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Sostituzione di persona: condanna definitiva per ricorso generico

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro la sentenza della Corte di Appello di Palermo, che l’aveva condannata per due episodi di sostituzione di persona. La ricorrente lamentava vizi di motivazione e una non corretta applicazione della legge penale da parte dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che le contestazioni erano del tutto generiche e prive di fondamento, poiché la sentenza impugnata spiegava in modo logico e dettagliato la responsabilità penale per le condotte contestate. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 35980 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di sostituzione di persona e la decisione della Cassazione

Il reato di sostituzione di persona rappresenta un illecito penale volto a tutelare la fede pubblica e l’affidamento dei cittadini. Di recente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso emblematico, confermando la condanna per una ricorrente ritenuta responsabile di questa condotta. La decisione mette in luce l’importanza di presentare ricorsi chiari e fondati, evitando contestazioni generiche che non trovano riscontro negli atti processuali. Quando si avvia un percorso giudiziario, la precisione dei motivi di impugnazione determina l’esito del giudizio.

I fatti all’origine della vicenda giudiziaria

La vicenda nasce da una doppia contestazione mossa nei confronti di una cittadina, indicata come l’Imputata. I giudici di primo grado avevano accertato la penale responsabilità della donna per due distinti episodi. In entrambi i casi, l’Imputata aveva posto in essere condotte idonee a trarre in inganno terzi soggetti, sostituendo la propria identità con quella di un’altra persona per ottenere un vantaggio ingiusto. La Corte di Appello di Palermo aveva successivamente confermato la sentenza del Tribunale, riconoscendo la continuazione (l’unione di più reati commessi con un unico disegno criminoso) tra i reati e concedendo le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva (la ripetizione di comportamenti criminali nel tempo).

I motivi del ricorso presentati dalla difesa

Non accettando la decisione dei giudici di secondo grado, l’Imputata ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha basato l’impugnazione su un unico motivo principale. In particolare, ha denunciato presunti vizi di motivazione e una erronea applicazione della legge penale da parte della Corte territoriale. Secondo la tesi difensiva, i giudici di merito non avevano spiegato in modo logico e coerente le ragioni per cui le azioni dell’Imputata dovessero configurare il reato contestato. La difesa sosteneva che la ricostruzione dei fatti fosse contraddittoria e priva di elementi di prova solidi.

Le motivazioni della Cassazione sulla sostituzione di persona

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato attentamente il ricorso e lo hanno ritenuto manifestamente infondato. La Cassazione ha chiarito che il provvedimento della Corte di Appello conteneva una motivazione estremamente chiara, coerente e priva di qualsiasi illogicità. I giudici di secondo grado avevano descritto con precisione le condotte dell’Imputata, evidenziando come queste integrassero perfettamente tutti gli elementi costitutivi del reato di sostituzione di persona. La Suprema Corte ha inoltre sottolineato che le censure mosse dalla difesa erano caratterizzate da una estrema genericità, limitandosi a contestare la decisione senza offrire argomenti concreti capaci di scardinare l’impianto accusatorio. I giudici di legittimità non possono rivalutare i fatti, ma devono solo verificare la correttezza logica della sentenza impugnata, che in questo caso era inattaccabile.

Le conclusioni sul caso di sostituzione di persona

La Corte di Cassazione ha concluso il giudizio dichiarando l’inammissibilità (l’impossibilità di esaminare il ricorso per mancanza dei requisiti legali) del ricorso. Questa pronuncia comporta conseguenze severe per la ricorrente, la quale perde definitivamente la possibilità di contestare la condanna penale. Oltre a dover subire gli effetti della pena principale, l’Imputata deve farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. Infine, la Suprema Corte ha condannato la donna al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende, applicando rigorosamente le norme del codice di procedura penale che sanzionano chi promuove ricorsi manifestamente infondati. La decisione ribadisce che la giustizia penale richiede serietà e rigore nell’attivazione dei gradi di impugnazione.

Quando si configura il reato di sostituzione di persona?
Questo reato si consuma quando un soggetto induce qualcuno in errore sostituendo la propria identità con quella di un altro, al fine di ottenere un vantaggio o causare un danno.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione troppo generico?
La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, costringendo il ricorrente a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Che cos’è la Cassa delle ammende?
Si tratta di una cassa gestita dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie inflitte a chi presenta ricorsi giudiziari infondati o inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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