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Ricorso tardivo: inammissibilità e termini perentori

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un’ordinanza di ripristino degli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla presentazione dell’impugnazione oltre il termine di dieci giorni previsto dalla legge, rendendo il ricorso tardivo e quindi non esaminabile nel merito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 39747 Anno 2024
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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: la Cassazione e la Scure dell’Inammissibilità

Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. Il rispetto dei termini processuali non è un mero formalismo, ma un pilastro che garantisce la certezza e la stabilità del sistema giudiziario. Un ricorso tardivo può vanificare le ragioni più fondate, precludendo l’accesso alla giustizia nel merito. L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 39747/2024 offre un chiaro esempio di come la mancata osservanza dei termini per l’impugnazione conduca inesorabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con tutte le conseguenze del caso.

I Fatti del Caso: Dagli Arresti Domiciliari al Ricorso

La vicenda processuale ha origine da un’ordinanza del Tribunale del riesame di Bari. Quest’ultimo, accogliendo un appello del Pubblico Ministero, aveva ripristinato la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di un imputato. In precedenza, il Tribunale di Trani aveva attenuato la misura, sostituendola con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Contro la decisione del Tribunale di Bari, che ristabiliva la misura più afflittiva, la difesa dell’imputato proponeva ricorso per cassazione. Il motivo del ricorso si concentrava sulla presunta violazione dell’art. 274 del codice di procedura penale, sostenendo che le esigenze cautelari che avevano giustificato gli arresti domiciliari non fossero più attuali.

La Decisione della Corte: un Ricorso Tardivo è Inammissibile

La Corte di Cassazione, tuttavia, non è mai giunta a esaminare il merito della questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché presentato fuori tempo massimo. Questo esito sottolinea una regola fondamentale del processo penale: prima di valutare le ragioni delle parti, il giudice deve verificare che siano state rispettate tutte le condizioni di ammissibilità dell’atto.

Il Calcolo dei Termini: Perché il Ricorso è Stato Depositato in Ritardo

La legge stabilisce regole precise per il calcolo dei termini di impugnazione. L’art. 311, comma 1, del codice di procedura penale fissa in dieci giorni il termine per presentare ricorso in Cassazione avverso le ordinanze in materia di misure cautelari. Tale termine decorre dalla comunicazione o notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento impugnato.

Nel caso specifico:

  • La decisione del Tribunale di Bari è del 3 giugno 2024.
  • La motivazione è stata depositata l’8 luglio 2024.
  • La comunicazione al difensore è avvenuta il 10 luglio 2024 e all’imputato il 17 luglio 2024.

Il termine di dieci giorni, calcolato a partire dall’ultima comunicazione (17 luglio), scadeva quindi il 27 luglio 2024. Il ricorso, invece, è stato depositato il 1° agosto 2024, risultando inequivocabilmente tardivo.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Suprema Corte è lapidaria e si basa su un principio non negoziabile: la perentorietà dei termini processuali. Il mancato rispetto di un termine stabilito a pena di decadenza, come quello per l’impugnazione, comporta l’inammissibilità del ricorso, impedendo qualsiasi valutazione sul suo contenuto. La Corte non ha potuto fare altro che prendere atto del ritardo e dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione, senza alcuna formalità di procedura, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. La conseguenza diretta di tale declaratoria è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, quantificata in quattromila euro.

Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un insegnamento fondamentale per tutti gli operatori del diritto e per i loro assistiti: la diligenza nel rispetto dei termini è tanto importante quanto la fondatezza delle proprie argomentazioni legali. Un errore procedurale, come il deposito di un ricorso tardivo, può avere conseguenze definitive, consolidando una decisione sfavorevole e precludendo ogni ulteriore possibilità di riesame. La vicenda dimostra come la forma, nel diritto, sia essa stessa sostanza, e come la sua inosservanza possa determinare l’esito di un intero procedimento.

Qual è il termine per presentare un ricorso in Cassazione contro un’ordinanza in materia di misure cautelari?
In base all’art. 311, comma 1, del codice di procedura penale, il termine per il deposito del ricorso in Cassazione è di dieci giorni dalla comunicazione o notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento.

Cosa succede se un ricorso viene depositato dopo la scadenza del termine previsto dalla legge?
Se un ricorso viene depositato oltre il termine perentorio, la Corte lo dichiara inammissibile. Ciò significa che i giudici non esamineranno il merito delle questioni sollevate e il provvedimento impugnato diventerà definitivo. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Da quale momento inizia a decorrere il termine per l’impugnazione se ci sono più comunicazioni?
Come chiarito nel caso in esame, se il provvedimento viene comunicato o notificato in date diverse al difensore e all’imputato, il termine per l’impugnazione inizia a decorrere dalla data dell’ultima comunicazione effettuata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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