Termini Impugnazione Assente: La Cassazione Sancisce l’Aumento di 15 Giorni
Il rispetto dei termini processuali è un pilastro fondamentale del sistema giudiziario. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 46243/2024) ha offerto un chiarimento cruciale sui termini impugnazione assente, alla luce delle novità introdotte dalla cosiddetta Riforma Cartabia. Questa decisione sottolinea l’importanza per gli operatori del diritto di rimanere costantemente aggiornati sulle modifiche legislative per garantire la piena tutela dei diritti dei loro assistiti. Il caso in esame ha portato all’annullamento di una declaratoria di inammissibilità, riaprendo le porte del processo d’appello a due imputati.
I Fatti di Causa
Due persone venivano condannate in primo grado dal Tribunale di Trapani per reati in materia edilizia ed urbanistica. La sentenza, con motivazione contestuale al dispositivo, veniva pronunciata il 19 gennaio 2023. Gli avvocati degli imputati presentavano appello contro tale decisione. Tuttavia, la Corte di appello di Palermo, con sentenza del 22 ottobre 2023, dichiarava i ricorsi inammissibili. La ragione? Secondo la Corte territoriale, gli appelli erano stati depositati tardivamente, oltre il termine di 15 giorni previsto dalla legge.
L’Errore della Corte d’Appello nel Calcolo dei Termini
La Corte d’appello aveva calcolato il termine per impugnare basandosi esclusivamente sull’art. 585, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce un termine di quindici giorni per l’impugnazione delle sentenze la cui motivazione viene letta contestualmente al dispositivo. Di conseguenza, avendo il Tribunale deciso il 19 gennaio 2023, la Corte d’appello aveva ritenuto che il termine ultimo per appellare fosse scaduto il 3 febbraio 2023. Poiché i ricorsi erano stati presentati il 15 febbraio 2023, erano stati giudicati tardivi e, quindi, inammissibili. In questo calcolo, però, la Corte territoriale aveva commesso un errore di diritto, tralasciando una modifica normativa di fondamentale importanza.
La Decisione della Cassazione e i Termini Impugnazione Assente
I difensori degli imputati hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando un error juris. Essi hanno evidenziato che la Corte d’appello non aveva tenuto conto del nuovo comma 1-bis dell’art. 585 cod. proc. pen., introdotto dal D.Lgs. n. 150 del 2022 (Riforma Cartabia), entrato in vigore il 30 dicembre 2022. Questa nuova disposizione prevede espressamente che, quando la sentenza è pronunciata in assenza dell’imputato, i termini per l’impugnazione sono aumentati di quindici giorni.
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente questa tesi. Poiché la sentenza di primo grado era stata emessa il 19 gennaio 2023, ovvero dopo l’entrata in vigore della riforma, e poiché il processo si era celebrato in assenza degli imputati, la nuova norma doveva essere applicata. Pertanto, il termine corretto per l’impugnazione non era di 15 giorni, ma di 30 giorni (15 giorni ordinari + 15 giorni di aumento).
Le Motivazioni
La Suprema Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che la Corte d’appello ha errato nel non considerare la nuova disposizione normativa. La sentenza di primo grado, essendo stata pronunciata in un’epoca in cui la Riforma Cartabia era già vigente, doveva soggiacere alle nuove regole procedurali. L’aumento dei termini impugnazione assente è una garanzia introdotta dal legislatore per assicurare all’imputato non presente un lasso di tempo più congruo per venire a conoscenza della decisione e preparare un’adeguata difesa. La Corte di Palermo, ignorando tale disposizione, ha compiuto un palese errore di diritto che ha leso il diritto di difesa degli imputati. Di conseguenza, l’appello presentato il 15 febbraio 2023 era pienamente tempestivo, in quanto depositato ben prima della scadenza del termine di 30 giorni.
Le Conclusioni
In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di appello di Palermo, rinviando il caso ad un’altra sezione della stessa Corte per un nuovo giudizio. Questo nuovo giudizio dovrà ovviamente partire dal presupposto che l’appello è stato presentato tempestivamente e dovrà, quindi, esaminare il merito delle questioni sollevate dai ricorrenti contro la condanna di primo grado. La pronuncia rappresenta un importante monito sulla necessità di un’attenta applicazione delle norme procedurali, specialmente quelle di recente introduzione, a salvaguardia del diritto di difesa e del giusto processo.
Qual è stato l’errore commesso dalla Corte d’appello?
La Corte d’appello ha erroneamente calcolato il termine per impugnare la sentenza di primo grado in soli 15 giorni, senza applicare l’aumento di ulteriori 15 giorni previsto dal nuovo art. 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale, applicabile quando la sentenza è pronunciata in assenza dell’imputato.
Perché la nuova norma sui termini di impugnazione era applicabile al caso?
La norma era applicabile perché la sentenza di primo grado è stata emessa il 19 gennaio 2023, successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2022 (30 dicembre 2022) che ha introdotto la modifica, e il processo si era svolto in assenza degli imputati, realizzando così le due condizioni richieste dalla legge per l’aumento dei termini.
Qual è la conseguenza pratica della decisione della Cassazione?
La conseguenza è l’annullamento della sentenza d’appello che dichiarava inammissibile il ricorso. Il processo viene rinviato a un’altra sezione della Corte d’appello, che dovrà celebrare un nuovo giudizio per esaminare nel merito i motivi dell’appello, riconoscendo che è stato presentato tempestivamente.