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Sgombero e concorso morale: condannati anche i cori di protesta

Durante lo sgombero di un immobile occupato, alcuni manifestanti si sono opposti alle Forze dell’ordine lanciando oggetti contundenti. Tra i partecipanti, due manifestanti hanno intonato cori ostili, eretto barricate con spazzatura e insultato gli agenti. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna per resistenza a pubblico ufficiale a titolo di concorso morale. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del concorso morale è sufficiente rafforzare l’azione offensiva altrui durante una manifestazione collettiva. Inoltre, la Corte ha confermato l’aggravante del lancio di oggetti pericolosi, precisando che la tutela si estende anche all’incolumità degli agenti operanti. I ricorsi di tutti gli imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 34302 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il concorso morale nelle manifestazioni collettive

Durante le manifestazioni di protesta, la linea di confine tra la semplice partecipazione e la responsabilità penale può essere molto sottile. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato in una recente sentenza riguardante gli scontri avvenuti durante lo sgombero di un edificio occupato abusivamente. In questa specifica occasione, i giudici di legittimità hanno chiarito i confini del concorso morale (la partecipazione non materiale ma psicologica alla realizzazione di un reato) nel delitto di resistenza a pubblico ufficiale. Anche chi non compie atti di violenza fisica diretta contro le Forze dell’ordine può essere condannato se il suo comportamento incita, agevola o rafforza l’azione violenta degli altri manifestanti presenti sul posto.

La dinamica degli scontri e il blocco stradale

La vicenda trae origine dallo sgombero forzato di uno stabile di proprietà comunale. Un gruppo di occupanti ha tentato di impedire l’accesso della polizia lanciando una fitta serie di oggetti contundenti (strumenti capaci di ferire), tra cui pietre, sedie, tegole, vasi e persino un termosifone elettrico lanciato da una finestra. Tra i presenti, alcune manifestanti si sono limitate a intonare cori ostili, insultare pesantemente gli agenti e posizionare bidoni della spazzatura e sacchi di immondizia in mezzo alla strada per ostacolare il passaggio dei mezzi di servizio. La difesa ha sostenuto che tale condotta non potesse integrare il reato di resistenza, mancando una violenza fisica diretta da parte delle imputate. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che queste azioni abbiano fornito un contributo causale e psicologico decisivo all’azione criminosa principale, rendendo le imputate pienamente responsabili delle conseguenze penali.

Le motivazioni della Cassazione sul concorso morale

La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi dei manifestanti, confermando la validità delle condanne inflitte nei precedenti gradi di giudizio. Nelle motivazioni della sentenza sul concorso morale, i giudici di legittimità hanno spiegato che assistere a una resistenza attiva contro i pubblici ufficiali durante una manifestazione collettiva e, contemporaneamente, insultare gli agenti o erigere barricate costituisce un chiaro rafforzamento dell’altrui proposito criminoso. Questo comportamento non rappresenta una semplice presenza passiva o una manifestazione del pensiero, ma un apporto causale che aggrava gli effetti dell’offesa e rende più difficile l’intervento delle autorità. Inoltre, la Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui l’aggravante del lancio di oggetti pericolosi non si applicherebbe se le persone messe in pericolo sono i poliziotti stessi. La legge tutela l’incolumità fisica di chiunque sia coinvolto nella situazione di pericolo, inclusi gli agenti in servizio di ordine pubblico.

Le conclusioni della Corte e la condanna definitiva

Le conclusioni dei giudici sul concorso morale stabiliscono un principio di diritto molto rigoroso per chi partecipa a proteste di gruppo che sfociano in violenza. Chiunque decida di supportare attivamente una condotta violenta altrui, anche solo con cori di incitamento, insulti o creando ostacoli fisici come il posizionamento di rifiuti sulla carreggiata, risponde del reato di resistenza a pubblico ufficiale in concorso. La Cassazione ha dichiarato inammissibili (non esaminabili nel merito per difetti formali o manifesta infondatezza) tutti i ricorsi presentati dai condannati. Di conseguenza, i manifestanti hanno perso definitivamente la causa e dovranno pagare le spese del processo, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione rafforza la tutela delle Forze dell’ordine durante le delicate operazioni di sgombero e ordine pubblico.

Cosa si intende per concorso morale nel reato di resistenza?
Si configura quando un soggetto, pur non compiendo direttamente atti di violenza fisica, incita o rafforza l’azione violenta altrui attraverso cori, insulti o creando ostacoli fisici come barricate.

L’aggravante del lancio di oggetti si applica se i soggetti in pericolo sono poliziotti?
La Corte di Cassazione ha chiarito che la nozione di persone protetta dalla norma include espressamente gli agenti delle Forze dell’ordine impegnati nel servizio.

Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente perde definitivamente la causa, la condanna precedente diventa definitiva e si è obbligati a pagare le spese del processo insieme a una sanzione pecuniaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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