\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Violazione CEDU: l’istanza personale è obbligatoria, ricorso nullo

Un detenuto, tramite il suo avvocato, ha chiesto di eliminare gli effetti di una condanna per violazione dei diritti sanciti dalla C.E.D.U. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio chiave affermato è che l’istanza personale ex art. 628-bis c.p.p. è un requisito fondamentale. La richiesta deve essere presentata e sottoscritta direttamente dal condannato, non potendo essere interamente delegata al legale, anche se munito di procura speciale. La genericità e la forma caotica dell’atto hanno contribuito alla decisione negativa, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 6170 Anno 2026
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 25 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Istanza Personale: la Cassazione chiarisce i requisiti dell’art. 628-bis c.p.p.

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di ricorsi basati su violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (C.E.D.U.). La Corte ha stabilito che la richiesta per eliminare gli effetti pregiudizievoli di una condanna, ai sensi dell’articolo 628-bis del codice di procedura penale, deve essere un atto strettamente personale del condannato. Questa decisione sottolinea l’importanza dei requisiti formali e la necessità di una istanza personale ex art. 628-bis c.p.p., un aspetto che non può essere trascurato.

La vicenda all’origine della decisione

Il caso riguarda un uomo, attualmente detenuto, che riteneva la sua condanna definitiva viziata da una violazione dei suoi diritti fondamentali, così come tutelati dalla C.E.D.U. e dai suoi protocolli aggiuntivi. Per far valere le sue ragioni, ha deciso di avvalersi di uno strumento specifico previsto dalla legge italiana: la richiesta di rimozione degli effetti pregiudizievoli della decisione. A tal fine, ha conferito un incarico a un avvocato nominandolo procuratore speciale per presentare il ricorso.

Il ricorso basato sull’art. 628-bis c.p.p.

L’avvocato, in qualità di procuratore speciale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo era ottenere l’annullamento delle sentenze precedenti e la celebrazione di un nuovo procedimento. Il legale sosteneva che le decisioni dei giudici di merito avessero prodotto conseguenze negative e ingiuste per il suo assistito, in contrasto con i principi del diritto internazionale. La difesa si basava interamente sulla presunta violazione della C.E.D.U., un argomento che, se accolto, può portare a una revisione del processo.

Il requisito fondamentale: l’istanza personale ex art. 628-bis c.p.p.

La Corte di Cassazione, tuttavia, non è nemmeno entrata nel merito della questione. I giudici hanno fermato il procedimento sul nascere, dichiarando il ricorso inammissibile per un vizio di forma ritenuto insuperabile. Il problema risiedeva nel modo in cui l’istanza era stata presentata. La legge, secondo l’interpretazione consolidata della giurisprudenza, richiede che la richiesta sia presentata ‘personalmente’ dall’interessato. Questo significa che l’atto deve provenire direttamente dal condannato, essere da lui sottoscritto, manifestando in prima persona la sua volontà. La procura speciale conferita all’avvocato non è sufficiente a sostituire questo requisito essenziale. L’istanza personale ex art. 628-bis c.p.p. è quindi un presupposto imprescindibile.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile

La Corte ha spiegato che la richiesta di cui all’art. 628-bis c.p.p. è un atto personalissimo. L’avvocato può certamente assistere il condannato e compiere gli atti successivi, ma non può sostituirsi a lui nell’atto di impulso iniziale. Nel caso specifico, il ricorso si limitava a riportare il testo dell’istanza e a chiedere una nuova celebrazione dei procedimenti, senza una chiara e diretta manifestazione di volontà del diretto interessato. Inoltre, i giudici hanno definito l’esposizione dei motivi ‘generica, prolissa, caotica e carente di indicazioni’ idonee a inquadrare le presunte violazioni. La mancanza del requisito personale, unita alla confusione dell’atto, ha reso inevitabile la dichiarazione di inammissibilità.

Le conclusioni: ricorso respinto e condanna alle spese

L’esito è stato sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, impedendo di fatto qualsiasi discussione sulla presunta violazione dei diritti. Di conseguenza, il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito sull’importanza di rispettare scrupolosamente le regole procedurali, specialmente quando si tratta di rimedi straordinari come quello previsto dall’art. 628-bis c.p.p., dove la forma diventa sostanza.

Cosa significa presentare un’istanza ‘personalmente’ in questo contesto?
Significa che la richiesta deve essere sottoscritta e presentata direttamente dalla persona interessata, in questo caso il condannato, e non può essere un atto redatto e presentato autonomamente dal solo avvocato, anche se munito di procura speciale.

Un avvocato può presentare un ricorso basato sull’art. 628-bis c.p.p.?
Sì, ma l’atto di impulso, cioè la richiesta iniziale, deve provenire ed essere firmata personalmente dal condannato. L’avvocato, come procuratore speciale, può autenticare la firma e svolgere le attività successive, ma non può sostituirsi al suo assistito nel manifestare questa specifica volontà.

Cosa succede se un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Il giudice non esamina il merito della questione. La richiesta viene respinta per un vizio di forma o di procedura. Inoltre, come in questo caso, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati