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Riesame cautelare: vietato il bis per il difensore

Un indagato alloglotta e latitante subisce una misura di custodia cautelare in carcere. Il difensore presenta una prima richiesta di riesame cautelare, che i giudici rigettano nel merito. Successivamente, l’autorità giudiziaria notifica al legale l’ordinanza tradotta nella lingua madre dell’assistito insieme al decreto di latitanza. Il difensore deposita quindi una seconda richiesta di riesame cautelare, ritenendo riaperti i termini per la difesa tecnica. Il Tribunale dichiara inammissibile la richiesta e la Corte di Cassazione conferma la decisione. Il principio della pluralità delle impugnazioni tutela esclusivamente il diritto personale dell’indagato di proporre ricorso dopo il proprio legale, ma impedisce allo stesso difensore di reiterare l’impugnazione già esaminata e decisa.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 29348 Anno 2026
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Pubblicato il 2 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il riesame cautelare e la notifica dell’atto tradotto

La disciplina delle misure restrittive della libertà personale prevede garanzie rigorose per la persona sottoposta a indagini penali. Quando un soggetto non conosce la lingua italiana, la legge impone la traduzione dei provvedimenti per consentirgli di comprendere appieno le accuse. Tuttavia, l’esercizio dei diritti difensivi deve coordinarsi con le regole processuali sulle impugnazioni. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la notifica di un’ordinanza cautelare tradotta non autorizza il difensore a presentare un secondo riesame cautelare qualora questi abbia già esaurito la propria facoltà di ricorso dinanzi al tribunale competente.

La vicenda riguarda un cittadino straniero resosi latitante a seguito dell’emissione di un’ordinanza di custodia in carcere. Il legale di fiducia ha presentato una prima impugnazione cautelare, respinta nel merito e poi dichiarata inammissibile in sede di legittimità. In seguito, l’autorità ha notificato al medesimo difensore il provvedimento tradotto nella lingua madre dell’assistito. Il legale ha depositato un nuovo riesame, sostenendo la riapertura dei termini a tutela del diritto di difesa.

I limiti del secondo riesame cautelare per il difensore

Il nostro ordinamento processuale attribuisce sia alla persona indagata sia al suo avvocato il diritto autonomo di impugnare i provvedimenti restrittivi. La giurisprudenza costituzionale ha superato il principio di unicità dell’impugnazione per evitare che l’azione intrapresa dal solo legale precluda al cittadino la facoltà di difendersi personalmente. Se il difensore ha già esperito il ricorso, l’indagato conserva intatto il proprio potere di adire il Tribunale della Libertà non appena riceve formale notifica del provvedimento.

Questa facoltà supplementare richiede però la diversità dei soggetti impugnanti. Il principio di conservazione del potere difensivo opera a favore dell’assistito e non del professionista. Quando il difensore ha già esercitato per intero il proprio diritto di impugnazione, egli consuma definitivamente tale facoltà. La successiva ricezione della traduzione non attribuisce al legale un nuovo termine autonomo per ripresentare la medesima richiesta a proprio nome.

Le motivazioni dei giudici sul riesame cautelare

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso evidenziando la corretta distinzione tra le posizioni processuali delle parti. La traduzione dell’ordinanza restrittiva assolve alla funzione fondamentale di garantire la conoscenza diretta dei fatti all’indagato straniero. Essa non serve a riaprire termini processuali già scaduti o esauriti dal difensore tecnico. Il legale conosceva già il contenuto dell’atto redatto in lingua italiana e aveva già fatto valere le relative censure nel primo procedimento.

La Corte ha ribadito che il superamento dell’unicità dell’impugnazione impedisce la decadenza dell’indagato, ma non autorizza duplicazioni della medesima impugnazione da parte dello stesso soggetto. La notifica dell’atto tradotto rimette in termini unicamente l’assistito per una sua eventuale istanza personale, mentre lascia consumato il potere di azione già esercitato dal suo avvocato.

Le conclusioni della Cassazione sul riesame cautelare

La decisione fissa un confine netto tra il diritto all’effettiva conoscenza dell’accusa e l’ordine procedurale delle impugnazioni. La seconda istanza proposta dallo stesso difensore è inammissibile per intervenuta consumazione del potere. L’assistito alloglotta rimane l’unico soggetto titolare della facoltà di proporre una nuova impugnazione a seguito della ricezione della traduzione dell’atto.

La Corte ha dunque rigettato integralmente il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio. La misura cautelare della custodia in carcere resta pienamente confermata ed efficace.

Il difensore può proporre un secondo riesame se riceve l’ordinanza tradotta?
No, il difensore consuma il proprio potere di impugnazione con la prima istanza e non può presentarne un’altra a proprio nome.

L’indagato straniero conserva il diritto di impugnare dopo la traduzione dell’atto?
Sì, l’indagato può proporre personalmente il riesame dopo aver ricevuto la copia del provvedimento nella propria lingua madre.

Qual è la conseguenza se il difensore reitera lo stesso ricorso già respinto?
Il tribunale dichiara inammissibile la richiesta senza esaminare nuovamente il merito dei motivi difensivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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