Ricorso Tardivo: la Cassazione conferma l’inammissibilità per mancato rispetto dei termini
Nel diritto processuale, il rispetto dei termini è un principio cardine. La presentazione di un’impugnazione oltre i limiti temporali stabiliti dalla legge porta a una conseguenza drastica: l’inammissibilità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come un ricorso tardivo venga trattato, sottolineando le conseguenze negative per chi non rispetta le scadenze procedurali. Questo caso dimostra come la forma, in particolare la tempistica, sia sostanza nel processo penale.
I Fatti del Caso in Esame
La vicenda processuale ha origine da un’istanza di revisione presentata da un imputato, che era stata dichiarata inammissibile dalla Corte d’Appello competente con un’ordinanza del 24 aprile 2024. All’imputato è stata notificata questa decisione il 26 aprile 2024. Da quel momento, secondo la legge, decorreva un termine di 15 giorni per presentare ricorso per Cassazione.
Il termine ultimo per l’impugnazione era fissato, quindi, all’11 maggio 2024. Tuttavia, il ricorso è stato depositato solo il 27 maggio 2024, ben oltre la scadenza prevista. Di fronte a questa evidenza, la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla ricevibilità dell’appello.
La Decisione della Corte e il principio del ricorso tardivo
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su una semplice ma inappellabile constatazione: il mancato rispetto del termine perentorio stabilito dall’articolo 585, comma 1, lettera a) del codice di procedura penale. La norma prevede un termine di quindici giorni per l’impugnazione di provvedimenti emessi in camera di consiglio, come nel caso di specie.
Poiché il deposito è avvenuto dopo la scadenza del termine, il ricorso è stato classificato come ricorso tardivo, una condizione che ne preclude l’esame nel merito. La Corte ha inoltre gestito il caso con la procedura semplificata “de plano”, prevista dall’art. 610, comma 5-bis c.p.p., che si applica proprio ai casi di manifesta inammissibilità.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Corte sono lineari e si basano su un’applicazione rigorosa della legge processuale. Il principio fondamentale è che i termini per impugnare sono perentori, ovvero la loro scadenza comporta la decadenza dal diritto di esercitare l’azione. La tardività del deposito non è una mera irregolarità formale, ma un vizio insanabile che impedisce al giudice di procedere all’analisi delle ragioni del ricorrente.
La Corte ha specificato che, non essendoci elementi per ritenere che il ritardo fosse dovuto a cause non imputabili al ricorrente (cioè senza sua colpa), la sanzione dell’inammissibilità era inevitabile. La logica del legislatore è quella di garantire la certezza del diritto e la ragionevole durata dei processi, evitando che le decisioni giudiziarie possano essere messe in discussione a tempo indefinito.
Conclusioni: Le Conseguenze Pratiche del Ricorso Tardivo
L’ordinanza della Cassazione ribadisce una lezione fondamentale per ogni operatore del diritto e cittadino: nel processo, il tempo è un fattore cruciale. Le conseguenze di un ricorso tardivo sono severe e vanno oltre la semplice impossibilità di far valere le proprie ragioni. In questo caso, il ricorrente è stato condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve da deterrente contro la presentazione di ricorsi palesemente inammissibili, che contribuiscono a congestionare il sistema giudiziario. La decisione, pertanto, funge da monito sull’importanza di una gestione attenta e puntuale delle scadenze processuali.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché era un ricorso tardivo, cioè è stato depositato oltre il termine perentorio di 15 giorni previsto dalla legge, che era scaduto l’11 maggio 2024 mentre il deposito è avvenuto il 27 maggio 2024.
Qual è il termine legale per presentare questo tipo di ricorso?
Secondo l’articolo 585, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, il termine per impugnare l’ordinanza in questione era di 15 giorni dalla data di notifica del provvedimento.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver presentato un ricorso inammissibile.