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Sequestro preventivo per equivalente: no periculum in mora per il riciclaggio

Un soggetto ha contestato un sequestro preventivo per equivalente, disposto per reati di riciclaggio, lamentando la mancanza di motivazione sul “periculum in mora”. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non è richiesta una specifica motivazione sul “periculum in mora”. È sufficiente la “parvenza di reato” (fumus criminis) e la corrispondenza tra il valore dei beni sequestrati e il profitto illecito. Questo principio distingue la confisca per equivalente da quella ordinaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 36291 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Sequestro Preventivo per Equivalente: Quando non serve il “Pericolo nel Ritardo”

Il sequestro preventivo per equivalente rappresenta uno strumento cruciale nel diritto penale, mirato a sottrarre al reo i beni corrispondenti al profitto illecito, anche quando il profitto diretto non è più rintracciabile. La questione della necessità di motivare il cosiddetto “periculum in mora” (il pericolo che, nel frattempo, il bene venga disperso o modificato) in questi casi è stata oggetto di dibattito. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti importanti, specialmente in relazione ai reati di riciclaggio.

Il Caso Specifico: Un Sequestro Preventivo per Equivalente Contestato

Un cittadino ha subito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Questa misura ha colpito denaro, gioielli e immobili per un valore di oltre 1,8 milioni di euro. Le autorità avevano disposto il sequestro per presunti reati di riciclaggio. Il soggetto ha impugnato la decisione, sostenendo che il Tribunale non aveva motivato adeguatamente la sussistenza del “periculum in mora”. Secondo la sua difesa, senza questa motivazione, il sequestro non poteva essere valido.

La Differenza tra Confisca Ordinaria e Confisca per Equivalente

Per comprendere la decisione della Cassazione, è essenziale distinguere tra confisca ordinaria e confisca per equivalente. La confisca ordinaria colpisce direttamente i beni che sono il prodotto, il profitto o lo strumento del reato. Per questa, la giurisprudenza richiede una motivazione sul “periculum in mora”, cioè sul rischio che il bene possa essere disperso o alterato prima della sentenza definitiva. La confisca per equivalente, invece, interviene quando i beni direttamente collegati al reato non sono più disponibili. In questo caso, si sequestrano altri beni del reo, fino a un valore corrispondente al profitto illecito.

Il Principio della Cassazione sul Sequestro Preventivo per Equivalente

La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale. Per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non è necessario che il giudice motivi specificamente il “periculum in mora”. La natura stessa di questa misura, che è sanzionatoria e ripristinatoria, implica già un pericolo. Si presume infatti che il profitto diretto del reato sia stato occultato, disperso o comunque non più rintracciabile. Per questo tipo di sequestro, è sufficiente dimostrare la “parvenza di reato” (fumus criminis) e la corrispondenza tra il valore dei beni sequestrati e il profitto illecito.

Le Motivazioni della Sentenza sul Sequestro Preventivo per Equivalente

La Corte ha spiegato che la confisca per equivalente ha una natura giuridica diversa dalla confisca ordinaria. Non è una misura di sicurezza patrimoniale, ma una misura sanzionatoria. Essa mira a ripristinare la situazione precedente al reato, privando il colpevole dei vantaggi economici ottenuti illecitamente. Pertanto, l’esigenza di motivare il “periculum in mora”, richiesta per la confisca ordinaria, è già intrinseca alla logica del sequestro preventivo per equivalente. Se il profitto diretto fosse ancora disponibile e rintracciabile, si procederebbe con la confisca ordinaria. Il fatto che si ricorra alla confisca per equivalente significa che il pericolo di dispersione del profitto originario è già una realtà. La sentenza ha quindi confermato che basta il “fumus criminis” e la proporzionalità del sequestro al profitto.

Le Conclusioni: Ricorso Rigettato e Principio Confermato

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cittadino. Ha così confermato la validità del sequestro preventivo per equivalente, anche in assenza di una specifica motivazione sul “periculum in mora”. Questa decisione rafforza la posizione che, nei casi di confisca per equivalente, l’attenzione si sposta dalla conservazione del bene specifico alla compensazione del valore del profitto illecito. Il soggetto è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali. Questo principio è cruciale per l’efficacia delle misure contro il riciclaggio e altri reati che generano profitti illeciti difficili da tracciare direttamente.

Cos’è il sequestro preventivo per equivalente?
È una misura cautelare che permette di sottrarre beni a una persona indagata o imputata, fino a un valore corrispondente al profitto illecito del reato, quando il profitto originale non è più rintracciabile.

Quando non è necessaria la motivazione sul periculum in mora per il sequestro preventivo per equivalente?
La Corte di Cassazione ha chiarito che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non è richiesta una specifica motivazione sul ‘periculum in mora’, poiché il pericolo di dispersione del profitto è già implicito nella natura della misura.

Quali sono le conseguenze pratiche di questa decisione per i reati come il riciclaggio?
Significa che le autorità possono disporre il sequestro preventivo per equivalente senza dover dimostrare un rischio imminente di dispersione dei beni, rendendo più efficace l’azione contro i profitti illeciti, purché vi sia la ‘parvenza di reato’ e la proporzionalità del sequestro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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