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Termine per il ricorso in Cassazione: ritardo fatale per la difesa

L’Imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine per il ricorso in Cassazione previsto dalla legge. La sentenza d’appello era stata depositata il 9 novembre 2022, facendo decorrere il termine di quarantacinque giorni a partire dal 23 novembre 2022. Di conseguenza, la scadenza per impugnare scadeva il 7 gennaio 2023, mentre il ricorso è stato depositato solo il 17 gennaio 2023. Non ricorrendo alcuna eccezione di assenza dell’imputato, il ritardo determina l’inammissibilità insanabile dell’atto. L’Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25498 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il rispetto del termine per il ricorso in Cassazione e il caso della condanna tardiva

Il rispetto delle scadenze processuali rappresenta un pilastro fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Nel processo penale, in particolare, il mancato rispetto del termine per il ricorso in Cassazione comporta conseguenze irreparabili per la difesa dell’imputato. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico in cui un ritardo di soli dieci giorni ha precluso ogni possibilità di esame nel merito dei motivi di impugnazione. La tempestività del deposito dell’atto di impugnazione costituisce infatti un requisito di ammissibilità assoluto, che non ammette deroghe o sanatorie tardive, salvo casi eccezionali espressamente previsti dalla legge.

I fatti all’origine della vicenda giudiziaria

La vicenda trae origine dalla condanna di un cittadino, indicato come L’Imputato, per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. In primo grado, il processo si era svolto con le forme del giudizio direttissimo (un rito speciale e accelerato) e si era concluso con l’applicazione del rito abbreviato. Successivamente, la Corte di Appello di Roma aveva confermato la responsabilità penale dell’uomo per il reato contestato, pur assolvendolo da un altro capo d’accusa secondario. L’Imputato, ritenendo la decisione ingiusta, ha deciso di proporre ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Attraverso il proprio difensore di fiducia, ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha lamentato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto ridurre la pena inflitta.

La scadenza invalicabile prevista dal codice di procedura penale

La legge processuale stabilisce regole precise e rigorose per il calcolo dei giorni utili alla presentazione del ricorso. Nel caso specifico, la sentenza della Corte di Appello era stata pronunciata il 24 ottobre 2022 e depositata in cancelleria il 9 novembre 2022. Trattandosi di un deposito avvenuto nel termine di trenta giorni, la legge prevede che il termine per proporre il ricorso sia di quarantacinque giorni. Questo periodo inizia a decorrere dalla scadenza del termine per il deposito della sentenza da parte del giudice d’appello. Di conseguenza, il calcolo dei quarantacinque giorni è iniziato il 23 novembre 2022. La scadenza ultima per presentare l’impugnazione era quindi fissata tassativamente per il 7 gennaio 2023. Il difensore dell’Imputato ha invece depositato l’atto di ricorso solamente il 17 gennaio 2023, accumulando un ritardo di dieci giorni rispetto al limite legale.

Le motivazioni della decisione sul termine per il ricorso in Cassazione

Le motivazioni della decisione sul termine per il ricorso in Cassazione si fondano sulla natura perentoria (cioè non prorogabile) delle scadenze processuali. I giudici di legittimità hanno rilevato che il deposito tardivo determina l’inammissibilità del ricorso con procedura de plano (senza formalità di udienza). La Corte ha analizzato attentamente se vi fossero i presupposti per applicare deroghe particolari, come quelle previste per l’imputato dichiarato assente. Tuttavia, L’Imputato non era stato dichiarato assente nel giudizio di primo grado. Inoltre, durante il processo d’appello, svoltosi in forma cartolare a causa delle norme emergenziali, L’Imputato era regolarmente rappresentato dal proprio difensore, il quale non aveva richiesto la celebrazione dell’udienza in presenza. Di conseguenza, non esisteva alcun ostacolo oggettivo che potesse giustificare il superamento del termine per il ricorso in Cassazione.

Le conclusioni della Cassazione e le sanzioni per il ritardo

Le conclusioni della Cassazione e le sanzioni per il ritardo confermano la linea di assoluto rigore della giurisprudenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’Imputato a causa della sua tardività. Questa decisione comporta l’impossibilità di valutare i motivi di merito sollevati dalla difesa, rendendo definitiva la condanna per resistenza a pubblico ufficiale. Oltre alla perdita della causa, L’Imputato subisce pesanti conseguenze economiche. La legge prevede infatti che alla dichiarazione di inammissibilità consegua la condanna al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha condannato L’Imputato al pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, ritenendo tale importo equo e proporzionato alla luce della manifesta tardività dell’impugnazione proposta.

Cosa succede se si presenta il ricorso in Cassazione oltre la scadenza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile senza che i giudici possano esaminare i motivi della difesa, rendendo la condanna definitiva.

Qual è il termine ordinario per proporre ricorso in Cassazione?
Il termine ordinario è di quarantacinque giorni, che decorrono dalla scadenza del termine stabilito per il deposito della sentenza d’appello.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
L’imputato viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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