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Usa bancomat altrui e restituisce i soldi: sconto di pena negato

Un imputato, condannato per l’uso illecito di una carta bancomat altrui, aveva restituito le somme prelevate. Nonostante ciò, i giudici gli hanno negato la concessione dell’attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: la sola restituzione del denaro non basta. Per ottenere lo sconto di pena, il risarcimento deve essere integrale, ovvero deve coprire sia il danno economico (patrimoniale) sia quello morale (non patrimoniale), come lo stress e il disagio causati alla vittima. Un risarcimento parziale non è sufficiente per beneficiare della circostanza attenuante.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 22593 Anno 2023
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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Restituire i soldi dopo un furto non basta: la Cassazione e l’attenuante del risarcimento del danno

Commettere un reato e poi pentirsi, cercando di rimediare, può portare a uno sconto di pena. Tuttavia, la legge richiede che la riparazione sia completa e sincera. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito questo concetto, negando l’applicazione dell’attenuante del risarcimento del danno a un soggetto che aveva restituito solo una parte di quanto dovuto. La decisione sottolinea che il danno da risarcire non è solo quello economico, ma anche quello morale.

Il caso: uso illecito di un bancomat e la restituzione del denaro

La vicenda ha origine da un episodio di indebito utilizzo di una carta bancomat. Una persona si impossessava della carta di altri e la usava per effettuare dei prelievi illeciti. Successivamente, prima che iniziasse il processo a suo carico, l’imputato provvedeva a restituire alle vittime l’esatta somma di denaro che aveva sottratto. Forte di questo gesto, si aspettava che i giudici ne tenessero conto, applicando una riduzione della pena.

La difesa: ‘Ho risarcito, merito uno sconto di pena’

La linea difensiva dell’imputato si basava interamente sull’avvenuta restituzione del denaro. Secondo il suo avvocato, questo comportamento dimostrava la volontà di riparare al male commesso e, pertanto, doveva essere premiato con il riconoscimento della circostanza attenuante prevista dall’articolo 62 del Codice Penale. Questa norma, infatti, prevede uno sconto di pena per chi ha, prima del giudizio, integralmente risarcito il danno.

La visione dei giudici sull’attenuante del risarcimento del danno

I giudici, sia in primo grado che in appello, non hanno accolto la tesi difensiva. La Corte di Cassazione, infine, ha messo un punto fermo sulla questione. Il concetto di ‘danno’ derivante da un reato è più ampio della semplice perdita economica. Esiste anche un danno ‘non patrimoniale’, cioè il disagio, la preoccupazione, lo stress e il tempo perso che la vittima ha dovuto subire a causa del reato. Nel caso specifico, le vittime avevano dovuto affrontare la seccatura di bloccare la carta, sporgere denuncia e gestire le conseguenze dell’accaduto. Questo tipo di pregiudizio merita anch’esso una riparazione.

Le motivazioni: perché la restituzione parziale non è sufficiente

La Corte ha spiegato che, per ottenere l’attenuante del risarcimento del danno, la riparazione deve possedere tre caratteristiche fondamentali: deve essere volontaria, effettiva e, soprattutto, integrale. ‘Integrale’ significa che deve coprire la totalità del pregiudizio causato, sia patrimoniale che non patrimoniale. Restituire solo la somma prelevata equivale a un risarcimento parziale, perché lascia scoperte tutte le altre conseguenze negative subite dalle vittime. I giudici hanno il potere di valutare la congruità del risarcimento e, in questo caso, hanno correttamente ritenuto che la semplice restituzione del denaro non fosse idonea a compensare pienamente le vittime.

Le conclusioni: l’importanza di un risarcimento integrale

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. L’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e la sua pena non è stata ridotta. Questa sentenza consolida un principio giuridico importante: chi vuole beneficiare dell’attenuante del risarcimento del danno deve dimostrare un impegno concreto e completo nel rimediare alle conseguenze delle proprie azioni. Non basta un gesto puramente ‘matematico’ come la restituzione del maltolto. È necessario un ristoro che tenga conto di tutta la sofferenza, anche quella non immediatamente quantificabile, inflitta alla vittima.

Restituire i soldi rubati garantisce sempre uno sconto di pena?
No, la restituzione deve essere completa e volontaria. Deve coprire non solo la perdita economica ma anche il danno morale subito dalla vittima.

Cosa si intende per danno non patrimoniale in un caso di furto?
È il disagio, lo stress e la preoccupazione causati alla vittima. Ad esempio, il tempo perso per bloccare la carta, denunciare il fatto e la paura subita.

Cosa succede se il risarcimento del danno è solo parziale?
Come stabilito in questa sentenza, un risarcimento parziale non è sufficiente per ottenere l’attenuante prevista dalla legge, quindi la pena non viene ridotta per questo motivo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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