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Spaccio di Eroina: Niente Sconto per Danno di Speciale Tenuità

Un uomo condannato per spaccio di eroina ha chiesto una riduzione della pena invocando l’attenuante della speciale tenuità del danno, basata sul basso valore economico delle singole dosi (20 euro). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno chiarito che, per concedere tale attenuante, sia il profitto (lucro) sia il danno complessivo devono essere lievi. In questo caso, la vendita ripetuta di una droga pesante come l’eroina causa un grave danno alla salute pubblica e inserisce l’imputato nel mercato illecito. Pertanto, il danno non può essere considerato di speciale tenuità, giustificando la conferma della condanna.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 7708 Anno 2023
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Pubblicato il 25 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Spaccio di droga: il danno non è mai di speciale tenuità

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale in materia di reati di droga: la possibilità di ottenere uno sconto di pena grazie all’attenuante della speciale tenuità del danno. Il caso riguarda una persona condannata per aver venduto più volte dosi di eroina. La sua difesa sosteneva che il danno fosse minimo, dato il basso valore economico di ogni singola cessione. La Corte, tuttavia, ha stabilito un principio molto chiaro, negando qualsiasi riduzione della pena e confermando la condanna.

I fatti del caso

La vicenda ha origine dalla condanna di un uomo per spaccio di stupefacenti. Nello specifico, l’imputato aveva effettuato un numero rilevante di cessioni di eroina. Il prezzo di ogni dose era stato fissato a venti euro. Proprio su questo punto si è basata la sua difesa in Cassazione. L’imputato ha chiesto ai giudici di riconoscere la circostanza attenuante prevista dall’articolo 62, numero 4, del Codice Penale. Questa norma permette una diminuzione della pena quando il danno causato dal reato è di ‘speciale tenuità’, cioè molto lieve.

La tesi difensiva e l’attenuante del danno lieve

L’argomento difensivo era semplice e diretto. Se ogni dose valeva solo venti euro, il danno economico per ogni singola vendita era molto basso. Di conseguenza, secondo l’imputato, il danno complessivo doveva essere considerato di speciale tenuità, giustificando così uno sconto sulla pena finale. Questa linea difensiva mirava a spostare l’attenzione del giudice dal tipo di reato commesso al suo impatto puramente economico, sperando di ottenere un trattamento sanzionatorio più mite.

L’applicazione dell’attenuante speciale tenuità del danno nello spaccio

La Corte di Cassazione ha completamente smontato questa tesi. I giudici hanno spiegato che, per applicare l’attenuante della speciale tenuità del danno in tema di stupefacenti, non basta guardare solo al profitto (il ‘lucro’). È necessario valutare congiuntamente due aspetti: l’entità del lucro e l’entità dell’evento dannoso o pericoloso. In altre parole, sia il guadagno illecito sia il danno complessivo arrecato alla società devono essere minimi. Questo approccio impedisce di considerare ‘lieve’ un’attività criminale solo perché i singoli guadagni sono bassi.

Le motivazioni: perché il danno non è di speciale tenuità

La Corte ha fornito motivazioni chiare e nette per respingere il ricorso. Primo, il numero di cessioni era rilevante, indicando un’attività continuativa e non occasionale. Secondo, la sostanza spacciata era eroina, una droga pesante con effetti devastanti sulla salute. La diffusione di tale sostanza crea un danno sociale e sanitario enorme, che va ben oltre il valore economico della singola dose. Terzo, l’attività di spaccio inserisce l’imputato in un mercato illecito, alimentando la criminalità. Pertanto, anche se il guadagno per singola cessione era modesto, il danno complessivo alla salute pubblica e all’ordine pubblico era tutt’altro che di ‘speciale tenuità’.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

Alla luce di queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La condanna è diventata definitiva. L’imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La decisione riafferma un principio fondamentale: nello spaccio di stupefacenti, specialmente di droghe pesanti, il danno non si misura solo in euro. La pericolosità della sostanza e la lesione del bene primario della salute pubblica rendono quasi impossibile considerare il fatto come di lieve entità, chiudendo la porta a sconti di pena basati sull’attenuante della speciale tenuità del danno.

Vendere una singola dose di droga a basso prezzo è considerato un danno di speciale tenuità?
Non necessariamente. I giudici valutano non solo il valore economico, ma anche la pericolosità della sostanza e il danno complessivo alla salute pubblica. Anche una singola cessione di una droga pesante può essere considerata grave.

Cosa significa che l’attenuante del danno di speciale tenuità non si applica?
Significa che l’imputato non avrà diritto a una riduzione della pena prevista per questa specifica circostanza, perché il giudice ha ritenuto che il danno causato dal reato non fosse sufficientemente lieve.

Quali elementi considera il giudice per negare l’attenuante del danno lieve nello spaccio?
Il giudice considera il numero di vendite, la tipologia di droga (es. droghe pesanti come l’eroina), il danno alla salute pubblica e l’inserimento dello spacciatore nel mercato illegale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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