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Ricusazione del giudice: nessun effetto per i coimputati

I Coimputati hanno impugnato l’ordinanza del Tribunale che rigettava l’eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio. L’eccezione si fondava sulla ricusazione del giudice dell’udienza preliminare, accolta precedentemente solo per un altro coimputato. I ricorrenti sostenevano che la ricusazione del giudice travolgesse l’intero procedimento con effetti erga omnes. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno stabilito che l’ordinanza di rigetto non costituisce un atto abnorme, poiché non determina una stasi insuperabile del processo. Di conseguenza, tale provvedimento non è immediatamente ricorribile per cassazione, ma può essere impugnato solo insieme alla sentenza finale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 11572 Anno 2022
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso: la ricusazione del giudice e i suoi effetti sui coimputati

La vicenda nasce da un complesso procedimento penale in cui un coimputato ha chiesto e ottenuto la ricusazione del giudice dell’udienza preliminare. Il motivo risiedeva nel fatto che lo stesso magistrato aveva precedentemente svolto funzioni di giudice per le indagini preliminari nello stesso procedimento, ordinando la riapertura delle indagini per un grave reato di omicidio. La Corte d’appello ha accolto la richiesta di ricusazione del giudice, dichiarando l’inefficacia del decreto che dispone il giudizio solo per la posizione del ricusante. Gli altri coimputati hanno quindi sollevato un’eccezione di nullità davanti al Tribunale territorialmente competente. Secondo la loro tesi difensiva, la ricusazione del giudice doveva invalidare i decreti di rinvio a giudizio di tutti i soggetti coinvolti, producendo un effetto estensivo automatico a tutela del giusto processo. Il Tribunale ha rigettato questa eccezione. Di fronte a questo rifiuto, i coimputati hanno presentato un immediato ricorso in Cassazione, qualificando la decisione del Tribunale come un atto abnorme.

Quando un provvedimento giudiziario si considera un atto abnorme

Nel sistema processuale penale, le parti possono impugnare solo i provvedimenti espressamente indicati dalla legge. Questo principio di tassatività delle impugnazioni subisce un’eccezione straordinaria per i cosiddetti atti abnormi. Un provvedimento è considerato abnorme quando presenta una singolarità tale da risultare totalmente estraneo all’ordinamento giuridico. L’abnormità può essere strutturale o funzionale. Si parla di abnormità strutturale quando l’atto si pone completamente al di fuori del sistema organico della legge processuale. Si parla invece di abnormità funzionale quando il provvedimento determina una stasi insuperabile del processo o una indebita regressione dello stesso. I ricorrenti hanno cercato di far rientrare la decisione del Tribunale in questa categoria eccezionale. Essi sostenevano che il mancato rilievo della nullità avrebbe provocato una futura e inevitabile regressione del procedimento, alterando la regolare sequenza dei giudizi e violando il principio costituzionale della ragionevole durata del processo.

Le motivazioni della Cassazione sulla ricusazione del giudice

La Suprema Corte ha respinto fermamente la tesi dei ricorrenti, dichiarando i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno chiarito che l’ordinanza con cui il Tribunale rigetta un’eccezione di nullità non è un atto abnorme. Questo provvedimento non è stato emesso in carenza di potere e non determina alcuna stasi del procedimento. Al contrario, il processo prosegue regolarmente verso il dibattimento. La Cassazione ha sottolineato che l’omesso rilievo di una presunta nullità assoluta non costituisce un vizio di abnormità. Si tratta invece di una questione interpretativa che non giustifica un ricorso immediato. La legge prevede uno specifico rimedio per queste situazioni. I coimputati non possono scavalcare le tappe processuali richiedendo un controllo preventivo di legittimità. Essi devono attendere la sentenza finale del processo di primo grado e, solo in quella sede, potranno impugnare l’ordinanza sfavorevole insieme alla decisione di merito.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La decisione della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la stabilità dei processi penali. La ricusazione del giudice ottenuta da un singolo imputato non si estende automaticamente agli altri coimputati se le loro posizioni e i loro reati sono trattati in modo autonomo. Dal punto di vista pratico, i ricorrenti hanno perso la loro battaglia processuale immediata. La Corte li ha condannati al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, ciascun ricorrente dovrà versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende come sanzione per aver proposto un ricorso inammissibile. Il processo a loro carico davanti al Tribunale proseguirà regolarmente. Questa pronuncia conferma che le eccezioni procedurali non possono essere utilizzate per bloccare o rallentare i processi attraverso ricorsi preventivi non consentiti dalla legge.

Cosa succede se un imputato ottiene la ricusazione del giudice?
Il decreto che dispone il giudizio diventa inefficace solo per l’imputato che ha richiesto la ricusazione, senza estendersi automaticamente agli altri coimputati che non l’hanno proposta.

Si può fare ricorso immediato in Cassazione contro il rigetto di una nullità?
No, l’ordinanza che rigetta l’eccezione di nullità non è immediatamente impugnabile e deve essere contestata insieme alla sentenza finale.

Quando un provvedimento del giudice viene definito abnorme?
Un provvedimento è abnorme quando è totalmente estraneo all’ordinamento giuridico o quando blocca in modo insuperabile il regolare svolgimento del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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