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Tentato Furto in Abitazione: Ricorso Inammissibile e Pena Confermato

Un individuo è stato condannato per tentato furto in abitazione. Ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando che la pena non fosse stata ridotta al massimo grado, nonostante la richiesta di applicazione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che ha applicato correttamente i criteri legali. L’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28876 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

Il Tentato Furto in Abitazione: Un Caso di Ricorso Inammissibile

Il diritto penale affronta quotidianamente situazioni complesse, tra cui i reati contro il patrimonio. Un esempio significativo è il tentato furto in abitazione, una fattispecie che spesso genera dibattiti sulla corretta applicazione della pena. La recente ordinanza della Corte di Cassazione, che analizzeremo, offre importanti chiarimenti sulla discrezionalità del giudice nella determinazione della sanzione e sulla valutazione dei ricorsi.

La Vicenda: Il Tentato Furto in Abitazione e la Pena Contestata

Un individuo, che chiameremo il Ricorrente, ha ricevuto una condanna per il reato di tentato furto in abitazione. Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, il Ricorrente ha deciso di presentare un ricorso alla Corte di Cassazione. La sua principale contestazione riguardava la misura della pena inflitta. Il Ricorrente sosteneva che il giudice non avesse applicato le attenuanti generiche nella loro massima estensione, chiedendo quindi una riduzione maggiore della sanzione.

Il ricorso si basava su presunte violazioni di legge e vizi di motivazione (errori nel ragionamento del giudice) riguardo alla mancata riduzione della pena. In pratica, il Ricorrente riteneva che il giudice non avesse adeguatamente considerato le circostanze che avrebbero potuto portare a una pena più lieve.

La Discrezionalità del Giudice nella Misura della Pena per il Tentato Furto in Abitazione

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente i motivi del ricorso. Ha sottolineato un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico: la quantificazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Questo significa che il giudice che ha esaminato il caso in primo o secondo grado ha la facoltà di stabilire l’entità della pena, purché rispetti i criteri stabiliti dalla legge.

Il codice penale, in particolare gli articoli 132 e 133, fornisce al giudice le linee guida per esercitare questa discrezionalità. Questi articoli impongono al giudice di considerare la gravità del reato, la capacità a delinquere del reo (cioè la sua propensione a commettere reati), i motivi che lo hanno spinto ad agire, il carattere del colpevole, la condotta successiva al reato e le condizioni di vita individuali, familiari e sociali. Il giudice deve bilanciare tutti questi elementi per arrivare a una pena giusta e proporzionata.

Le Motivazioni della Sentenza sul Tentato Furto in Abitazione

La Suprema Corte ha ritenuto che il motivo del ricorso, relativo alla misura della pena per il tentato furto in abitazione, fosse manifestamente infondato. Ha rilevato che il giudice di merito aveva esercitato la sua discrezionalità in piena aderenza ai principi enunciati dagli articoli 132 e 133 del codice penale. Non è emerso alcun elemento che indicasse una deviazione da questi criteri legali. In altre parole, il giudice aveva motivato adeguatamente la sua decisione, e la pena inflitta era considerata congrua rispetto ai fatti e alle circostanze del caso. La richiesta di una maggiore riduzione della pena, quindi, non trovava fondamento in un errore giuridico o in una motivazione carente da parte del giudice precedente.

Le Conclusioni: Ricorso Inammissibile e Conseguenze

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione comporta che il ricorso non è stato nemmeno esaminato nel merito, poiché non rispettava i requisiti necessari per essere accolto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, ovvero i costi sostenuti dallo Stato per il procedimento legale. Inoltre, è stato condannato a versare una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende, un fondo pubblico destinato a finanziare attività legate alla giustizia. Questa sentenza ribadisce l’importanza di presentare ricorsi fondati su solide basi giuridiche e di rispettare i limiti della discrezionalità giudiziale, specialmente in casi come il tentato furto in abitazione.

Cosa significa che un ricorso è inammissibile?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

Quali sono i criteri che un giudice usa per decidere la pena in caso di tentato furto in abitazione?
Il giudice valuta la gravità del reato, la capacità a delinquere dell’imputato e altri elementi, come previsto dagli articoli 132 e 133 del codice penale, esercitando la sua discrezionalità.

Chi paga le spese processuali e la Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile?
In caso di ricorso dichiarato inammissibile, la parte che ha presentato il ricorso è condannata a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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