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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna e sanzione

La Corte di Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di una donna per i reati di minaccia aggravata dall’uso di armi e lesioni personali aggravate in concorso. La condannata ha inizialmente impugnato la decisione presentando ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove, la sussistenza del concorso di persone e la quantificazione della pena. Prima dell’udienza di discussione, l’interessata ha però presentato formale dichiarazione di rinuncia all’impugnazione, sottoscritta personalmente e dal proprio difensore di fiducia. I giudici di legittimità hanno preso atto della volontà difensiva e hanno accertato la rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l’inammissibilità del procedimento, rendendo definitiva la sentenza di condanna e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 43064 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il procedimento penale e la rinuncia al ricorso per cassazione

Il processo penale impone regole rigide per la contestazione delle sentenze di condanna. Nel caso esaminato, una persona condannata per minaccia aggravata e lesioni personali aggravate ha scelto la strada della rinuncia al ricorso per cassazione dopo aver inizialmente attivato l’ultimo grado di giudizio.

La vicenda trae origine da un procedimento penale celebrato con rito abbreviato. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità dell’imputata per i reati di minaccia aggravata dall’uso di un’arma e lesioni personali aggravate commesse in concorso. La Corte di Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado, ribadendo la colpevolezza e la pena inflitta.

Contro tale pronuncia sfavorevole, la persona condannata ha deciso di proporre impugnazione davanti ai giudici di legittimità, affidando la propria difesa a tre motivi principali di contestazione del provvedimento.

I motivi dell’impugnazione e la successiva revoca

Il difensore dell’imputata ha depositato un ricorso articolato. Nel primo motivo ha lamentato un vizio di motivazione e una violazione di legge nella valutazione del materiale probatorio. Secondo la linea difensiva iniziale, i giudici di merito non avevano interpretato correttamente gli elementi raccolti durante le indagini.

Nel secondo motivo, l’atto contestava la sussistenza della responsabilità penale a titolo di concorso di persone nel reato. La difesa sosteneva l’assenza di un contributo concreto o morale dell’assistita nell’azione lesiva commessa da altri soggetti coinvolti. Infine, il terzo motivo censurava il trattamento sanzionatorio applicato dai magistrati di merito, ritenuto eccessivo e non adeguatamente giustificato.

Poco prima dell’udienza fissata a Roma, la parte assistita ha cambiato radicalmente strategia difensiva. L’imputata ha depositato un atto formale con cui ha dichiarato di abbandonare l’impugnazione. La dichiarazione presentava la sottoscrizione sia della ricorrente sia del difensore fiduciario, manifestando la volontà inequivocabile di arrestare il procedimento prima della decisione sul merito.

Le motivazioni: gli effetti della rinuncia al ricorso per cassazione

I giudici della Suprema Corte hanno esaminato l’atto di abbandono dell’impugnazione alla luce dei principi consolidati della giurisprudenza di legittimità. Il collegio ha ricordato l’orientamento delle Sezioni Unite, secondo cui l’atto di desistenza costituisce l’esercizio di un pieno diritto potestativo spettante alla parte.

La scelta di abbandonare l’impugnazione produce un impatto immediato sul processo. La dichiarazione determina l’estinzione istantanea del rapporto processuale tra la persona condannata e l’autorità giudiziaria. Di conseguenza, il collegio non può più esaminare i motivi di ricorso originariamente depositati, a prescindere dalla loro fondatezza o rilevanza giuridica.

L’accertamento di questa volontà processuale impone ai giudici di pronunciare la formale inammissibilità dell’atto introduttivo. Con questa declaratoria si verifica il contestuale passaggio in giudicato della sentenza emessa dalla Corte di Appello, che diviene irrevocabile e pienamente esecutiva contro la persona condannata.

Le conclusioni: la chiusura del processo e le sanzioni pecuniarie

La sentenza stabilisce l’esito definitivo del contenzioso attraverso la chiusura formale del procedimento di legittimità. I giudici hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso a causa del deposito tempestivo e valido della dichiarazione di rinuncia.

La declaratoria di inammissibilità comporta precise conseguenze patrimoniali stabilite dalla legge processuale penale. L’imputata non ottiene alcun riesame della propria condanna e subisce l’obbligo di rifondere le spese processuali sostenute dallo Stato per il grado di giudizio promosso.

Inoltre, la Corte di Cassazione ha condannato la ricorrente al versamento di una sanzione pecuniaria quantificata in cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione di abbandonare il giudizio rende definitiva la condanna penale per minaccia e lesioni aggravate, chiudendo ogni possibilità di contestazione ulteriore.

Cosa accade quando si presenta rinuncia al ricorso per cassazione in sede penale?
La rinuncia estingue immediatamente il rapporto processuale, impedisce l’esame dei motivi di impugnazione e comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte dei giudici.

Quali sono le conseguenze economiche per chi rinuncia al giudizio di legittimità?
La persona che rinuncia all’impugnazione viene condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

La sentenza impugnata diventa definitiva dopo la dichiarazione di rinuncia?
Sì, la dichiarazione di inammissibilità emessa dalla Corte a seguito della rinuncia determina l’immediato passaggio in giudicato della sentenza di condanna precedentemente emessa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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