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Sequestro preventivo e costituzione dell’ente 231

L’autorità giudiziaria dispone un sequestro preventivo di conti e crediti verso una società e il suo legale rappresentante. L’amministratore è indagato per il reato presupposto. Il tribunale nomina un difensore d’ufficio per l’azienda a causa del conflitto di interessi. Il difensore d’ufficio impugna il sequestro, ma il Tribunale del Riesame dichiara inammissibile l’istanza. L’ente non ha depositato l’atto formale di costituzione né ha conferito una valida procura speciale. La Suprema Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la regolare costituzione dell’ente 231 è un passaggio obbligato per esercitare i diritti difensivi. La società non può impugnare le misure cautelari reali tramite il solo difensore d’ufficio se non ha formalizzato il proprio ingresso nel procedimento tramite un nuovo rappresentante o procuratore speciale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 29622 Anno 2026
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Pubblicato il 2 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il sequestro preventivo e la costituzione dell’ente 231

I giudici applicano un sequestro preventivo sui conti bancari e sui crediti fiscali di un’impresa. L’accusa contesta violazioni tributarie e societarie all’amministratore unico e alla persona giuridica. La legge impone regole rigorose per la difesa aziendale nel processo penale. La regolare costituzione dell’ente 231 rappresenta il presupposto indispensabile per contestare le misure cautelari reali. La società non può accedere agli strumenti di tutela senza il rispetto di precisi oneri formali previsti dal legislatore.

Il conflitto di interessi dell’amministratore indagato

L’amministratore unico della società risulta indagato in prima persona per i reati societari presupposto. La legge vieta al legale rappresentante indagato di rappresentare l’azienda nel medesimo procedimento penale. Questa situazione genera una netta incompatibilità difensiva. L’interesse personale dell’amministratore potrebbe divergere dall’interesse dell’ente. L’autorità giudiziaria nomina pertanto un difensore d’ufficio per garantire la difesa tecnica dell’impresa. La sola difesa tecnica d’ufficio non surroga però la volontà della società. L’ente deve nominare un nuovo legale rappresentante o un procuratore speciale privo di conflitti per esercitare il diritto di autodifesa.

Il ricorso al riesame e la mancata costituzione dell’ente 231

Il difensore d’ufficio presenta richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo. Il Tribunale del Riesame dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice evidenzia la totale assenza di una procura speciale rilasciata ai sensi del codice di rito penale. L’azienda eccepisce una lesione del diritto di difesa in sede di legittimità. La società sostiene che l’incompatibilità dell’amministratore e la nomina d’ufficio rendevano impossibile il tempestivo rilascio di procure. La corte territoriale smentisce tale tesi processuale e ribadisce la validità dei limiti normativi posti alla partecipazione societaria.

Le motivazioni dei giudici sulla costituzione dell’ente 231

La Corte di Cassazione respinge le censure difensive e conferma la decisione del tribunale. I magistrati operano una netta distinzione tra difesa tecnica e diritto di partecipazione dell’ente. La notifica dell’informazione di garanzia costituisce una formale messa in mora per la persona giuridica. L’azienda ha l’onere immediato di costituirsi mediante una dichiarazione formale in cancelleria. Questa dichiarazione richiede la sottoscrizione del difensore e l’allegazione di una procura speciale specifica. L’incompatibilità del vertice aziendale imponeva all’organigramma societario di nominare un procuratore speciale dedicato al processo. Il difensore d’ufficio non possiede il potere di presentare l’impugnazione cautelare senza il previo completamento di tale iter costitutivo da parte della società.

Le conclusioni sul rigetto del gravame aziendale

La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile a carico della società. La pronuncia condanna l’impresa al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Il sequestro preventivo sui conti correnti societari e sui crediti resta pienamente confermato ed efficace. Le persone giuridiche coinvolte in accertamenti penali devono predisporre modelli organizzativi idonei a gestire tempestivamente le situazioni di incompatibilità dei propri vertici.

Cosa accade se l’amministratore unico della società è indagato per il medesimo reato?
L’amministratore si trova in conflitto di interessi e non può nominare il difensore dell’ente. La società deve nominare un nuovo rappresentante o un procuratore speciale.

Il difensore d’ufficio può impugnare autonomamente un sequestro preventivo a carico dell’ente?
No, il difensore d’ufficio non può presentare il riesame se la società non ha formalizzato prima il proprio atto di costituzione con procura speciale.

Quali conseguenze comporta la mancata costituzione dell’azienda nel processo penale?
La mancata costituzione determina l’inammissibilità delle istanze difensive e delle impugnazioni cautelari presentate per conto dell’ente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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