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Spaccio di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione

Due individui condannati per spaccio di stupefacenti hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che l’ipotesi di lieve entità è esclusa quando l’attività è ampia, prolungata e inserita in un contesto di spaccio più vasto. Inoltre, ha ribadito che la sospensione condizionale della pena può essere negata anche sulla base di procedimenti penali pendenti, senza violare la presunzione di innocenza.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 12800 Anno 2023
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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Spaccio di Lieve Entità: I Criteri della Cassazione per Escluderlo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12800 del 2023, ha fornito importanti chiarimenti sui criteri per distinguere lo spaccio di stupefacenti comune dal reato di spaccio di lieve entità. Questa pronuncia analizza anche la legittimità del diniego della sospensione condizionale della pena basato sulla presenza di procedimenti penali pendenti. Si tratta di una decisione che delinea con precisione i confini di una fattispecie attenuata di grande rilevanza pratica.

I Fatti del Caso: Condanna per Spaccio in Concorso

Due soggetti venivano condannati sia in primo grado dal Tribunale che in secondo grado dalla Corte d’Appello per il reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, ai sensi degli articoli 110 del codice penale e 73, commi 1 e 4, del Testo Unico Stupefacenti (d.P.R. 309/1990). La condanna era stata confermata in appello con una sentenza del novembre 2021.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

Contro la decisione della Corte d’Appello, entrambi gli imputati proponevano ricorso per Cassazione attraverso i loro difensori, sollevando due questioni principali:

  1. Mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità: In via comune, entrambi lamentavano che i giudici di merito non avessero correttamente qualificato il fatto come ipotesi di lieve entità, prevista dal comma 5 dell’art. 73. A loro avviso, le circostanze del fatto rientravano in questa fattispecie meno grave.
  2. Diniego della sospensione condizionale: Uno degli imputati contestava inoltre il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena, sostenendo un’erronea applicazione della legge e una motivazione contraddittoria da parte della Corte territoriale.

La Decisione della Corte: Quando lo Spaccio di Lieve Entità non è Configurabile

La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi manifestamente infondati, e quindi inammissibili.

Per quanto riguarda il motivo comune, la Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d’Appello pienamente congrua e logica. I giudici di merito avevano negato la lieve entità non solo perché l’attività era inserita in un contesto più ampio di spaccio, ma anche considerandone l’ampiezza, la continuità (diuturnità), i quantitativi di droga, il grado di purezza e le modalità di confezionamento.

La Corte ha ribadito un principio consolidato: la fattispecie autonoma di spaccio di lieve entità è configurabile solo nelle ipotesi di cosiddetto “piccolo spaccio”. Questo si caratterizza per una portata complessiva dell’attività criminale decisamente minore, con una circolazione limitata di merce e denaro e potenzialità di guadagno contenute. Anche la detenzione di una provvista per la vendita deve essere tale da non configurare un’attività prolungata e rivolta a un numero indiscriminato di soggetti.

La Sospensione Condizionale e i Precedenti Giudiziari

Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto. La Corte d’Appello aveva negato la sospensione condizionale basandosi sulla pendenza, a carico dell’imputato, di altri procedimenti analoghi. La Cassazione ha confermato la correttezza di questa valutazione.

Il principio affermato è che la presunzione che il colpevole si asterrà dal commettere futuri reati può essere smentita non solo da condanne definitive, ma anche dai precedenti giudiziari, inclusi i procedimenti pendenti. Il giudice può quindi fondare il suo giudizio prognostico negativo sulla capacità a delinquere dell’imputato desumendola da tali elementi. Ciò non viola la presunzione di innocenza, in quanto non si valuta la colpevolezza per i reati pendenti, ma la “condizione” stessa di persona sottoposta a indagini come un precedente di carattere giudiziario rilevante ai sensi dell’art. 133 del codice penale.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si basano su due pilastri fondamentali della giurisprudenza penale. In primo luogo, la valutazione sulla lieve entità del fatto non deve limitarsi al singolo episodio, ma deve abbracciare l’intera operatività del soggetto, inclusa la sua abitualità e l’organizzazione. Un’attività strutturata e continuativa esclude per sua natura la lieve entità. In secondo luogo, il giudice di merito gode di ampia discrezionalità nel valutare la personalità dell’imputato ai fini della concessione dei benefici di legge. In questo contesto, i procedimenti pendenti, pur non costituendo prova di colpevolezza, sono un legittimo indicatore della pericolosità sociale e della propensione a delinquere del soggetto, sufficiente a giustificare un giudizio prognostico negativo sulla sua futura condotta.

Conclusioni

La sentenza in esame rafforza un orientamento rigoroso e consolidato. Le conclusioni pratiche sono chiare: per ottenere il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità, è necessario dimostrare che l’attività sia stata realmente marginale e occasionale. Un’operatività costante, anche se con cessioni di modeste quantità, può essere sufficiente per integrare la fattispecie ordinaria. Inoltre, la pronuncia conferma che la “fedina penale” di un individuo non è composta solo dalle condanne passate in giudicato: anche i procedimenti in corso possono avere un peso determinante sulle decisioni del giudice, in particolare per la concessione di benefici come la sospensione condizionale della pena.

Quando un’attività di spaccio non può essere considerata di lieve entità?
Quando l’attività, valutata nel suo complesso, risulta inserita in un contesto più ampio e prolungato di spaccio, rivolto a un numero indiscriminato di persone. Vanno considerati l’ampiezza dell’attività, la sua continuità, i quantitativi di droga, il grado di purezza e le modalità di confezionamento.

Un giudice può negare la sospensione condizionale della pena se l’imputato ha solo procedimenti penali in corso e non condanne definitive?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice può formulare un giudizio prognostico negativo sulla futura condotta dell’imputato basandosi anche sui precedenti giudiziari non definitivi, come i procedimenti pendenti, per valutare la sua capacità a delinquere e il rischio di recidiva.

La valutazione dei procedimenti in corso per negare un beneficio viola la presunzione di innocenza?
No. Secondo la Corte, non si dà rilievo al fatto che l’imputato abbia commesso o meno i reati per cui è indagato, ma si considera la sua ‘condizione’ di persona sottoposta a indagini come un precedente di carattere giudiziario rilevante che, di per sé, può indicare una propensione a delinquere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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