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Tentato furto in abitazione: ricorso respinto e multa salata

Due soggetti sono stati condannati per tentato furto in abitazione aggravato. La Corte d’Appello ha confermato la sanzione inflitta in primo grado. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione sulla determinazione della pena, ritenuta eccessivamente severa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati e generici, confermando la correttezza e la logicità della motivazione dei giudici di merito. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13784 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del tentato furto in abitazione e la determinazione della pena

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di particolare rilievo relativo al reato di tentato furto in abitazione. Due soggetti si sono introdotti all’interno di una proprietà privata con il chiaro intento di sottrarre beni di valore appartenenti ai legittimi proprietari. Il disegno criminoso non si è perfezionato a causa di fattori esterni che hanno interrotto l’azione prima del completamento del furto. Il Tribunale di primo grado ha ritenuto i due soggetti colpevoli del reato contestato, applicando le attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti. Successivamente, la Corte d’Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado, ritenendo la sanzione applicata proporzionata alla gravità del fatto commesso. I condannati, non soddisfatti della decisione dei giudici di merito, hanno deciso di proporre ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione per contestare la severità del trattamento sanzionatorio ricevuto, ritenendo che i giudici non avessero valutato correttamente tutti gli elementi a loro favore.

Il ricorso dei condannati contro la severità della sanzione

La difesa dei ricorrenti ha basato l’impugnazione su un unico motivo di ricorso, lamentando principalmente una carenza di motivazione da parte della Corte d’Appello. Secondo la tesi difensiva, i giudici di secondo grado avrebbero dovuto applicare una pena molto più mite rispetto a quella effettivamente irrogata. La difesa ha sostenuto che la motivazione fornita nella sentenza d’appello fosse meramente apparente, ovvero priva di un reale contenuto logico e giuridico idoneo a giustificare il diniego di una riduzione di pena. Nel diritto penale, la motivazione apparente si configura quando il giudice utilizza formule di stile o argomentazioni del tutto generiche che non permettono di comprendere il percorso logico seguito per giungere alla decisione. I ricorrenti speravano quindi di ottenere l’annullamento della sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello per una nuova determinazione della sanzione, sperando in un esito più favorevole per la loro situazione personale.

Le motivazioni della Cassazione sulla pena per il furto

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato fermamente le tesi della difesa, dichiarando il ricorso del tutto inammissibile. Nella loro analisi, i giudici di legittimità hanno evidenziato come le contestazioni sollevate dai ricorrenti fossero estremamente generiche e prive di un reale aggancio con il contenuto della sentenza impugnata. La Corte d’Appello ha fornito una motivazione assolutamente logica, coerente e dettagliata riguardo alla determinazione della pena per il reato commesso. La valutazione del trattamento sanzionatorio rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se supportata da un percorso argomentativo privo di vizi logici. La Cassazione ha chiarito che il giudice d’appello non è tenuto a confutare singolarmente ogni minima obiezione della difesa, purché la decisione complessiva risulti ben giustificata nel suo insieme.

Le conclusioni della Suprema Corte sul tentato furto in abitazione

La pronuncia della Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria, confermando la colpevolezza dei ricorrenti per il reato di tentato furto in abitazione. Oltre alla conferma della pena detentiva stabilita nei precedenti gradi di giudizio, la decisione comporta pesanti conseguenze economiche per i condannati. La Suprema Corte ha infatti condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria viene applicata obbligatoriamente ogni volta che un ricorso viene dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, salvo i casi in cui venga dimostrata l’assenza di colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità. La decisione sottolinea l’importanza di evitare ricorsi pretestuosi o puramente dilatori, che finiscono per sovraccaricare inutilmente il sistema giudiziario.

Quali sono le conseguenze di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
Il ricorrente subisce la conferma definitiva della condanna precedente e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

Come viene calcolata la pena per il tentato furto in abitazione?
La pena viene determinata partendo da quella prevista per il furto in abitazione consumato, applicando poi una riduzione da un terzo a due terzi per il tentativo.

Quando una motivazione sulla pena viene considerata apparente?
La motivazione è apparente quando il giudice utilizza formule generiche o di stile che non spiegano concretamente il percorso logico seguito per stabilire la sanzione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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