\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tentata truffa per finanziamento: valida la querela della banca

Un richiedente ha presentato buste paga e documenti lavorativi falsi per ottenere un prestito bancario. La banca intermediaria, incaricata dell’istruttoria preliminare e dell’apertura del conto corrente, ha scoperto la frode e sporto querela per il reato di tentata truffa per finanziamento. La difesa dell’imputato contestava la legittimazione della banca intermediaria a presentare la querela, sostenendo che soltanto la società finanziaria che avrebbe materialmente erogato il capitale fosse la persona offesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato, confermando la condanna penale. I giudici hanno stabilito che anche l’istituto intermediario è persona offesa a pieno titolo ed è legittimato a sporgere querela, escludendo inoltre qualsiasi beneficio legato alla particolare tenuità del fatto data la gravità della documentazione falsificata.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 38790 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Illecito bancario e tentata truffa per finanziamento

Presentare documenti lavorativi artefatti per ottenere un prestito integra il reato di tentata truffa per finanziamento. Chi deposita buste paga false o certificazioni retributive inesistenti commette un illecito penale grave. La vicenda decisa dalla Corte di Cassazione riguarda un richiedente che ha cercato di ottenere un cospicuo prestito bancario producendo una serie di certificati non veritieri. Il soggetto ha inoltrato la richiesta a un istituto di credito che operava da intermediario per conto di una società finanziaria.

I controlli interni della banca hanno smascherato l’inganno prima dell’erogazione materiale della somma. L’istituto bancario ha bloccato l’operazione e ha depositato formale querela contro il responsabile. Il richiedente ha contestato la validità della querela, sostenendo che solo la società finanziaria erogatrice del denaro potesse procedere penalmente. La Suprema Corte ha respinto ogni obiezione, confermando la responsabilità penale dell’imputato.

La condotta ingannevole verso la banca intermediaria

Il richiedente ha avviato la procedura aprendo un conto corrente dedicato presso l’istituto di credito locale. L’uomo ha allegato alla domanda buste paga false e dichiarazioni di reddito relative a un rapporto di lavoro inesistente. Questi documenti costituivano il presupposto necessario per dimostrare la solvibilità e ottenere l’approvazione del credito.

L’istituto bancario aveva il compito di raccogliere la documentazione, svolgere l’istruttoria preliminare e trasmettere il fascicolo alla società finanziaria partner. L’attività di verifica ha evidenziato l’assoluta falsità dei redditi dichiarati. La banca ha quindi interrotto la pratica e il responsabile del proprio ufficio legale ha presentato la querela presso le competenti autorità.

La legittimazione della banca nella tentata truffa per finanziamento

La difesa dell’imputato ha basato l’intero ricorso sul difetto di legittimazione della banca a sporgere querela. Secondo questa impostazione difensiva, la banca agiva esclusivamente come semplice intermediario commerciale senza assumere il rischio economico finale. L’unica persona offesa, secondo la tesi difensiva, doveva essere la società finanziaria chiamata a versare il denaro.

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente questa tesi. L’erogazione di un prestito attraverso un canale bancario convenzionato rappresenta una procedura unitaria e complessa. L’istituto intermediario accende il conto corrente, riceve i documenti, valuta le garanzie e impiega il proprio apparato organizzativo. L’inganno colpisce direttamente l’attività e la credibilità della banca intermediaria, la quale assume la qualifica di persona offesa e possiede piena facoltà di proporre querela.

Le motivazioni: la tutela dell’istruttoria nella tentata truffa per finanziamento

La Corte di Cassazione ha chiarito che sia la banca intermediaria sia la società erogatrice sono vittime della frode. La condotta ingannevole lede contemporaneamente gli interessi di entrambi i soggetti giuridici coinvolti nella concessione del credito. Di conseguenza, ciascun istituto possiede un diritto autonomo di attivare la giustizia penale tramite querela.

La Suprema Corte ha respinto anche la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (esclusione della pena per minima offensività della condotta). I giudici hanno sottolineato l’allarme sociale provocato dalla falsificazione sistematica delle buste paga e l’entità rilevante del finanziamento richiesto. La premeditazione e la complessità degli artifici e raggiri (condotte ingannevoli destinate a trarre in errore la vittima) impediscono di considerare il fatto di lieve entità.

Le conclusioni: conferma della condanna penale e spese processuali

I giudici di legittimità hanno rigettato definitivamente il ricorso dell’imputato, confermando la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello. Il ricorrente deve farsi carico del pagamento di tutte le spese processuali e risarcire i danni patiti dall’istituto bancario costituitosi parte civile.

La decisione fissa un principio fondamentale a tutela della trasparenza creditizia. Qualsiasi intermediario bancario incaricato dell’istruttoria preliminare può agire penalmente contro chi presenta garanzie o documenti falsi. L’utilizzo di certificazioni artefatte per ottenere credito porta a una condanna penale certa, senza possibilità di sfuggire alla sanzione per via del mancato incasso del prestito.

Cosa rischia chi presenta buste paga false per ottenere un prestito bancario?
Chi presenta documenti reddituali falsi risponde del reato di tentata truffa anche se la banca scopre l’inganno prima di erogare la somma.

La banca intermediaria che non eroga direttamente il capitale può sporgere querela?
La banca intermediaria è considerata persona offesa a tutti gli effetti poiché gestisce l’istruttoria preliminare e può autonomamente sporgere querela.

La tentata truffa bancaria può essere considerata un fatto di particolare tenuità?
L’uso di documentazione lavorativa artefatta e l’importo rilevante del finanziamento escludono solitamente l’applicazione della particolare tenuità del fatto.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati