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Specificità dei motivi di ricorso: condanna per chi ripete

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di danneggiamento. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale di entrambi in primo e secondo grado. Nel rivolgersi alla Suprema Corte, i ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse difese già respinte in appello, offrendo una propria interpretazione delle prove senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza impugnata. La Cassazione ha ribadito che la specificità dei motivi di ricorso è un requisito fondamentale per l’ammissibilità dell’impugnazione. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i due soggetti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 11195 Anno 2022
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La specificità dei motivi di ricorso e il reato di danneggiamento

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico riguardante la corretta formulazione delle impugnazioni penali. La decisione si concentra sul principio fondamentale della specificità dei motivi di ricorso, un requisito indispensabile per evitare che l’impugnazione venga dichiarata inammissibile. Molto spesso i ricorrenti commettono l’errore di riprodurre pedissequamente le medesime argomentazioni già sollevate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Questo comportamento non rispetta le regole del codice di procedura penale e rende del tutto inutile il ricorso davanti ai giudici di legittimità.

Il caso concreto: la condanna per danneggiamento

La vicenda trae origine dalla condanna di due soggetti per il reato di danneggiamento. Il Tribunale, in primo grado, ha accertato la responsabilità penale dei due imputati e ha inflitto loro le pene ritenute di giustizia. Successivamente, la Corte di Appello ha confermato integralmente la decisione del primo giudice. Si è configurata così la cosiddetta doppia conforme, ovvero una situazione di piena convergenza valutativa tra i primi due gradi di giudizio. I due condannati hanno deciso di proporre un ricorso congiunto davanti alla Corte di Cassazione per contestare la dichiarazione di responsabilità.

Perché non basta ripetere le difese dell’appello

Nel presentare il ricorso, i condannati hanno riproposto le medesime censure già dedotte e ampiamente esaminate in sede di appello. Gli imputati hanno offerto una lettura alternativa delle prove raccolte durante il processo. Questa ricostruzione si basava su semplici congetture prive di riscontri oggettivi. I ricorrenti non hanno affrontato in modo critico le argomentazioni logiche e giuridiche che la Corte di Appello aveva posto a fondamento della condanna. La legge impone invece un confronto serrato e puntuale con il testo della sentenza che si intende impugnare. Ripetere semplicemente le stesse tesi difensive senza smontare i passaggi motivazionali del provvedimento impugnato rende il ricorso del tutto inefficace.

Le motivazioni: la mancanza di specificità dei motivi di ricorso

La Suprema Corte ha ritenuto i ricorsi interamente inammissibili. I giudici hanno evidenziato come i motivi di impugnazione fossero del tutto privi della specificità richiesta dalla legge processuale penale. La mancanza di specificità dei motivi di ricorso si verifica quando l’atto non indica in modo preciso le ragioni di fatto e di diritto che giustificano la richiesta di annullamento. Non è possibile limitarsi a una generica contestazione della decisione o alla mera riproposizione di tesi difensive già disattese dai giudici di merito. Il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio in cui si può ridiscutere il fatto, ma un giudizio di legittimità finalizzato a verificare la corretta applicazione della legge e la tenuta logica della motivazione. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove ma devono solo controllare che il ragionamento dei giudici precedenti sia privo di vizi logici.

Le conclusioni: inammissibilità e sanzioni pecuniarie

La dichiarazione di inammissibilità comporta conseguenze severe per i ricorrenti. La Cassazione ha applicato rigorosamente le norme del codice di rito che disciplinano gli effetti del rigetto del ricorso. Oltre alla condanna al pagamento delle spese del procedimento, i giudici hanno inflitto una sanzione pecuniaria. Ciascuno dei due ricorrenti deve versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione colpisce la condotta di chi presenta un ricorso inammissibile per colpa, intasando inutilmente la macchina della giustizia con impugnazioni prive di reale fondamento giuridico. La decisione della Cassazione ribadisce l’importanza di una difesa tecnica attenta e rigorosa, che sappia individuare i reali vizi della sentenza impugnata senza scadere in sterili ripetizioni di argomenti già ampiamente superati nei precedenti gradi di giudizio.

Cosa succede se nel ricorso per Cassazione si ripetono le stesse difese dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché privo della necessaria specificità dei motivi, in quanto non contesta direttamente le argomentazioni della sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, che in questo caso è stata fissata a tremila euro.

La Corte di Cassazione può rivalutare le prove di un processo per danneggiamento?
No, la Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare il merito dei fatti o le prove, ma può solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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