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Rinuncia all’impugnazione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato avverso un’ordinanza di sequestro per un presunto reato edilizio. La decisione si fonda sulla sopravvenuta rinuncia all’impugnazione da parte della ricorrente, a seguito della revoca del sequestro stesso. La Corte ha stabilito che, data la causa della rinuncia non imputabile alla parte, non vi è condanna alle spese.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 47702 Anno 2023
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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinuncia all’impugnazione: quando determina l’inammissibilità del ricorso

La rinuncia all’impugnazione è un atto processuale fondamentale che può determinare l’esito di un procedimento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 47702/2023) offre un chiaro esempio di come tale atto porti alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, chiudendo di fatto la controversia. Analizziamo il caso per comprendere le dinamiche e le conseguenze di questa scelta processuale.

Il Caso: Sequestro per Abuso Edilizio e Ricorso in Cassazione

La vicenda ha origine da un provvedimento di sequestro emesso dal GIP di un tribunale del sud Italia a carico della titolare di una ditta edile. Il sequestro riguardava un presunto reato edilizio, contestato ai sensi dell’art. 44 del DPR 309/90 (un riferimento che, dal contesto, appare un probabile refuso per l’art. 44 del DPR 380/01, Testo Unico dell’Edilizia). L’indagata, ritenendo illegittimo il provvedimento, aveva prima adito il tribunale del riesame, che aveva però confermato il sequestro, e successivamente aveva proposto ricorso per cassazione.

I Motivi del Ricorso: dalla Violazione di Legge alla Carenza di Motivazione

Il ricorso si fondava su due principali motivi di doglianza.

  1. Violazione di legge (ex art. 606 lett. b c.p.p.): La difesa contestava la configurabilità stessa del reato (fumus del reato). Si sosteneva che l’attività di demolizione e ricostruzione effettuata rientrasse in una legittima ristrutturazione, come previsto dall’art. 3 del DPR 380/01. Secondo la ricorrente, il tribunale avrebbe errato nel non considerare che l’intervento era supportato da un titolo abilitativo che prevedeva specificamente la demolizione e la successiva ricostruzione del manufatto.

  2. Vizio di motivazione (ex art. 606 lett. c c.p.p.): Il secondo motivo criticava la mancanza di una motivazione adeguata riguardo al periculum in mora, ovvero il pericolo che la libera disponibilità del bene potesse aggravare le conseguenze del reato. La difesa si chiedeva come un immobile già demolito potesse costituire un pericolo. Inoltre, si contestava che il sequestro avesse riguardato anche il mezzo meccanico utilizzato per la demolizione, senza una chiara correlazione tra questo e il reato ipotizzato.

L’Epilogo del Procedimento: la Rinuncia all’Impugnazione

La svolta nel procedimento è avvenuta prima della discussione in Cassazione. È stata depositata una dichiarazione formale di rinuncia all’impugnazione da parte della ricorrente. Questo atto, previsto dall’art. 589 del codice di procedura penale, ha cambiato radicalmente la direzione del giudizio.

Le Motivazioni della Decisione della Corte

La Corte di Cassazione, presa visione della rinuncia, ha agito di conseguenza. La legge prevede che la rinuncia all’impugnazione comporti l’inammissibilità del ricorso. Pertanto, i giudici non sono entrati nel merito delle questioni sollevate dalla difesa (la corretta interpretazione delle norme edilizie o la sussistenza del periculum), ma si sono fermati a una valutazione puramente procedurale.

L’elemento di particolare interesse nella decisione è la statuizione sulle spese. Generalmente, chi rinuncia al ricorso viene condannato al pagamento delle spese processuali. In questo caso, però, la Corte ha specificato che la rinuncia era motivata dalla revoca del sequestro, un evento non imputabile alla ricorrente. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile ‘senza onere per la ricorrente’.

Conclusioni

Questa sentenza evidenzia l’importanza strategica della rinuncia all’impugnazione. Quando il presupposto del contendere viene a mancare (in questo caso, il sequestro), proseguire nel giudizio diventa inutile. La rinuncia si configura come lo strumento processuale corretto per porre fine alla lite. Inoltre, la decisione della Corte chiarisce che se la causa della rinuncia non è addebitabile alla parte che la effettua, quest’ultima può essere esentata dal pagamento delle spese processuali, un principio di equità che bilancia gli esiti del processo.

Cosa succede se si presenta una rinuncia all’impugnazione in Cassazione?
L’effetto principale della rinuncia è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. La Corte non esamina i motivi di merito, ma si limita a prendere atto della volontà della parte di non proseguire, chiudendo così il procedimento.

La parte che rinuncia al ricorso deve sempre pagare le spese processuali?
No, non sempre. Come dimostra questa sentenza, se la causa della rinuncia non è imputabile alla parte che ha proposto il ricorso (in questo caso, la revoca della misura cautelare), la Corte può dichiarare il ricorso inammissibile senza condannare il rinunciante al pagamento delle spese.

Quali erano i motivi originali del ricorso prima della rinuncia?
I motivi erano due: il primo contestava la sussistenza del reato edilizio, sostenendo che l’intervento di demolizione e ricostruzione fosse una legittima ristrutturazione; il secondo lamentava la mancanza di motivazione sull’urgenza del sequestro (periculum in mora), specialmente per un immobile già demolito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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