Sequestro preventivo: i limiti del ricorso in Cassazione
Il Sequestro preventivo rappresenta uno degli strumenti più incisivi a disposizione dell’autorità giudiziaria per bloccare i profitti derivanti da attività illecite. Tuttavia, la possibilità di contestare tali provvedimenti davanti alla Suprema Corte di Cassazione incontra limiti normativi molto rigidi, come confermato dalla recente sentenza n. 49761/2023.
Il caso e la contestazione del vincolo
La vicenda trae origine dal sequestro di un conto corrente bancario con un saldo di oltre 20.000 euro, intestato a un soggetto indagato per truffa. La difesa aveva presentato due istanze di riesame: la seconda, definita sostitutiva, indicava chiaramente un decreto emesso da un G.I.P., ma nel corpo dell’atto chiedeva la restituzione di beni che erano stati attinti da un provvedimento diverso, emesso da un’altra autorità giudiziaria. Il Tribunale del Riesame aveva dichiarato inammissibile l’istanza per alcuni soggetti non legittimati e l’aveva rigettata nel merito per l’indagata principale.
La decisione della Suprema Corte sul Sequestro preventivo
I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza denunciando un vizio di motivazione e un errore nell’identificazione dell’oggetto dell’impugnazione. La Cassazione ha però ribadito un principio fondamentale: ai sensi dell’art. 325 c.p.p., il ricorso contro le ordinanze in materia di sequestro è ammesso esclusivamente per violazione di legge.
In questo perimetro non rientra la scarsa persuasività della motivazione o la sua illogicità manifesta, ma solo la sua mancanza assoluta o il carattere meramente apparente. Nel caso di specie, il Tribunale aveva correttamente individuato l’atto impugnato basandosi sui dati oggettivi forniti dalla difesa, rilevando che l’errore del ricorrente nel voler colpire beni di un altro procedimento non poteva inficiare la procedura.
Le motivazioni
La Corte ha fondato la propria decisione sulla distinzione tra vizi di motivazione e violazione di legge. Per il Sequestro preventivo, il sindacato di legittimità è circoscritto. La motivazione del Tribunale del Riesame è stata ritenuta solida poiché ha dato atto della sussistenza del fumus commissi delicti e del pericolo di dispersione delle somme, qualificate come profitto del reato di truffa. L’errore della difesa nell’indicare beni appartenenti a un diverso titolo cautelare è stato considerato un errore di diritto del soggetto impugnante, che non determina un vizio processuale del giudice, ma rende l’istanza infondata o inammissibile per difetto di specificità rispetto all’atto realmente impugnato.
Le conclusioni
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende. La sentenza conferma che la precisione tecnica nell’identificazione del provvedimento e la corretta perimetrazione dei motivi di ricorso sono requisiti essenziali. Non è possibile utilizzare il ricorso per Cassazione per sollecitare una rivalutazione del merito o per correggere strategie difensive errate in sede di riesame, specialmente quando il vincolo cautelare appare giustificato dalla necessità di assicurare il profitto del reato.
Quando è possibile ricorrere in Cassazione contro un sequestro?
Il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, che include la mancanza totale di motivazione ma esclude la semplice illogicità o contraddittorietà della stessa.
Cosa accade se si indica un provvedimento sbagliato nell’istanza di riesame?
Se l’errore genera incertezza sull’atto che si intende impugnare, l’istanza può essere dichiarata inammissibile per difetto di specificità degli elementi identificativi.
Chi è legittimato a chiedere il riesame di un conto corrente?
La legittimazione spetta esclusivamente al titolare del conto o a chi vanti un diritto reale o un interesse concreto e attuale alla restituzione delle somme.