Utilizzabilità Intercettazioni: Quando una Prova può “Viaggiare” tra Processi?
La questione dell’utilizzabilità intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state originariamente autorizzate è uno dei temi più delicati e complessi della procedura penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 9847/2023) torna a far luce sui rigidi paletti imposti dalla legge, annullando un’ordinanza cautelare per un difetto di motivazione proprio su questo punto cruciale. Il caso riguarda un imprenditore indagato per corruzione e turbata libertà degli incanti, la cui posizione era fondata su captazioni disposte in un’altra indagine. Vediamo nel dettaglio i fatti e i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte.
I Fatti: Un’Indagine che ne Genera un’Altra
Tutto ha origine da un’indagine avviata nel 2018 dalla Procura A nei confronti di un imprenditore per una fattispecie legata a pubbliche forniture. Nel corso di questa attività investigativa, vengono disposte delle intercettazioni telefoniche. Dai dialoghi captati, però, emergono indizi relativi a fatti completamente diversi: due presunti episodi di corruzione e turbativa d’asta che vedono coinvolti un altro imprenditore (ricorrente in Cassazione), un Sindaco e un architetto come mediatore.
Questi nuovi fatti, non essendo di competenza territoriale della Procura A, vengono stralciati e trasmessi alla Procura B. Quest’ultima, sulla base di quegli stessi risultati investigativi, chiede e ottiene dal Giudice per le Indagini Preliminari una misura cautelare (inizialmente arresti domiciliari, poi sostituiti con il divieto di dimora) a carico del nuovo indagato.
Il Ricorso in Cassazione e il tema dell’Utilizzabilità delle Intercettazioni
La difesa dell’imprenditore contesta la legittimità del provvedimento, sostenendo la violazione dell’art. 270 del codice di procedura penale. Il punto centrale del ricorso è l’inutilizzabilità delle conversazioni intercettate. Secondo il legale, le intercettazioni disposte nel procedimento originario non potevano essere usate nel nuovo procedimento, poiché mancava un reale legame di connessione, come richiesto dalla legge, tra i reati per cui si procedeva originariamente e quelli contestati al suo assistito.
Il Tribunale del riesame aveva rigettato questa tesi, affermando che le captazioni erano utilizzabili perché i fatti, pur diversi, erano ‘oggettivamente e soggettivamente connessi’, in quanto rientranti in un più ampio ambito di ‘attività illecite riconducibili all’imprenditore… nel settore degli appalti’. Una motivazione che la Cassazione ha ritenuto insufficiente e viziata.
Le Motivazioni della Suprema Corte: La Necessità di un Legame Sostanziale
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, giudicando fondato il primo motivo e annullando l’ordinanza con rinvio al Tribunale. Il ragionamento dei giudici di legittimità è rigoroso e si basa sui principi consolidati in materia di utilizzabilità intercettazioni.
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Disciplina Applicabile: La Corte chiarisce che, essendo le autorizzazioni alle intercettazioni anteriori al 31 agosto 2020, si applica la versione dell’art. 270 c.p.p. precedente alle riforme, più restrittiva. Questa norma permette l’uso dei risultati in procedimenti diversi solo se indispensabili per accertare delitti per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza, oppure in presenza di una ‘connessione’ ex art. 12 c.p.p. tra i reati.
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La Nozione di Connessione: Questo è il cuore della decisione. La Cassazione ribadisce che la connessione che consente il ‘travaso’ delle prove da un fascicolo all’altro non può essere generica o basata su mere coincidenze (come l’identità del soggetto indagato o il settore di attività). Deve essere una connessione sostanziale e processuale, riconducibile a una delle ipotesi tassativamente previste dall’art. 12 c.p.p. (ad esempio, reato continuato o concorso di persone nello stesso reato).
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Il Vizio della Motivazione del Tribunale: La Suprema Corte definisce la motivazione del Tribunale del riesame ‘obiettivamente viziata’. Il Tribunale avrebbe dovuto verificare in concreto se tra il reato originario (art. 356 c.p.) e i nuovi reati di corruzione esistesse un legame strutturale, come un medesimo disegno criminoso programmato fin dall’inizio (art. 12 lett. b) o un legame oggettivo tra le condotte (art. 12 lett. c). Invece, si è limitato a un riferimento generico all’attività dell’imprenditore nel settore degli appalti, che è una circostanza di fatto irrilevante per configurare la connessione giuridica.
Le Conclusioni: Annullamento con Rinvio e Principio di Diritto
La sentenza si conclude con l’annullamento dell’ordinanza impugnata e il rinvio al Tribunale di Napoli per un nuovo esame. Il giudice del rinvio dovrà applicare i principi enunciati e procedere a una verifica puntuale: esiste o no una connessione sostanziale, ai sensi dell’art. 12 c.p.p., tra i reati oggetto dei due procedimenti?
Se tale connessione non verrà riscontrata, le intercettazioni disposte nel primo procedimento dovranno essere dichiarate inutilizzabili nel secondo. Di conseguenza, il quadro indiziario a carico dell’imprenditore dovrà essere rivalutato senza tener conto di quelle prove. Questa decisione riafferma un principio di garanzia fondamentale: la limitazione all’uso delle intercettazioni serve a evitare ‘indagini a strascico’ e a tutelare la riservatezza dei cittadini, consentendo l’uso di prove ‘migrate’ solo in casi specifici e legalmente definiti.
È sempre possibile utilizzare le intercettazioni di un procedimento penale in un altro procedimento?
No. La legge pone limiti stringenti. Secondo la disciplina applicabile al caso di specie, i risultati delle intercettazioni possono essere utilizzati in procedimenti diversi solo se risultano indispensabili per accertare delitti per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza o se i reati dei due procedimenti sono tra loro ‘connessi’ ai sensi dell’art. 12 del codice di procedura penale.
Cosa si intende per ‘connessione’ tra reati ai fini dell’utilizzabilità delle intercettazioni?
La connessione non è un legame generico o di mera opportunità investigativa. Deve essere un legame ‘sostanziale’, basato su criteri oggettivi e predeterminati dalla legge (art. 12 c.p.p.), come il concorso di persone nel medesimo reato, il vincolo della continuazione (stesso disegno criminoso) o un nesso strutturale tra le condotte. Una semplice coincidenza di soggetti o di settore di attività non è sufficiente.
Se un’intercettazione è inutilizzabile, sono inutilizzabili anche tutte le prove scoperte grazie ad essa?
Non necessariamente. In materia di inutilizzabilità non opera automaticamente il principio della ‘trasmissibilità del vizio’ valido per le nullità. Un decreto autorizzativo successivo, anche se scaturito da notizie apprese tramite un’intercettazione inutilizzabile, può essere valido se fondato su una notizia di reato autonoma. Tuttavia, la prova originaria inutilizzabile non potrà mai essere usata a fondamento di una decisione.