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Sequestro preventivo per equivalente: quando la società terza è al sicuro

Un Amministratore è indagato per reati tributari, avendo utilizzato fatture false tramite la Società A per ridurre il reddito imponibile. Il giudice ha disposto un sequestro preventivo, esteso anche ai beni della Società B, di cui l’Amministratore era legale rappresentante e aveva delega sul conto. La Società B ha contestato il sequestro, sostenendo di essere un soggetto terzo e che la delega dell’Amministratore era stata revocata. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo per equivalente sui beni di una società terza è legittimo solo se questa è un mero “schermo” dell’indagato o non è estranea al reato. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per ulteriori chiarimenti.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 36549 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Quando il sequestro preventivo per equivalente colpisce la società terza

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito importanti aspetti riguardanti il sequestro preventivo per equivalente, specialmente quando questo coinvolge beni di una società terza rispetto all’indagato. Questa sentenza offre spunti cruciali per comprendere i limiti e le condizioni di applicabilità di tale misura cautelare. Il caso esaminato riguarda un amministratore indagato per reati tributari, che ha visto estendersi il sequestro anche a un’altra società da lui rappresentata.

Il caso: reati tributari e sequestro preventivo

Un Amministratore è stato indagato per reati tributari. Egli avrebbe utilizzato fatture false attraverso una prima Società (chiamiamola “Società A”) per ridurre il reddito imponibile. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha quindi disposto un sequestro preventivo. Questa misura cautelare ha colpito non solo i beni della Società A, ma anche il denaro depositato su un conto corrente bancario intestato a una seconda Società (chiamiamola “Società B”). L’Amministratore, al momento dei fatti, era legale rappresentante anche della Società B e aveva una delega per operare sul suo conto.

La contestazione della società terza sul sequestro preventivo

La Società B ha presentato ricorso. Ha sostenuto che il sequestro preventivo sui suoi beni era illegittimo. La Società B si considerava un soggetto terzo rispetto al reato commesso dall’Amministratore tramite la Società A. Inoltre, ha evidenziato che la delega dell’Amministratore ad operare sul suo conto corrente era stata revocata prima dell’esecuzione del sequestro. La difesa della Società B ha sollevato anche altri due motivi di ricorso.

La validità del rinvio per relationem

Il primo motivo di ricorso della Società B riguardava la motivazione del sequestro. La difesa sosteneva che il GIP avesse motivato il sequestro facendo riferimento a un precedente provvedimento già annullato. Questo tipo di motivazione, chiamata “rinvio per relationem” (cioè un richiamo a un altro atto), sarebbe stato nullo. La Cassazione ha però respinto questa argomentazione. Ha chiarito che un rinvio per relationem è valido se l’atto richiamato è conosciuto e se i vizi del precedente atto non riguardano la parte specifica richiamata. Nel caso specifico, il vizio del precedente provvedimento riguardava il “periculum in mora” (il pericolo nel ritardo), mentre il rinvio riguardava il “fumus commissi delicti” (l’apparenza del reato), due aspetti indipendenti.

Le dichiarazioni accusatorie e le garanzie dell’indagato

Il secondo motivo di ricorso sollevato dalla Società B riguardava l’inutilizzabilità delle dichiarazioni di un testimone. Questo testimone, secondo la difesa, avrebbe dovuto essere sentito con le garanzie previste per un coindagato. La Cassazione ha dichiarato questo motivo inammissibile. Ha osservato che la doglianza non era stata sollevata in precedenza davanti al Tribunale del riesame. La Corte ha precisato che l’inutilizzabilità delle dichiarazioni eteroaccusatorie (quelle che accusano altri) può essere fatta valere per la prima volta in Cassazione solo se il vizio procedimentale era originario e radicale. Nel caso specifico, la difesa non aveva dimostrato questa originarietà.

Il sequestro preventivo per equivalente sui beni della società terza

Il terzo motivo di ricorso, invece, è stato ritenuto fondato dalla Cassazione. La Società B contestava l’estensione del sequestro preventivo ai suoi beni. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il sequestro per equivalente può colpire beni non necessariamente intestati all’indagato, ma nella sua “disponibilità”. Tuttavia, questa disponibilità non può essere dedotta dalla semplice qualifica di legale rappresentante di una società che è un soggetto giuridico autonomo e terzo rispetto al reato. La Corte ha evidenziato che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente considerato la revoca della delega bancaria dell’Amministratore sul conto della Società B.

Le motivazioni della sentenza sul sequestro preventivo per equivalente

La Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che la Società B, pur essendo rappresentata dall’indagato, appariva come un soggetto giuridico distinto e autonomo rispetto al reato tributario commesso tramite la Società A. Il Tribunale del riesame aveva erroneamente ritenuto sufficiente la disponibilità dei beni da parte dell’indagato, basandosi sulla sua precedente delega sul conto della Società B e sulla sua qualifica di legale rappresentante. La Corte ha chiarito che il “sequestro preventivo per equivalente” sui beni di un soggetto terzo è legittimo solo in due casi: se la società è un mero “schermo” attraverso cui l’indagato agisce come effettivo titolare dei beni, oppure se la società stessa non è estranea alla commissione del reato. La semplice rappresentanza legale non basta a superare la distinzione tra l’indagato e la persona giuridica, a meno che non si dimostri che l’ente sia una mera apparenza giuridica.

Le conclusioni della Cassazione sul sequestro preventivo per equivalente

La Corte di Cassazione ha quindi annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale di Brescia. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione. Dovrà chiarire se, nel caso della Società B, sussistano le condizioni che legittimano il sequestro preventivo per equivalente. In particolare, dovrà accertare se la Società B fosse un mero schermo dell’indagato o se fosse coinvolta nel reato. Questa decisione ribadisce l’importanza di un’attenta valutazione della effettiva disponibilità dei beni e della natura del soggetto giuridico coinvolto, tutelando le società terze che non siano direttamente coinvolte nell’illecito.

Cos’è il sequestro preventivo per equivalente?
È una misura che permette di sequestrare beni di valore pari al profitto di un reato, anche se diversi da quelli direttamente ottenuti dall’illecito, quando questi ultimi non sono più disponibili.

Quando il sequestro preventivo può colpire una società terza?
Può colpire una società terza solo se questa è un mero “schermo” dell’indagato, senza autonomia, o se è direttamente coinvolta nel reato. La semplice rappresentanza legale dell’indagato non basta.

La revoca della delega bancaria influisce sul sequestro?
Sì, la revoca della delega ad operare su un conto corrente di una società terza è un elemento rilevante. Dimostra che l’indagato non ha più la disponibilità di quei fondi, rendendo più difficile l’applicazione del sequestro per equivalente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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