Rientro Illegale: Quando la Recidiva Esclude la Tenuità del Fatto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40465 del 2024, è tornata a pronunciarsi sul reato di rientro illegale nel territorio nazionale, chiarendo importanti principi in materia di recidiva e applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione conferma la linea rigorosa della giurisprudenza nei confronti di chi viola un provvedimento di espulsione, soprattutto in presenza di precedenti penali specifici.
I Fatti del Processo
Il caso riguarda un cittadino straniero condannato sia in primo grado dal Tribunale di Pavia che in appello dalla Corte di Appello di Milano per il reato di rientro illegale previsto dall’art. 13, comma 13, del D.Lgs. 286/98. L’uomo era stato espulso con un provvedimento del Prefetto di Milano e accompagnato alla frontiera aerea nel novembre 2019. Tuttavia, nell’aprile 2020, prima che fossero trascorsi i cinque anni di divieto, veniva nuovamente trovato sul territorio italiano.
Contro la sentenza di condanna ad un anno di reclusione, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, basandolo su quattro motivi principali.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
L’imputato, tramite il suo legale, ha contestato la sentenza d’appello lamentando:
- Vizio di motivazione: presunta illogicità della motivazione sulla sua responsabilità penale.
- Errata valutazione della recidiva: richiesta di esclusione della recidiva e mancata concessione delle attenuanti generiche in misura prevalente.
- Mancata applicazione della particolare tenuità del fatto: violazione dell’art. 131-bis del codice penale.
- Vizio di motivazione sulla pena: contestazione sul trattamento sanzionatorio applicato.
La difesa ha cercato di scardinare l’impianto accusatorio sostenendo che le corti di merito non avessero valutato correttamente tutti gli elementi a disposizione.
Rientro illegale e doppia conforme: le motivazioni della Corte
La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso, giudicandolo in parte inammissibile e in parte infondato.
Sulla Responsabilità Penale
In primo luogo, i giudici hanno ribadito che, in presenza di una “doppia conforme” (cioè due sentenze di merito con le stesse conclusioni), il controllo della Cassazione sulla motivazione è limitato. Non è possibile proporre una rilettura alternativa dei fatti. Nel caso specifico, le sentenze di primo e secondo grado avevano adeguatamente e logicamente dimostrato che l’imputato era pienamente consapevole del provvedimento di espulsione e del conseguente divieto di reingresso.
Sulla Recidiva e le Attenuanti
Il motivo sulla recidiva è stato dichiarato inammissibile perché la questione non era stata sollevata nel precedente giudizio d’appello. La Cassazione non può esaminare per la prima volta questioni che dovevano essere sottoposte al giudice di merito. In ogni caso, la Corte ha osservato che la pericolosità del soggetto, desunta dai precedenti penali e dalla determinazione a rientrare in Italia, giustificava ampiamente la valutazione dei giudici di merito. La censura sulle attenuanti generiche è stata ritenuta incoerente, poiché queste erano già state concesse e ritenute equivalenti alla recidiva.
Sulla Particolare Tenuità del Fatto
Questo è il punto centrale della sentenza. La Cassazione ha affermato che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non può essere applicata in caso di riconoscimento della recidiva reiterata specifica. Tale condizione, infatti, è un elemento sintomatico di una accentuata pericolosità sociale e di un elevato grado di colpevolezza, incompatibili con il presupposto della tenuità dell’offesa.
Sul Trattamento Sanzionatorio
Infine, anche il motivo sulla pena è stato respinto. La Corte ha ricordato che quando la pena viene fissata al minimo edittale (in questo caso, un anno di reclusione), il giudice non è tenuto a fornire una motivazione dettagliata, essendo sufficienti espressioni generiche che facciano riferimento all’equità e alla congruità della sanzione.
Le conclusioni della Cassazione
In conclusione, la sentenza rafforza due principi fondamentali. Primo, il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti, specialmente in presenza di una “doppia conforme”. Secondo, e più importante, la condizione di recidivo specifico e reiterato costituisce un ostacolo insormontabile all’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nel reato di rientro illegale. La pericolosità sociale dimostrata da chi viola ripetutamente la legge penale e le norme sull’immigrazione prevale sulla potenziale lieve entità del singolo fatto di reato, giustificando la piena applicazione della sanzione penale. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Quando il reato di rientro illegale non può essere considerato di “particolare tenuità”?
Secondo la sentenza, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non può essere applicata se all’imputato viene riconosciuta la recidiva reiterata specifica, poiché questa condizione indica un’accentuata pericolosità sociale e un’elevata colpevolezza incompatibili con la tenuità.
È possibile contestare per la prima volta in Cassazione la valutazione sulla recidiva fatta dal tribunale?
No. La Corte ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla recidiva perché la questione non era stata sollevata nei motivi d’appello. Non possono essere dedotte in Cassazione questioni che non sono state sottoposte alla cognizione del giudice del merito.
Perché la Corte ha confermato la pena di un anno di reclusione?
La Corte ha ritenuto infondato il motivo sulla pena perché la sanzione applicata era pari al minimo edittale previsto dalla legge. In questi casi, non è necessaria un’argomentazione specifica e dettagliata da parte del giudice, essendo sufficiente un richiamo all’equità e alla congruità della pena.