Tenuità del Fatto: La Cassazione Nega l’Applicazione per Spaccio Spregiudicato
Con l’ordinanza n. 25739/2024, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di spaccio, chiarendo i limiti di applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione sottolinea come le modalità della condotta, e in particolare la spregiudicatezza dell’agente, siano elementi decisivi per escludere il beneficio, anche in contesti di reati di lieve entità.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine da un ricorso presentato da un individuo condannato sia in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sia in appello dalla Corte di Napoli per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, nella sua forma di lieve entità prevista dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990.
Il ricorrente lamentava due vizi principali nella sentenza d’appello: in primo luogo, un’errata valutazione nella dosimetria della pena; in secondo luogo, il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, disciplinata dall’art. 131-bis del codice penale.
La Questione sulla Tenuità del Fatto e la Dosimetria della Pena
Il nucleo del ricorso si concentrava sulla richiesta di applicare l’art. 131-bis c.p., sostenendo che l’offesa arrecata fosse minima. Tuttavia, i giudici di merito avevano già respinto questa tesi, evidenziando elementi specifici della condotta dell’imputato.
Parallelamente, la critica alla dosimetria della pena si basava su una presunta carenza di motivazione da parte della Corte d’Appello nel determinare l’entità della sanzione inflitta. Entrambi i motivi sono stati giudicati dalla Corte di Cassazione come manifestamente infondati.
Le Motivazioni della Decisione della Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo una chiara analisi delle ragioni giuridiche.
Per quanto riguarda la tenuità del fatto, i giudici hanno ribadito un principio consolidato: la valutazione deve basarsi sui criteri dell’art. 133 del codice penale, ma non è necessaria un’analisi di tutti gli elementi. È sufficiente indicare quelli più rilevanti. Nel caso specifico, la Corte territoriale aveva correttamente evidenziato due fattori ostativi:
- La non occasionalità della condotta: l’azione non appariva come un episodio isolato.
- La spregiudicatezza: l’imputato, all’interno di una nota piazza di spaccio, aveva avvicinato di sua iniziativa le forze dell’ordine in borghese, credendoli acquirenti, e aveva offerto loro lo stupefacente che già portava con sé, suddiviso in dosi pronte per la vendita.
Queste modalità sono state considerate incompatibili con la “particolare tenuità” richiesta dalla norma.
Anche riguardo alla dosimetria della pena, la Cassazione ha confermato la correttezza della decisione impugnata. La graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata è richiesta solo quando la pena si discosta significativamente dalla media edittale. In questo caso, la pena era stata calibrata sul minimo previsto dalla legge ed erano state applicate le attenuanti generiche nella massima estensione possibile. Pertanto, la motivazione era da considerarsi adeguata.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
L’ordinanza ribadisce un concetto fondamentale: per l’applicazione della tenuità del fatto, non conta solo l’entità quantitativa dello stupefacente, ma sono decisive le modalità complessive dell’azione. Una condotta proattiva, sfrontata e inserita in un contesto consolidato di illegalità, come una piazza di spaccio, è sufficiente a dimostrare un grado di offensività e di pericolosità sociale che impedisce l’applicazione del beneficio.
Questa pronuncia serve da monito: la spregiudicatezza nel commettere il reato è un fattore che i giudici valuteranno con estrema attenzione per escludere la non punibilità, confermando un approccio rigoroso nella lotta allo spaccio di stupefacenti.
Quando non si applica la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto in un reato di spaccio?
Secondo questa ordinanza, non si applica quando le modalità della condotta dimostrano non occasionalità e spregiudicatezza. Ad esempio, quando l’imputato agisce in una nota piazza di spaccio e avvicina proattivamente le forze dell’ordine in borghese per offrire la sostanza, già suddivisa in dosi.
È sufficiente che il giudice motivi la pena con espressioni generiche come “pena congrua”?
Sì, è sufficiente, specialmente quando la pena è fissata al minimo o vicino al minimo previsto dalla legge e sono già state applicate le attenuanti. Una motivazione specifica e dettagliata è necessaria solo quando la pena è di gran lunga superiore alla misura media edittale.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle Ammende, come sanzione pecuniaria per aver promosso un’impugnazione infondata.