Sequestro Probatorio: Quando è Legittimo sui Beni di un Soggetto Indagato per un Altro Reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15877 del 2024, offre un importante chiarimento sui presupposti del sequestro probatorio, in particolare sulla nozione di ‘pertinenza’ della cosa al reato. Il caso esaminato riguarda il sequestro di telefoni cellulari appartenenti a persone indagate per favoreggiamento, ma disposto nell’ambito di un distinto procedimento per omicidio. La pronuncia stabilisce che la legittimità del vincolo reale deve essere valutata esclusivamente in relazione al reato principale per cui si procede, a prescindere dalla posizione dell’indagato nel procedimento connesso.
I Fatti di Causa
La vicenda trae origine da una violenta aggressione avvenuta nell’agosto 2023, a seguito della quale la vittima decedeva alcuni giorni dopo. Immediatamente dopo l’aggressione, un giovane si presentava alle forze dell’ordine confessando di essere l’autore del fatto, e la sua versione veniva confermata dal padre, sopraggiunto poco dopo.
Tuttavia, i primi accertamenti investigativi rivelavano che l’autore materiale dell’aggressione non era il giovane che si era autoaccusato. Di conseguenza, la Procura della Repubblica avviava due procedimenti distinti:
- Uno a carico del padre e del figlio per i reati di autocalunnia e favoreggiamento personale.
- Uno a carico di ignoti per il reato di omicidio, a seguito del decesso della persona aggredita.
Nell’ambito del primo procedimento, venivano sequestrati i telefoni cellulari in uso a padre e figlio. Successivamente, il Pubblico Ministero disponeva un nuovo sequestro probatorio sui medesimi dispositivi, ma questa volta all’interno del fascicolo per omicidio. Contro questo secondo provvedimento, il padre proponeva riesame, che veniva però rigettato dal Tribunale. Si giungeva così al ricorso per cassazione.
Il Ricorso in Cassazione e la Questione sul Sequestro Probatorio
La difesa del ricorrente lamentava la violazione di legge, sostenendo che il provvedimento di sequestro fosse illegittimo per due ragioni principali:
- Mancanza del fumus commissi delicti: Secondo il ricorrente, non vi erano elementi sufficienti per configurare il reato di favoreggiamento a suo carico.
- Assenza del nesso di pertinenza: Si contestava la mancanza di un legame concreto tra i telefoni cellulari e l’omicidio, oggetto del procedimento nel quale il sequestro era stato disposto.
In sostanza, la difesa tentava di invalidare il sequestro emesso nel procedimento per omicidio, basandosi su argomentazioni relative al diverso procedimento per favoreggiamento.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione sul Sequestro Probatorio
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni difensive inconferenti e la doglianza manifestamente infondata. Il ragionamento della Corte si articola su tre punti cardine.
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Valutazione del Fumus Commissi Delicti
La Corte chiarisce che la sussistenza del fumus commissi delicti (la parvenza del reato) deve essere valutata con esclusivo riferimento al procedimento in cui l’atto è stato emesso. In questo caso, il sequestro probatorio è stato disposto nell’ambito dell’indagine per omicidio. Poiché il decesso della vittima a seguito dell’aggressione era un fatto accertato, il fumus del reato di omicidio era ‘inequivocabilmente sussistente’. Le questioni relative alla configurabilità o meno del reato di favoreggiamento nel procedimento a carico del ricorrente erano, pertanto, del tutto irrilevanti.
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La Nozione Ampia di ‘Pertinenza’
Il secondo punto cruciale riguarda il concetto di ‘pertinenza’. Ai fini del sequestro probatorio, sono pertinenti al reato non solo le cose che ne costituiscono il corpo o il prodotto, ma ‘tutte quelle in qualsiasi modo a questo connesse, anche indirettamente, purché rilevanti ai fini dell’accertamento del fatto criminoso’. Ciò include ogni elemento utile a ricostruire l’evento, identificare l’autore e chiarire le circostanze. La condotta del ricorrente e di suo figlio – che si erano falsamente accusati subito dopo l’aggressione – creava un legame diretto e inequivocabile con il fatto storico (l’omicidio), rendendo i loro telefoni cellulari pertinenti all’indagine principale per la necessità di accertare le ragioni di tale comportamento e le loro connessioni con il vero responsabile.
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La Finalità Investigativa
Infine, la Corte ha ritenuto coerente e giustificata la finalità investigativa del sequestro. Dagli atti emergeva che i primi accertamenti tecnici sui telefoni, eseguiti nell’altro procedimento, avevano evidenziato ‘anomalie’ che rendevano necessarie ulteriori e più approfondite verifiche. Questa esigenza investigativa costituiva una valida ragione per disporre il sequestro probatorio nel contesto dell’indagine più grave.
Le Conclusioni
La sentenza ribadisce un principio fondamentale in materia di mezzi di ricerca della prova: la legittimità di un sequestro probatorio si fonda sul nesso di pertinenza tra la cosa e il reato per cui si indaga, non sulla posizione giuridica del suo proprietario o detentore. Anche se una persona è indagata per un reato minore e connesso, come il favoreggiamento, i suoi beni possono essere legittimamente sequestrati in un procedimento per un reato più grave, come l’omicidio, se tali beni sono ritenuti utili all’accertamento dei fatti di quest’ultimo. La decisione del giudice deve concentrarsi sulla potenziale rilevanza probatoria dell’oggetto, indipendentemente dal fascicolo in cui il sequestro viene materialmente eseguito.
È possibile disporre un sequestro probatorio su beni di una persona non indagata per il reato principale?
Sì, ai fini del sequestro probatorio non è rilevante chi sia il proprietario o il detentore del bene, ma solo che questo sia ‘pertinente’ al reato per cui si procede, ovvero utile per l’accertamento dei fatti, dell’autore e delle circostanze.
Cosa si intende per ‘pertinenza’ di un bene al reato?
La pertinenza include non solo il corpo del reato (es. l’arma del delitto) o il suo prodotto, ma qualsiasi cosa, anche indirettamente connessa, che sia utile a ricostruire il fatto criminoso. La condotta di chi si autoaccusa falsamente, ad esempio, crea un legame che rende pertinenti i suoi strumenti di comunicazione all’indagine sul reato principale.
Perché il ricorso in questo caso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le argomentazioni della difesa erano inconferenti. Si concentravano sulla presunta insussistenza del reato di favoreggiamento, mentre il sequestro era stato legittimamente disposto nel diverso procedimento per omicidio, dove il nesso di pertinenza tra i cellulari e il reato era stato correttamente ritenuto sussistente.