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Truffa online: condanna confermata, ma multa illegale per 500€

Due persone vengono condannate per truffe online. Una di loro ricorre in Cassazione, lamentando l’illegalità della pena pecuniaria. I giudici, infatti, le avevano inflitto una multa di 2.000 euro, mentre la legge per quel reato prevede un massimo di 1.549 euro. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla ricorrente: pur confermando la sua colpevolezza, ha annullato la sentenza solo sulla parte della multa, ordinando alla Corte d’Appello di ricalcolarla correttamente. Il ricorso del complice è stato invece respinto. La sentenza stabilisce che il giudice non può mai superare i limiti massimi di pena fissati dalla legge.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 17791 Anno 2026
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Pubblicato il 30 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Truffa online: la multa deve rispettare i limiti di legge

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di truffe online, stabilendo un principio fondamentale sulla determinazione della pena. La vicenda riguarda due persone condannate per aver commesso numerose frodi sul web. Sebbene la loro colpevolezza sia stata confermata, la Corte ha rilevato un vizio cruciale: l’illegalità della pena pecuniaria inflitta a una dei due condannati. Questo caso dimostra come, anche a fronte di un reato accertato, il rispetto delle regole procedurali e dei limiti di pena sia un pilastro del nostro sistema giuridico.

I fatti: le truffe e la condanna

La vicenda ha origine da una serie di truffe realizzate online. Due complici sono stati ritenuti responsabili e condannati nei primi gradi di giudizio. La condanna prevedeva sia una pena detentiva (la reclusione) sia una pena pecuniaria (la multa). Uno dei due condannati, tuttavia, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, non per contestare la propria colpevolezza, ma per un motivo molto specifico e tecnico: l’importo della multa che le era stata imposta. Secondo la sua difesa, la cifra stabilita dai giudici era superiore a quella massima consentita dalla legge per il reato di truffa.

Il limite della discrezionalità del giudice

Il giudice, nel decidere la pena, gode di un potere discrezionale. Egli deve valutare la gravità del reato, la capacità a delinquere del colpevole e altri parametri indicati dalla legge. Può scegliere una pena più vicina al minimo o al massimo previsto, motivando la sua decisione. Tuttavia, questa discrezionalità non è illimitata. Il giudice è vincolato dalla cosiddetta “cornice edittale”, ovvero l’intervallo di pena che il legislatore ha fissato per ogni singolo reato. Superare questi limiti, sia verso il basso che verso l’alto, rende la pena illegale.

L’illegalità della pena pecuniaria nel caso specifico

Nel caso esaminato, la legge (articolo 640 del codice penale) prevedeva per la truffa una pena pecuniaria compresa tra 51 e 1.549 euro. I giudici di merito avevano invece condannato l’imputata al pagamento di una multa di 2.000 euro. Questa cifra, sebbene forse ritenuta congrua alla gravità dei fatti, era oggettivamente al di fuori dei confini legali. L’errore, pur essendo di poche centinaia di euro, ha costituito una violazione di legge che ha reso quella parte della sentenza invalida. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso su questo punto.

Le motivazioni: perché la pena pecuniaria era illegale

La Corte di Cassazione ha spiegato che il rispetto della cornice edittale è un principio non derogabile. Mentre la valutazione sulla congruità della pena all’interno dei limiti è un giudizio di merito, insindacabile in sede di legittimità se ben motivato, l’applicazione di una pena che eccede il massimo legale è un errore di diritto. L’illegalità della pena pecuniaria non è una questione di opinione, ma un dato oggettivo che emerge dal confronto tra la sentenza e la norma. Per questo motivo, la Corte ha annullato la sentenza impugnata, ma solo limitatamente al trattamento sanzionatorio. La responsabilità penale della condannata è stata confermata in via definitiva.

Le conclusioni: condanna confermata, multa da rifare

L’esito finale è stato duplice. Il ricorso del primo imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la sua condanna definitiva. Per la seconda imputata, la Corte ha annullato la sentenza e ha ordinato un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano. Questo nuovo processo non discuterà la colpevolezza, ormai accertata, ma servirà esclusivamente a ricalcolare l’importo della multa, che dovrà necessariamente rientrare nei limiti previsti dalla legge. La sentenza ribadisce che la giustizia non consiste solo nel punire i colpevoli, ma anche nel farlo nel rigoroso rispetto delle leggi.

Un giudice può decidere liberamente l’importo di una multa?
No, il giudice ha discrezionalità ma deve sempre rimanere entro i limiti minimi e massimi, la cosiddetta ‘cornice edittale’, stabiliti dalla legge per quel reato.

Cosa succede se una multa è superiore al massimo previsto dalla legge?
La pena è considerata illegale. La sentenza può essere annullata su quel punto specifico e rinviata a un altro giudice per calcolare correttamente la sanzione.

Se la pena viene annullata, la condanna per il reato scompare?
Non necessariamente. In questo caso, la condanna per il reato di truffa è stata confermata. Solo la parte della sentenza relativa all’importo della multa è stata annullata e dovrà essere ricalcolata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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