, ribadisce che il ricorso in Cassazione deve sollevare questioni di legittimità nuove o evidenziare vizi logici manifesti nella sentenza impugnata, non può essere un ‘terzo grado di merito’. In secondo luogo, chiarisce che la violazione di un provvedimento come il DASPO, specialmente se accompagnata da altre condotte illecite come la vendita di biglietti, è considerata un indicatore di pericolosità sociale che impedisce l’applicazione di istituti di favore come la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende sancisce la definitività della sua responsabilità.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile se i motivi presentati sono una mera e acritica riproposizione delle stesse argomentazioni già esaminate e respinte con motivazione congrua e logica dalla Corte d’Appello nel precedente grado di giudizio.
La violazione del DASPO può essere considerata un’offesa di ‘lieve tenuità’ secondo l’art. 131-bis c.p.?
No, secondo la sentenza, la violazione del DASPO non è considerata di lieve tenuità, specialmente se l’imputato non si limita a contravvenire al divieto ma compie ulteriori azioni, come la messa in vendita di biglietti, che dimostrano una maggiore pericolosità sociale e una consapevolezza dell’illecito.
Cosa succede quando un ricorso penale viene dichiarato inammissibile?
A norma dell’art. 616 del codice di procedura penale, la declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro, equitativamente fissata dal giudice, in favore della Cassa delle ammende.