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Rivelazione di segreti d’ufficio: Funzionario vince, atti già noti

Un Funzionario comunale è stato indagato per rivelazione di segreti d’ufficio per aver consegnato atti di indagine preliminare, coperti da segreto, al difensore di una Sindaca indagata. Il Tribunale aveva confermato una misura interdittiva. Il Funzionario ha contestato, sostenendo che la Sindaca era già a conoscenza degli atti per il suo ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di rivelazione di segreti d’ufficio non sussiste se la notizia è rivelata a chi ne era già a conoscenza, purché non si superi il limite della conoscenza pregressa. La Cassazione ha annullato l’ordinanza e la misura cautelare, riconoscendo la vittoria del Funzionario.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 24754 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La rivelazione di segreti d’ufficio: un caso di conoscenza pregressa

La rivelazione di segreti d’ufficio è un reato che tutela il buon andamento della pubblica amministrazione. Ma cosa succede quando la notizia “rivelata” è già nota al destinatario? Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato proprio questa delicata questione, offrendo importanti chiarimenti sul confine tra illecito e condotta lecita in materia di segreti d’ufficio.

Il fatto: la contestazione al Funzionario per la rivelazione di segreti

Un Funzionario pubblico, che ricopriva il ruolo di vicesegretario comunale, si è trovato al centro di un’indagine. L’accusa era grave: aver rivelato segreti d’ufficio. Nello specifico, il Funzionario aveva consegnato al difensore di una Sindaca, anch’essa indagata per reati urbanistici, alcuni documenti relativi alle indagini preliminari. Questi atti, per legge, erano coperti da segreto istruttorio. Il giudice per le indagini preliminari aveva applicato una misura cautelare. Questa misura sospendeva il Funzionario dal suo incarico. Il Tribunale aveva poi confermato questa sospensione, pur riducendone la durata a sei mesi.

La difesa del Funzionario e il concetto di rivelazione di segreti d’ufficio

Il Funzionario non ha accettato la decisione. Ha presentato ricorso, sostenendo che gli indizi di colpevolezza non erano sufficienti. La sua difesa si basava su un punto cruciale: la Sindaca, destinataria indiretta degli atti tramite il suo difensore, era già a conoscenza delle informazioni contenute nei documenti. La Sindaca, infatti, nel suo ruolo istituzionale, aveva già promosso il sopralluogo che aveva generato quegli stessi atti. Per la difesa, non si poteva parlare di vera e propria “rivelazione” se l’informazione era già di dominio del destinatario. Inoltre, la difesa ha evidenziato che gli atti trasmessi non avevano superato il limite della conoscenza pregressa della Sindaca e non avevano causato un danno effettivo alla pubblica amministrazione.

Il reato di pericolo effettivo: cosa significa per la rivelazione di segreti?

Il reato di rivelazione di segreti d’ufficio è un “reato di pericolo effettivo”. Questo significa che non è necessario che si verifichi un danno concreto. Basta che la condotta sia idonea a creare un pericolo reale per gli interessi protetti dalla legge. La giurisprudenza ha chiarito che il pericolo deve essere reale, non solo presunto. La Corte ha esaminato se la condotta del Funzionario avesse effettivamente messo in pericolo il buon andamento dell’amministrazione o gli interessi di terzi. La valutazione si concentra sulla potenziale lesività della condotta, non sulla sua effettiva realizzazione.

Le motivazioni della sentenza sulla rivelazione di segreti d’ufficio

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Funzionario. Ha ritenuto fondato il motivo principale. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il reato di rivelazione di segreti d’ufficio si configura solo se la notizia segreta viene portata a conoscenza di una persona non autorizzata che non ne era già a conoscenza. Se la persona a cui la notizia viene rivelata ne era già a conoscenza per il suo ruolo istituzionale, il reato non sussiste. Questo vale a meno che la rivelazione non superi la portata delle informazioni già note. Nel caso specifico, la Sindaca era già a conoscenza della notizia di reato e degli atti allegati. Lei stessa aveva avviato il sopralluogo che aveva generato quei documenti. Gli atti trasmessi dal Funzionario coincidevano con quelli già in possesso dell’amministrazione comunale e non riguardavano fasi investigative successive. Pertanto, non c’è stata una vera e propria “rivelazione” di qualcosa di nuovo o sconosciuto, e non si è configurato un pericolo effettivo per gli interessi tutelati dalla norma.

Le conclusioni: la cessazione della misura interdittiva

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale e quella del Giudice per le Indagini Preliminari. Questa decisione comporta la cessazione immediata della misura cautelare in corso. Il Funzionario, quindi, non è più sospeso dal suo pubblico ufficio. La sentenza ha chiarito che la condotta del Funzionario, pur avendo trasmesso atti coperti da segreto, non ha integrato il reato di rivelazione di segreti d’ufficio perché la destinataria era già a conoscenza delle informazioni. Questo caso sottolinea l’importanza di valutare attentamente il contesto e la conoscenza pregressa delle informazioni in materia di segreti d’ufficio, distinguendo tra una vera e propria divulgazione e la mera trasmissione di dati già noti.

Cos’è il reato di rivelazione di segreti d’ufficio?
È un reato commesso da un pubblico ufficiale che rivela notizie d’ufficio che devono rimanere segrete, causando un pericolo per la pubblica amministrazione o per terzi.

Quando non si configura il reato di rivelazione di segreti d’ufficio?
Il reato non sussiste se la notizia, pur segreta, viene rivelata a persone che ne erano già a conoscenza per il loro ruolo istituzionale, a meno che la rivelazione non superi la portata delle informazioni già note.

Quali sono le conseguenze per un pubblico ufficiale accusato di questo reato?
Un pubblico ufficiale può essere sottoposto a misure cautelari, come la sospensione dall’ufficio. Tuttavia, se il reato non viene provato o non si configura, tali misure possono essere annullate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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