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Spaccio da 40 euro: esclusa la particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. L’imputato era stato sorpreso a vendere due involucri di cocaina per quaranta euro. La difesa chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestava la confisca del denaro trovato in casa. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata se il comportamento è abituale, come dimostrato dai precedenti penali dell’uomo. Inoltre, la confisca dei quaranta euro è legittima perché la somma rappresenta il profitto diretto dello spaccio, essendo stata trovata sul comò accanto al nastro adesivo usato per confezionare la droga. L’imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 31874 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Quando lo spaccio non può beneficiare della particolare tenuità del fatto

La vendita di sostanze stupefacenti, anche se riguarda piccole quantità, può portare a gravi conseguenze penali. Molti cittadini pensano che lo spaccio di lieve entità possa sempre essere perdonato grazie alla particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la legge stabilisce limiti molto severi per l’applicazione di questo beneficio. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il caso di un uomo condannato per aver venduto due involucri di cocaina. I giudici hanno chiarito che chi ha precedenti penali specifici non può evitare la condanna. La condotta abituale cancella ogni possibilità di ottenere la non punibilità.

Il caso: due dosi di cocaina sul comò e la confisca dei soldi

La vicenda nasce da un controllo delle forze dell’ordine. Gli agenti fermano un acquirente subito dopo essere uscito dal portone dell’abitazione del venditore. L’acquirente ha con sé due dosi di cocaina e ammette di averle appena comprate per quaranta euro. La polizia decide quindi di perquisire la camera da letto del venditore. Sul comò della stanza, gli agenti trovano una banconota da quaranta euro e un rotolo di nastro adesivo nero. Questo nastro è identico a quello utilizzato per confezionare le dosi appena vendute. I giudici di merito condannano il venditore a sei mesi di reclusione e mille euro di multa. Inoltre, dispongono la confisca della somma di quaranta euro. Il venditore propone ricorso in Cassazione per contestare la pena e il sequestro del denaro.

Perché la recidiva esclude la particolare tenuità del fatto

La difesa del venditore sostiene che il fatto sia estremamente lieve. Per questo motivo, richiede l’applicazione della particolare tenuità del fatto. Secondo i legali, la vendita di due soli involucri per un valore di quaranta euro rappresenta un episodio minore. La Cassazione respinge questa tesi con fermezza. I giudici spiegano che questo beneficio non spetta a chi delinque in modo abituale. Il venditore ha già subito due precedenti condanne per reati legati agli stupefacenti. Questa condotta ripetuta nel tempo dimostra una chiara propensione a delinquere. La recidiva specifica e reiterata impedisce legalmente l’applicazione della causa di non punibilità. La legge tutela la società dai comportamenti criminali ripetuti, escludendo chi dimostra una abitudine al reato.

Le motivazioni della sentenza sulla particolare tenuità del fatto

I giudici di legittimità concentrano le loro motivazioni su due aspetti principali del ricorso. Il primo aspetto riguarda l’abitualità del comportamento del venditore. La presenza di condanne precedenti per lo stesso reato rende impossibile considerare l’episodio come occasionale. Il secondo aspetto riguarda la legittimità della confisca del denaro trovato sul comò. La difesa sostiene che non vi sia prova del legame tra la banconota da quaranta euro e la vendita della cocaina. La Corte smentisce questa ricostruzione. Il ritrovamento del denaro accanto al nastro adesivo nero costituisce una prova logica schiacciante. La somma corrisponde esattamente al prezzo pagato dall’acquirente. Esiste quindi un nesso diretto tra il reato e il denaro sequestrato. Questo nesso qualifica la somma come profitto del reato e ne impone la confisca obbligatoria.

Le conclusioni sulla particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso del venditore del tutto inammissibile. Questa decisione conferma la condanna inflitta nei gradi precedenti. Il venditore perde definitivamente la causa e deve subire le conseguenze legali della sua condotta. Oltre alla pena principale, la Corte condanna l’uomo al pagamento delle spese del processo. Il ricorrente deve anche versare la somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva colpisce chi presenta ricorsi manifestamente infondati. La sentenza ribadisce un principio chiaro per i cittadini. Chi vende droga in modo sistematico non può invocare la particolare tenuità del fatto per evitare la giustizia. La legge punisce con rigore la reiterazione dei reati e confisca sempre i proventi dell’attività illecita.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto nello spaccio di droga?
Questo beneficio si applica solo se il danno causato è minimo e se il comportamento del colpevole non è abituale.

Chi ha precedenti penali può ottenere la particolare tenuità del fatto?
No, la presenza di precedenti penali specifici dimostra un comportamento abituale che esclude per legge questo beneficio.

È possibile confiscare il denaro trovato in casa dello spacciatore?
Sì, il denaro può essere confiscato se esiste un collegamento diretto con l’attività di spaccio, come la corrispondenza con il prezzo di vendita.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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