Il rispetto dei termini processuali e il tentato furto
Nel processo penale la tempestività delle impugnazioni costituisce un requisito inderogabile per ottenere un giudizio di merito. La sentenza della Corte di Cassazione evidenzia le conseguenze procedurali relative al reato di tentato furto aggravato in concorso. Quando la difesa non rispetta le scadenze temporali fissate dalla legge, la Suprema Corte pronuncia la inammissibilità del ricorso per cassazione senza valutare la fondatezza delle censure proposte.
La vicenda trae origine dalla condanna pronunciata dai giudici di merito a carico di due individui accusati di aver cercato di asportare beni altrui con modalità aggravate. La Corte di Appello confermava integralmente la responsabilità penale degli imputati, respingendo le loro argomentazioni.
La decisione dei giudici di appello
Durante l’udienza collegiale di secondo grado, la Corte territoriale pronunciava la decisione mediante lettura del dispositivo e contestuale deposito delle ragioni giuridiche poste a base della condanna. La motivazione contestuale produce effetti processuali determinanti sul computo dei giorni a disposizione della difesa.
Il codice di procedura penale impone infatti termini rigorosi e differenziati per presentare ricorso. Se il giudice redige la motivazione contestualmente alla lettura del dispositivo, il termine per proporre l’impugnazione è di soli quindici giorni. Il decorso del tempo decorre dal momento stesso della lettura della sentenza in aula per le parti presenti o regolarmente rappresentate.
Le motivazioni: i termini e la inammissibilità del ricorso per cassazione
I giudici di legittimità hanno analizzato in via preliminare la tempestività dell’atto depositato. La sentenza di secondo grado era stata pronunciata il 20 maggio 2022 con motivazione contestuale. Di conseguenza, il termine di quindici giorni scadeva perentoriamente il 4 giugno 2022.
I condannati hanno tuttavia depositato il ricorso per cassazione soltanto il 15 giugno 2022, a distanza di undici giorni dalla scadenza formale del termine di legge. L’articolo 585 del codice di procedura penale stabilisce regole tassative per la proposizione dei gravami. Il mancato rispetto di tali termini rende l’atto irrimediabilmente tardivo.
La Suprema Corte ha applicato l’articolo 610 del codice di rito penale, che consente di dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione senza formalità di procedura quando emerge un vizio evidente e insanabile. L’inosservanza delle prescrizioni cronologiche impedisce al collegio qualsiasi disamina sul merito dei fatti contestati e consolida definitivamente la condanna penale inflitta nei gradi precedenti.
Le conclusioni: la condanna alle spese e alla cassa delle ammende
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da entrambi gli imputati. L’esito negativo del giudizio ha determinato la definitività della statuizione di responsabilità per il reato di tentato furto aggravato.
La declaratoria di inammissibilità comporta per legge pesanti conseguenze patrimoniali accessorie. Il collegio ha condannato i due ricorrenti al pagamento integrale delle spese processuali sostenute durante la fase di legittimità. Inoltre, i giudici hanno ordinato il versamento solidale di una sanzione pecuniaria pari a quattromila euro in favore della Cassa delle ammende, a causa della presentazione di una impugnazione palesemente tardiva.
Cosa accade se un ricorso penale viene depositato in ritardo?
Il giudice dichiara il ricorso inammissibile senza entrare nel merito dei motivi difensivi. La decisione impugnata diventa definitiva e il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese di giustizia e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Qual è il termine per impugnare una sentenza con motivazione contestuale?
Quando il giudice legge in aula il dispositivo contestualmente alla motivazione completa della sentenza, il termine perentorio per proporre impugnazione è di quindici giorni dalla data di pronuncia.
La Corte di Cassazione può ridurre la pena se il ricorso è tardivo?
No. La tardività del deposito preclude alla Corte di Cassazione ogni potere di esame sui fatti o sull’entità della pena, imponendo la chiusura immediata del procedimento con declaratoria di inammissibilità.